Chi è Alessandro Gabrielloni, il nuovo attaccante del Palermo
La storia di Alessandro Gabrielloni è una delle più belle del calcio italiano recente. Arrivato al Palermo in prestito secco dal Como per fare il vice di Pohjanpalo, non è il classico rincalzo silenzioso: a trent’anni ha completato una scalata che in pochi possono vantare, portando ai tifosi rosanero una carriera fatta di pazienza, testa e gol pesanti. Nato a Jesi il 10 luglio 1994 – città natale anche di Roberto Mancini e Luca Marchegiani – Gabrielloni è un centravanti puro, che fa reparto da solo e si ispira a Luis Suarez. Non un bomber da doppia cifra fissa, ma uno che segna quando conta. Fuori dal campo è un profilo raro: nel 2020, in pieno lockdown, si è laureato in Economia e Commercio a Macerata, discutendo la tesi online in giacca sopra e pantaloncini del Como sotto.
Il suo percorso è tutto tranne che lineare. Parte dalla Jesina in Serie D, poi Maceratese, Taranto, un breve passaggio al Martina, Campobasso, Cavese (dove esplode con 16 gol, suo record) e sei mesi al Bisceglie. Nel gennaio 2018 arriva il Como, ancora in Serie D: nessuno avrebbe scommesso su ciò che sarebbe successo dopo. Con i lariani vive tre promozioni consecutive, dalla D alla Serie A, culminate nel maggio 2024. Diventa anche capitano sotto Cesc Fabregas. Ma è il 15 dicembre 2024, contro la Roma, che la sua storia diventa leggenda: gol in pieno recupero e assist per Nico Paz, con un significato speciale, perché con quella rete entra in un club ristrettissimo di calciatori capaci di segnare, con la stessa maglia, in tutte le categorie dalla Serie D alla Serie A; impresa riuscita prima solo a Pasciuti, Lucarelli, Santana e Luci. Quella sera, tra i tifosi al Sinigaglia, le telecamere inquadrano Keira Knightley, Michael Fassbender e Adrien Brody, rendendo virali le immagini del gol.
Chiude l’avventura a Como dopo otto stagioni con 65 gol in 230 presenze, poi il prestito alla Juve Stabia, dove segna tre reti in 29 partite. Fuori dal campo è un personaggio a tutto tondo: a Como lo chiamavano “Gabrigol”, ha fatto da ambassador negli Stati Uniti giocando accanto alla leggenda NBA Steve Nash, ama leggere (tra i suoi libri preferiti ‘1984’ di Orwell) e nei ritiri si rilassa a carte. Alla domanda su cosa sia la felicità risponde con disarmante semplicità: il gol che entra in rete e i pranzi della domenica in famiglia. A Jesi gli hanno persino dedicato una pizza.

Se questo articolo aveva lo scopo di rendercelo simpatico…ci siete riusciti.
Magari non era il nome che ci si aspettava, ma merita comunque una calorosa accoglienza da parte dei tifosi, e chissà che non ci stupirà in positivo