Bentivegna: “La mia famiglia è stata fondamentale per la carriera. Quella telefonata che mi cambiò la vita…”

Accursio Bentivegna, promettente attaccante di proprietà del Palermo, in prestito al Como, ha raccontato i suoi primi passi nel mondo del pallone. Queste le sue dichiarazioni a Redbull.com: “A Sciacca c’era questa scuola calcio e avevo chiesto a mio padre di iscrivermi. Così, quasi per gioco, è cominciato tutto. Da piccolo ero un ragazzino molto introverso, parlavo poco, e quindi giocare a calcio per me rappresentava uno svago, una valvola di sfogo, un modo per stare con gli altri bambini e divertirmi. Il divertimento è stato l’elemento che mi ha accompagnato in quegli anni, non pensavo ad altro. Devo dire che la mia famiglia mi è sempre stata molto vicina nelle mie scelte. Mio padre mi accompagnava a tutti i provini e agli allenamenti, era sempre presente. Mi ricordo che quando arrivammo per il provino alla Kronion avevano chiuso le liste perché c’erano troppi giocatori, lui insistette talmente tanto che alla fine mi accettarono. Non solo il provino andò bene, ma poi fu la stessa società a chiamare a casa dicendo che il ragazzino faceva numeri eccezionali e bisognava insistere su di lui. Avevo già fatto un provino per l’Inter ad Alcamo, ed era stato positivo. Mi avevano scelto tra tantissimi ragazzi, tutti nati tra il ’92 e il ’96, se non ricordo male. Ci fu la possibilità di fare un secondo provino a Milano e così con mio padre siamo partiti. Anche lì è andata molto bene, tanto che decisero di selezionarmi. Solo che io all’epoca avevo 13 anni e quindi non potevo ancora entrare nel loro convitto (un minore di 14 anni non può trasferirsi al di fuori della regione di appartenenza, ndr). Così, per motivi burocratici, non se ne è fatto nulla. Ma sinceramente (sorride) non è che a quell’età avessi molta voglia di trasferirmi a Milano”.


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