Da Messi a Mbappè, passando per Haaland: molti fatti, poche parole, puntando la finale
Messi - Lapresse - stadionews.it
Show don’t tell. Mostra, non raccontare. È la prima regola di chi ama narrare. Non dirmi che qualcuno è antipatico o simpatico. Mostramelo con le azioni. Con i gesti. La Francia passeggia con l’Iraq e l’Argentina si toglie la grana Austria grazie a Messi che ha cantato, portato la croce, stonato sbagliando un rigore e trovato nuovamente la musica giusta con una doppietta. Mostra. Leo Messi e Mbappé hanno mostrato. Hanno scritto da autori. Un romanzo a metà storico e biografico. Sono i nostri tempi. È la nostra vita presa a calci e non per male. È il nuovo tipo di eroe. Sporco, un po’ cattivo ma c’è. Se Kylian e Leo non facessero i calciatori sarebbero caldarrostai per quante castagne hanno tolto dal fuoco in queste due partite in cui hanno giocato uno, lui, più 11 e l’altro in società per azioni talentuose e spettacolari con Olise.
È stato qualcosa a metà tra l’amore letterario e l’arresto cardiaco sconveniente in un bordello. È stata forza ricamando versi con i piedi. Botte e colpi di fioretto. E uomini che hanno portato il proprio romanzo ancora una volta dentro al campo. Leo che nelle sue meravigliose imperfezioni umane e fisiche ha costruito un cyborg con le raccomandazioni paradisiache e infernali di Diego, Kylian che viene dalla povertà e ha l’arroganza del ragazzino con le stimmate. In mezzo attori e comprimari. Alla fine entrambi sembra si siano puntati. Hanno voglia di rivivere qualcosa che ad entrambi ha dato una scossa difficile da dimenticare. La finale. Per non tacere del vichingo. Haaland. L’uomo che beve acqua microfiltrata e ci si lava pure i piedi. Colui che si sveglia con l’inno della Champions ogni giorno. Che beve due bottiglioni di latte unito a verdure varie. Timbra puntualmente e porta la barca vichinga a remare ancora nelle acque mondiali. È proprio vero che per essere campioni ci vuole stomaco. In tutti i sensi.
Questo è il calcio signori. Show. Don’t tell. Qui si è mostrato. Non si è chiacchierato, le parole le si lascia a chi non sente il profumo del campo o buttandosi stremato e felice o atrocemente sconfitto. Messi non è più bersaglio di prefiche che lamentano “non ha vinto il mondiale”. E forse ha scelto la MLS anche perché furbamente così avrebbe calcato i campi che lo avrebbero visto con l’albiceleste. Anche se poi tanti dicono che la pecunia guida i cuori e ha scelto per soldi. Gli snob dicevano “io non guarderò questi mondiali”. Cacciando ogni ragione con il labbro leporino. Ogni giorno questo mondiale è una campana di cui ogni rintocco viene battuto da un campione. Ieri Messi ha chiamato, Mbappé ha risposto e Haaland li ha messi nel mirino. Voi continuate a non guardare. Noi ci godiamo questa liturgia pagana in cui se non dovessimo lavorare dormiremmo 1 ora a notte.


