Dalle ‘macerie’ all’obiettivo promozione: il capolavoro di Inzaghi a Palermo

Pubblicato il da Roberto Parisi - aggiornato il - News, Notizie, Serie B

Dalle ‘macerie’ all’obiettivo promozione: il capolavoro di Inzaghi a Palermo

Pippo Inzaghi si sta confermando un top per la categoria. La scelta di rinunciare alla Serie A per restare in B, sposando un progetto ambizioso e complesso come quello del Palermo, sta pagando. Il Pisa è penultimo in classifica; i rosanero, invece, hanno concrete possibilità di centrare la promozione.

Una decisione tutt’altro che semplice, discussa e discutibile. Inzaghi ha avuto coraggio. Sarà il finale di stagione a dire se quest’annata diventerà storica o ‘soltanto’ buona, ma fin qui i risultati gli stanno dando ragione.

Inzaghi ha riacceso Palermo

Non va dimenticato il punto di partenza. Il Palermo era reduce da uno dei campionati più deludenti della sua storia recente in B: anonimo, senza mai dare l’impressione di poter competere davvero per la Serie A. Il quadro era desolante, sul piano tecnico e ambientale. La piazza appariva fredda come mai nell’era post Zamparini. L’arrivo di Inzaghi ha ribaltato l’inerzia: entusiasmo riacceso fin dal primo giorno, comunicazione diversa, decisioni forti dentro e fuori dal campo.

Contro l’Entella, sei undicesimi della formazione iniziale vestivano già il rosanero la scorsa stagione. Questa è stata la missione principale di Inzaghi: rilanciare giocatori che negli anni precedenti avevano deluso. Il mercato ha inciso, eccome: tra estate e inverno sono arrivati profili di categoria superiore che hanno alzato il livello. Ma la vera forza dell’allenatore è stata costruire un gruppo compatto. Il suo carisma ha fatto il resto: la squadra andrebbe in guerra per lui. E questa empatia, nei momenti complicati, vale più di qualsiasi schema.

Numeri strepitosi 

Il confronto con la scorsa stagione è impietoso. Alla stessa giornata, il Palermo di Inzaghi ha 17 punti in più rispetto a quello di Dionisi, con 16 gol segnati in più e sei subiti in meno. L’anno scorso i rosanero chiusero la regular season a quota 52 punti; oggi, alla 25ª giornata, sono già a 48, soltanto quattro in meno. Per comprendere la portata del lavoro svolto, vale la pena guardare anche a un campionato rimasto nella memoria collettiva.

Il Palermo di Iachini, nella stagione 2013/14, quella dei record, alla 25ª giornata era primo con 46 punti: due in meno rispetto all’attuale squadra di Inzaghi. In un torneo a 22 squadre, quel Palermo prese il largo nel finale, perdendo una sola partita tra il 25° e il 42° turno. Nonostante un attacco stellare con Dybala, Vazquez, Belotti ed Hernandez (per citarne alcuni), l’attuale Palermo ha segnato otto gol in più allo stesso punto del campionato. Sul fronte difensivo, la squadra di Inzaghi ha incassato 19 reti, una in più rispetto a quel gruppo.

Decideranno gli scontri diretti

Il percorso fin qui è stato quasi impeccabile. L’unico vero rammarico resta quel periodo di venti giorni, con tre sconfitte in quattro partite. In quel passaggio il Palermo ha perso contatto con le primissime posizioni: quei k.o. hanno lasciato strascichi, condizionando anche le gare successive e portando a scelte forti, come il cambio del capitano e l’esclusione di Brunori dal progetto tecnico. Se quelle battute d’arresto fossero state distribuite in momenti diversi, forse sarebbero state più gestibili. Quando la salita si impenna all’improvviso, il dispendio mentale è doppio.

Adesso viene il bello. Il Palermo si gioca la promozione in Serie A, obiettivo che con Inzaghi è tornato ad essere concreto. Per la prima volta c’è la sensazione che i rosanero possano restare in corsa fino all’ultima curva. I dettagli faranno la differenza: quattro squadre di altissimo livello si contendono due posti. Gli scontri diretti peseranno come macigni, il Palermo non ne ha ancora vinto uno e li giocherà tutti in trasferta.

Oltre la promozione

La consapevolezza, però, è che comunque vada si stia costruendo qualcosa di solido. Negli ultimi anni di B il Palermo è ripartito quasi sempre da zero; con Inzaghi, invece, le fondamenta sembrano robuste. Anche se la promozione non dovesse arrivare, la sensazione è che questa squadra uscirebbe rafforzata, non ridimensionata. L’assalto alla Serie A sarebbe soltanto rimandato.

I tifosi sono impazienti, la piazza vuole tornare a respirare il grande calcio. Con Inzaghi si stanno gettando basi concrete per riuscirci. Servono fiducia e compattezza, anche in caso di playoff, ormai in cassaforte visto il distacco dal quinto posto. E persino un eventuale insuccesso (‘toccando ferro’) non cancellerebbe il percorso. Non sarebbe un fallimento.

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