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La Bracierina Palermo
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Palermo, tre punti d’oro: ma sul piano del gioco c’è ancora tanto da fare

Doveva essere un Palermo, invece ne abbiamo visto un altro. La squadra cresciuta in estate tra Val Gardena e Australia ha lasciato spazio, per lunghi tratti della gara vinta con sofferenza contro la Juve Stabia, a quella della scorsa stagione. L’idea di calcio che Inzaghi sta provando a mettere in campo fin dal primo giorno di ritiro si è vista soltanto a sprazzi. Un passo indietro rispetto all’ottima prestazione in Coppa Italia contro il Lecce. I tre punti, quindi, valgono doppio, soprattutto considerando i risultati delle tre retrocesse dalla Serie A, tutte sconfitte.

Il vantaggio immediato, probabilmente, ha rilassato il Palermo, che non ha più pigiato sull’acceleratore. La Juve Stabia, invece, ha messo in campo tutto quello che ci si aspettava: possesso palla di qualità, pressing ultraoffensivo, movimenti codificati. I rosanero si sono chiusi in un 4-5-1 in fase di non possesso, concedendo poco agli avversari, ma senza riuscire a essere pericolosi nemmeno in ripartenza, almeno per la prima mezz’ora. Quando i ritmi della Juve Stabia sono calati, è emersa la maggiore qualità del Palermo, innescata anche dalla crescita di Ranocchia, impalpabile nella prima mezz’ora. Il numero 10 rosanero ha giocato da play puro nel 4-3-3, Hernani ha agito più da mezzala destra che da trequartista, con Segre sul centrosinistra. Un sistema comunque ‘liquido’, capace di trasformarsi durante la partita e passare al 4-2-3-1. Il Palermo ha così costruito alcune occasioni per raddoppiare, fino all’inizio del secondo tempo, con Vavassori vicino al gol.

Come l’anno scorso, però, le sostituzioni non hanno aiutato. La gestione di Estevez come ‘doppione’ di Ranocchia non convince. Questo dualismo non può fare bene a due giocatori che sembrano avere caratteristiche complementari, più che alternative. Ranocchia è uscito nel suo momento migliore. Estevez, invece, non è riuscito a dare l’apporto che ci si aspetterebbe da un giocatore di categoria superiore. Così l’ex Parma rischia di essere confinato allo stesso ruolo che aveva Blin all’inizio della scorsa stagione. E con il francese non è finita benissimo…



È uno dei tanti temi che Inzaghi dovrà affrontare nel prossimo futuro. Il Palermo è riuscito a vincere, è l’aspetto più importante e per niente scontato. Ma il percorso di crescita sembra soltanto all’inizio. Al primo vero esame, il Palermo è stato rimandato. I margini di miglioramento sono ampi e sotto gli occhi di tutti. La fase difensiva deve essere ancora oliata: le due porte inviolate nelle gare ufficiali sono anche figlie di episodi favorevoli. E in fase di possesso c’è tanto da migliorare. I tre gol segnati (due al Lecce, uno alla Juve Stabia) sono arrivati da due rimesse laterali e una ripartenza. Sono le armi del ‘vecchio’ Palermo, quelle che il nuovo ha ereditato.

Il Palermo deve completare questa transizione anche perché diversi giocatori sono ancora in rodaggio. Strefezza ha dimostrato ancora una volta di essere lontano dalla forma migliore. Hernani ha giocato 90 minuti, ma non ha ancora quella brillantezza nelle gambe che gli consentiva di essere decisivo in fase di possesso. Bani è appena rientrato e deve crescere di condizione. C’è invece chi è già in ottima forma, come Augello e Johnsen. La catena di sinistra può diventare un fattore per il Palermo. A destra Cassandro è apparso troppo timido nella metà campo avversaria, mentre Vavassori ha confermato le impressioni della gara contro il Lecce: su quella fascia incide poco, ma quando entra in area di rigore è sempre un pericolo per gli avversari.

Sono tutte primissime indicazioni, non giudizi definitivi, che andranno verificate nella gara contro l’Arezzo, prima trasferta della stagione. Anche lì servirà una prova di maturità, ma soprattutto ci sarà la curiosità di capire che tipo di partita ha in mente Inzaghi. Il Palermo dovrà fare un passo in avanti verso l’idea del suo allenatore e avvicinarsi alla migliore versione possibile di sé, che è comprensibilmente ancora lontana. Nessuno si immagina di vincere tutte le partite quattro o cinque a zero, ma nemmeno di dover soffrire fino all’ultimo minuto in casa contro una Juve Stabia ampiamente rimaneggiata, con giocatori arrivati due o tre giorni prima della partita.

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