“Intrigo” Magnani, arriva il comunicato ufficiale della Reggiana
Mille contraddizioni attorno alla vicenda Magnani. Nella giornata di giovedì 8 gennaio il quotidiano Il Resto del Carlino aveva riportato i tempi di recupero dall’infortunio del difensore, stimandoli in circa quaranta giorni. Oggi, però, è arrivata la nota ufficiale della Reggiana, che ha chiarito il quadro clinico.
Magnani ha riportato una lesione al vasto intermedio della gamba destra, con tempi di recupero stimati in circa venti giorni, la metà rispetto a quanto ipotizzato inizialmente. Una notizia che riapre — se mai si fossero davvero chiuse — le possibilità di un suo ritorno a Palermo.
La situazione, al momento, è piuttosto chiara: si attendono sviluppi legati alla situazione familiare del giocatore. Il rientro di Magnani a Palermo appare verosimile, ma le priorità restano le vicende personali del difensore. Prudenza e rispetto devono restare le linee guida in tutta questa storia.
La nota della Reggiana
AC Reggiana – tramite il Responsabile Sanitario Dr. Franco Taglia – comunica che Giangiacomo Magnani, a seguito di trauma diretto subito a Genova nella partita con la Sampdoria, ha rimediato una lesione al vasto intermedio della gamba destra. L’infortunio rende necessario per il calciatore un percorso di recupero da oggi di venti giorni.

Certo che è un po’ strano questo comunicato della Reggiana. Ma perché hanno sentito il bisogno di fare questo comunicato con la diagnosi e i tempi di recupero, a maggior ragione che non sono così lunghi. Ci sarà qualche collegamento con il fatto di restituirlo al Palermo?
Nella comunità rosanero tutti esprimono solidarietà a Magnani, che avrebbe dovuto essere il perno della difesa di Inzaghi. E tutti augurano all’uomo prima che al giocatore di riuscire a risolvere, presto e positivamente, i suoi gravissimi problemi familiari. Tuttavia, poniamo il caso che qualcuno di noi fosse un imprenditore. E ipotizziamo che un suo dipendente, alle prese con un gravissimo problema familiare, gli chieda il permesso di avvicinarsi a casa per stare accanto ai congiunti. Continuando, però, a lavorare, senza rescindere il contratto in essere e, pertanto, pagato dall’imprenditore al servizio di un suo concorrente. Ebbene, quanto ci volete scommettere che il datore rifiuterebbe la soluzione proposta dal suo dipendente, gli concederebbe il doppio o il triplo dei permessi familiari previsti dal welfare e lo inviterebbe, nell’eventualità che il dipendente dovesse rimanere sulle sue posizioni, a rescindere il contratto. Così, signori miei, funziona il mondo del lavoro, di cui, sicuramente, il calcio fa parte. Avete mai sentito, del resto, di un dirigente, di un quadro, di un impiegato o di un operaio che ha potuto godere del medesimo trattamento speciale che la Societa’, inflessibile, per esempio, con Verre, ha riservato a Magnani? Io no. Mentre ricordo benissimo che il tanto vituperato Nedelcearu gioco’ due partite con il padre prima in punto di morte e poi appena deceduto. Nessuno lo lodo’ per il coraggio dimostrato. Cosa che, peraltro, capito’ pure a me nelle tre settimane in cui mi recai regolarmente in ufficio con la disperazione nel cuore suscitata dalla circostanza che mio padre fosse ormai entrato in uno stato di coma irreversibile.
È un punto di vista legittimo ma non lo condivido. In quanto a Nedelcearu la sua scelta di giocare, nonostante tutto, fu applaudita dal pubblico ed è sempre stata riconosciuta dal pubblico (gm)
Apprezzo il suo intervento. Però ammetterà pure lei che, nel mondo del lavoro, situazioni simili a quella di Magnani si possono contare sulla punta delle dita. Quanto a Nedelcearu, intendevo dire che il suo coraggio venne percepito dal pubblico ma non dalla Società.Tanto che, alla prima occasione utile, la Proprietà si sbarazzò del difensore rumeno, Ma, evidentemente, mi ero espresso male.
I contratti collettivi di lavoro regolamentano tutto ciò che riguarda i rapporti , diritti e doveri, tra aziende e lavoratori. Niente da eccepire . Poi la vita, la quotidianità, i caratteri dei singoli dettano il modus operandi, ciò che quindi si determina in quel frangente, in ogni singolo caso. Il tutto condizionato dai caratteri soprattutto dalla sensibilità dei protagonisti. La proprietà attuale evidentemente nel caso di Magnani predilige il lato umano , in questo caso, a quello più freddo del portafoglio. E, personalmente, non posso che condividere.
Io non credo che competa a noi tifosi sindacare su un rapporto di lavoro tra il Palermo, che è una società privata, e un proprio dipendente; e lo dico avendo avuto l’esperienza diretta di dipendente più volte costretto ad anteporre il rispetto del proprio dovere contrattuale ai problemi personali o familiari. Io interpreto il comunicato della Reggiana in modo differente. Il presupposto è che il Palermo ha legittimamente scelto di favorire il proprio dipendente e che la Reggiana ne ha tratto indubbio giovamento. Siccome nelle dinamiche dei rapporti tra società possono a nche entrare questo genere di “cortesie”, ne deriva che il Palermo può vantare una sorta di credito morale, oltre che con il giocatore, anche con la Reggiana. Nei giorni scorsi le illazioni sul ritorno di Magnani a Palermo erano state virtualmente spente dalla notizia dell’infortunio e dell’indisponibilità del giocatore per circa due mesi. La puntualizzazione odierna della Reggiana serve a premunirsi contro il sospetto di “sola” rifilata al Palermo che sarebbe insorto in chiunque se Magnani fosse tornato in campo prima dei 40 giorni in un primo tempo annunciati. Come dire: “Noi dichiariamo venti, se poi il giocatore rientra dopo trenta non diteci che abbiamo giocato sulle date per non farlo tornare alla base a Gennaio”. Mi torna in mente la celebre frase “A pensar male…” comunemente attribuita a Giulio Andreotti che in effetti, per sua stessa ammissione, era una citazione di papa Pio XI.
Importante che il Palermo sia convinto. Anche perché mi sta sembrando il passaggio da una situazione di sensibilità etica a una di melmoso approfittamento da parte della Reggiana, che sta dichiarando “troppo” da qualche tempo e dovrebbe solo dire grazie.
Scusa, cosa ha dichiarato la Reggiana? Il comunicato stampa dell’infortunio che fanno tutte le società per tutti i loro calciatori infortunati ogni settimana?
Insomma, resta una questione tra Magnani e il Palermo. La Reggiana con tutto il rispetto ha già fatto assai….
Se si considera il calciatore un comune dipendente, questo come tutti i lavoratori ha diritto ad usufruire di una aspettativa che può arrivare anche a 12 mesi se la motivazione è una di quelle elencate nella legge prevista. Detto questo, Magnani avendola ottenuta per motivi familiari rimane all’interno dei casi citati dalla legge, l’unica differenza reale è che l’aspettativa nella normalità non è retribuita mentre, con l’escamotage del prestito alla Reggiana, si è provveduto, per bontà del datore di lavoro, a non fargli perdere l’ingaggio. Io credo e vedo, che in questa campagna acquisti invernali, il vero problema non è il rientro di Magnani perché il prestito era scontato fino a fine campionato, semmai si è notato che un centrale forte al Palermo, se questo vuole fare il salto di qualità, serve. Di contro si nota che il giocatore del desiderio, stando alla tifoseria, cioè Esposito, per rinforzare il centrocampo che è il settore nevralgico di una squadra di calcio è andato alla Samp, che Hernani è già andato a rinforzare il già forte Monza, mentre noi siamo ancora al palo a discutere se Magnani rientra o meno. Se si vuole andare in serie A, considerati gli antagonisti che si stanno rinforzando, serve almeno un difensore, un centrocampista, un trequartista e il sostituto di Brunori perché se Pohjanpalo si fa male e l’acerbo Corona lo danno in prestito per farlo crescere come prima punta non abbiamo nessuno.
Il fatto che nessun contratto di lavoro preveda di retribuire l’aspettativa, diritto imprescindibile dei dipendenti, rende improponibile il raffronto con il prestito di Magnani alla Reggiana.
Mi sembra di leggere delle circolari della CGIL. Ma vedete di parlare di pallone…