Palermo, identità smarrita: la squadra deve ritrovare compattezza

Pubblicato il da Roberto Parisi - aggiornato il - News, Notizie, Serie B

Palermo, identità smarrita: la squadra deve ritrovare compattezza

L’allarme è suonato troppo forte per considerare la sconfitta con il Monza un semplice incidente di percorso. Il k.o. di martedì, arrivato dopo quello di Catanzaro, pesa non solo per il risultato ma soprattutto per le sensazioni trasmesse. Il Palermo sembra aver smarrito la rotta che aveva imboccato a inizio stagione, quella che lo aveva portato a otto partite d’imbattibilità e a un’identità di gioco chiara e riconoscibile.

Fin dal principio, infatti, la squadra di Inzaghi si era distinta per intensità, equilibrio e compattezza. Il suo calcio è semplice ma efficace: corsa, disciplina e applicazione dei principi. La spinta iniziale d’entusiasmo aveva permesso ai rosanero di assimilare rapidamente le idee del tecnico, ma quando viene meno anche uno solo di questi pilastri, tutto il sistema si indebolisce. Se va bene, si porta a casa un pareggio. Se va male, arrivano i problemi. Esaurita la “scarica d’adrenalina”, sono emerse alcune fragilità.

Identità smarrita

Nelle ultime due partite, la squadra non è sembrata la solita formazione di Inzaghi. La sua forza è sempre stata quella di dare un’anima precisa ai gruppi che allena, ma dopo l’ultima sosta qualcosa si è incrinato. Brunori e compagni hanno perso un po’ di quella compattezza e determinazione che avevano caratterizzato l’avvio di stagione.

La pesante sconfitta di Catanzaro ha lasciato strascichi evidenti e ha condizionato la gara contro il Monza non solo sul piano mentale, ma anche su quello tattico. Inzaghi ha provato a correre ai ripari, rinforzando il centrocampo con l’inserimento di Gomes al posto di Palumbo e confermando Le Douaron dal primo minuto. Una scelta dettata dall’esigenza di dare maggiore equilibrio e solidità alla squadra dopo le difficoltà emerse nella trasferta calabrese. L’allenatore ha deciso di giocare una “gara da battaglia”.

Nella prima mezz’ora il piano partita aveva dato i suoi frutti: il Palermo era riuscito a contenere bene l’avversario e a mantenere un buon ritmo di gioco, mostrando un atteggiamento più compatto e propositivo. Tuttavia, alla prima vera difficoltà, la squadra si è sciolta, perdendo sicurezza e concentrazione. Da quel momento in poi sono emerse con chiarezza le qualità del Monza, più lucido, organizzato e determinato. Con il passare dei minuti, il divario tecnico e fisico tra le due formazioni è apparso sempre più evidente.

Basti guardare i gol incassati contro il Monza. Il primo, su un lancio di Obiang lasciato libero di impostare, ha mostrato una difesa disattenta e troppo alta, con Peda costretto a gestire da solo un uno contro uno a campo aperto con Mota – non l’ultimo arrivato – dopo un errato tentativo di fuorigioco. Ma quando mai una squadra di Inzaghi ha lasciato tutto quello spazio per impostare a un centrocampista avversario? E quando mai ha rischiato la difesa così alta su una palla ‘scoperta’?

Errori insoliti e necessità di ripartire

Anche il secondo gol, firmato da Izzo sugli sviluppi di calcio piazzato, ha confermato la mancanza di concentrazione: un errore grave per un Palermo che, fino a poco tempo fa, aveva fatto della solidità difensiva uno dei suoi punti di forza. La marcatura a zona ha funzionato male, lasciando libero l’avversario sul secondo palo. Il terzo gol, arrivato a gara ormai compromessa, è solo la conseguenza di una squadra sbilanciata e mentalmente scarica.

Ora il Palermo deve ripartire dai suoi principi. Sabato rientrerà Bani e sarà una presenza importante. Ma prima ancora delle scelte tattiche o degli uomini, serve ritrovare l’identità collettiva che aveva reso la squadra compatta e temibile. Smarrirla significa rischiare di ripercorrere strade che negli anni scorsi hanno portato a rimpianti, delusioni e occasioni perdute.

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