Euro 2032, perché Palermo ci deve credere: la situazione degli stadi selezionati

Pubblicato il da Roberto Parisi - aggiornato il - Aperturedestra, News

Euro 2032, perché Palermo ci deve credere: la situazione degli stadi selezionati

Tredici città, quattordici stadi, cinque sedi da assegnare. La FIGC ha inviato alla UEFA i dossier delle candidature italiane a Euro 2032 e tra le sedi papabili c’è anche Palermo con il nuovo “Renzo Barbera”. Le tredici città sono: Bari, Bologna, Cagliari, Firenze, Genova, Lecce, Milano, Napoli, Palermo, Roma, Salerno, Torino e Verona. Gli stadi sono quattordici, perché Roma concorre con due impianti: l’Olimpico e il futuro stadio di Pietralata. Ora la UEFA dovrà verificare la conformità dei dossier su undici aree tematiche, tra cui la compatibilità infrastrutturale, e su 120 requisiti operativi, che vanno dai servizi per i tifosi all’accessibilità, dalla sostenibilità ai servizi per media e broadcaster, fino a sicurezza e ospitalità. Solo dopo questo passaggio la Federazione indicherà le cinque sedi che ospiteranno le partite.

Al momento l’unico impianto già pronto è l’Allianz Stadium della Juventus, che risponde a tutti i requisiti UEFA e non ha bisogno di lavori. Per gli altri la strada è più lunga: quattro stadi dovranno essere costruiti da zero, mentre tutti gli altri andranno incontro a restyling importanti. Tra le nuove costruzioni, la più imponente è il nuovo San Siro di Milano, un progetto da oltre 2 miliardi di euro e 71.500 posti, che dovrebbe chiudere le procedure entro l’estate 2027 e concludere i lavori nel 2031, dopo anni di complicazioni. A Roma, Pietralata supera il miliardo di euro e partirà a marzo 2027, con l’obiettivo di essere pronto per il 2031. A Verona il progetto da circa 300 milioni, per 30mila posti, sorgerà al posto del Bentegodi e prevede il completamento nella stagione 2031/32. A Bologna, infine, il piano da circa 300 milioni legato a BolognaFiere porterà a 35mila posti con copertura mobile, ma solo 200 milioni sono già coperti.

Sul fronte delle ristrutturazioni, Bari ha un progetto da oltre 250 milioni portato da investitori americani, con lavori dal 2027 a non oltre il 2031. Genova punta su un intervento da circa 100 milioni al Ferraris, per migliorare sicurezza e accessibilità, con le stesse tempistiche. A Firenze i lavori al Franchi sono già in corso e dovrebbero finire tra il 2029 e l’inizio del 2030. Lecce ha usato i fondi dei Giochi del Mediterraneo, 35 milioni per copertura e riallineamento del manto erboso, anche se con qualche rallentamento. Napoli ha in programma 200 milioni per il Maradona, di cui 50 già stanziati dal Comune e 150 che arriveranno dalla Regione Campania. Cagliari ha un progetto da oltre 215 milioni per il nuovo Gigi Riva, ma manca ancora il bando. Salerno prevede interventi sull’Arechi per oltre 116 milioni, con consegna entro circa tre anni. Vale la pena ricordare che la UEFA guarderà con attenzione anche la capienza, ed è il motivo per cui impianti molto moderni ma più piccoli, come quelli di Bergamo e Udine, non sono tra i candidati.

Il Palermo ha trasmesso al Comune il piano economico-finanziario per la riqualificazione del “Renzo Barbera”, accompagnato dall’asseverazione di Hermes. Il fabbisogno complessivo è di 382,1 milioni di euro, con una concessione di 90 anni e uno stadio da 38.152 posti, interamente coperto. Gli investimenti iniziali sono pari a 330 milioni. Quanto alle risorse, durante la costruzione la copertura finanziaria è affidata a circa 257 milioni degli azionisti, 89 milioni di finanziamento bancario e 36,2 milioni di linea IVA. A questi si aggiungono 70 milioni di contributi pubblici, 60 dalla Regione e 10 dal Comune, che però verrebbero incassati solo al termine dei lavori. Il peso maggiore ricade dunque sul club.

Il cronoprogramma prevede l’avvio del cantiere a giugno 2027 e la piena operatività dal 1° febbraio 2030. Gli interventi saranno articolati per fasi, in modo da permettere al Palermo di continuare a giocare in casa con capienza ridotta. Il progetto va oltre il semplice rifacimento delle tribune: comprende nuove aree hospitality, ristorazione, un museo, un negozio e spazi per concerti ed eventi, anche in vista della candidatura a Euro 2032. Per il Comune è previsto un canone a regime di 800mila euro l’anno, con compensazione fino al 71° anno a fronte di 72 milioni anticipati dal club di viale del Fante.

Le ragioni per essere ottimisti sono diverse. La prima riguarda i tempi: con la piena operatività prevista a inizio 2030, il “Barbera” sarebbe pronto con oltre due anni di margine rispetto all’Europeo. Molti altri progetti, da Milano a Bari, da Genova a Roma, guardano al 2031, e Verona addirittura alla stagione 2031/32. Tra le città che devono ancora affrontare grandi lavori, Palermo ha una delle tabelle di marcia più anticipate. La seconda è la capienza. Con 38.152 posti, il “Barbera” sarebbe più grande degli stadi di Verona e Bologna, previsti tra i 30 e i 35mila posti, e di quelli di Lecce e Cagliari, intorno ai 30mila. In un torneo dove la UEFA guarda alle dimensioni degli impianti, non è un dettaglio. La terza è la solidità finanziaria. Il piano poggia in larga parte su capitali privati già individuati, e questo lo rende meno esposto ai tempi della burocrazia e della politica rispetto ad altri progetti ancora alla ricerca di partner o di fondi. E poi bisogna considerare che la UEFA potrebbe scegliere una città del Sud Italia e Palermo sembra più avanti delle altre.

La concorrenza è forte, con Roma, Milano, Torino grandi favorite e Napoli – candidata di rilievo per “peso” e “capienza” –  che sembra essere la principale rivale di Palermo per rappresentare il Sud d’Italia, anche se il progetto partenopeo sembra essere più in ritardo. Per Palermo la partita è aperta: dopo anni di attesa, il “Barbera” ha per la prima volta un piano concreto, con una data di inizio, una di fine e la capienza di uno stadio da grande evento.

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