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Coppa d’Africa ribaltata: il Marocco vince a tavolino

Non è uno scherzo, anche se la data potrebbe trarre in inganno. A due mesi dalla finale di Coppa d’Africa disputata a Rabat, la CAF ha completamente riscritto l’esito del match: successo a tavolino per il Marocco (3-0) e titolo assegnato ai Leoni dell’Atlante. Una decisione clamorosa, arrivata dopo l’accoglimento del ricorso presentato dalla federazione marocchina.

Il Senegal, che aveva conquistato il trofeo sul campo grazie alla rete di Pape Gueye nei minuti finali dei supplementari, viene dunque privato del titolo. Decisivo il ribaltamento operato dal Board d’Appello della CAF, che ha annullato la precedente decisione della Commissione disciplinare, inizialmente contraria al ricorso marocchino.

Il caos in campo e la decisione della CAF

Al centro della vicenda c’è quanto accaduto nei minuti conclusivi della gara. Dopo la concessione di un rigore molto discusso al Marocco — poi fallito da Brahim Diaz — il Senegal aveva abbandonato il campo in segno di protesta, rientrando negli spogliatoi. Solo in seguito i giocatori erano tornati per concludere la partita.




È proprio quell’episodio ad aver pesato in modo determinante sulla sentenza finale. In base all’articolo 84 del regolamento CAF, l’abbandono del terreno di gioco ha portato alla sconfitta a tavolino per i Leoni della Teranga, con conseguente assegnazione del trofeo ai padroni di casa.

Sanzioni e provvedimenti disciplinari

La decisione della CAF non si è limitata al risultato sportivo. Il Comitato d’Appello ha rivisto anche alcune sanzioni individuali e collettive. Parziale accoglimento per il ricorso relativo a Ismaël Saibari: la squalifica è stata ridotta a una giornata (con sospensione condizionale), mentre è stata annullata la multa da 100.000 dollari.

Ridimensionate anche altre sanzioni: multa ridotta a 50.000 dollari per l’episodio dei raccattapalle e a 10.000 per l’incidente legato al laser. Confermata invece la sanzione da 100.000 dollari per interferenze nella revisione VAR. Tutte le altre richieste sono state respinte, chiudendo definitivamente uno dei casi più controversi nella storia recente del calcio africano.

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