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L’Athletic Palermo, la “fissa della Reggina” e la nostalgia canaglia e ironica di A&F

Siamo dei grandi estimatori della Nazionale. Speriamo ardentemente di vedere, prima possibile, le maglie azzurre tornare a calcare i campi del Mondiale. E, magari, fare provare ai nostri figli quelle stesse emozioni per noi indimenticabili, sia da bambini che da adulti, che, purtroppo, un’intera generazione non ha avuto ancora la possibilità di vivere.

Tutto vero. Però noi la sosta la odiamo lo stesso. Ci manca la tensione prima della partita di campionato, il cross check del calendario, l’attesa delle formazioni, la preparazione per lo stadio o per il divano di fronte la tv. E ci mancano, finanche, la minchiate che siamo pronti ad elaborare per le nostre pagelle ironiche.

La bontà (col trucco) del Direttore

Il megadirettore Monastra lo ha capito e nella sua immensa bontà ci ha acquistato, a spese sue – unica e sola prebenda ricevuta dopo sette anni di duro lavoro sotto il suo giogo infernale – ben due biglietti per il match clou del velodromo: campionato di serie D, girone I, Athletic Palermo – Reggina, big match valido per quel primo posto che significa promozione diretta in serie C.




Noi come pagamento avremmo preferito una bella “ bolletta” con la fissa della Reggina (epica gag televisiva anni ’90, ndr) per provare a moltiplicare il compenso. Ma pare che il Direttore non abbia idea di come si faccia a giocare una roba così e ci rassegniamo. Del resto, avremmo mai potuto rifiutare un gesto di cotanta generosità? Ed allora sacrifichiamo il pranzo della domenica delle Palme, ingozzandoci velocemente di quello che ci capita a tiro, e affolliamo anche noi gli spalti per sostenere la formazione nerorosa.

Ovviamente c’era il trucco, perché prima di consegnarci i tagliandi ci ha obbligato a scrivere anche per questa partita in modo da trarre profitto, ancora una volta, dalle nostre fatiche e ripagarsi in abbondanza l’investimento dei ben due biglietti acquistati.

Il fantasma di Dittgen

Nella settimana delle esequie del presidente Ferrara ci ritroviamo catapultati nel passato, nell’impianto che ha visto le gesta di Dittgen e Campofranco e i vostri cronitifosi smilzi e con i capelli. Con accanto il nostro amico Antonio, massimo esperto di quei gloriosi anni, ci accomodiamo malinconici per goderci questa nostalgia canaglia.

Per i primi quindici minuti cerchiamo di capire se le linee sono quelle bianche o quelle gialle del rugby. Dopo aver atteso invano la prima mischia capiamo che dobbiamo concentrarci e così possiamo dirvi che l’inerzia del match è della squadra di casa che rischia anche di passare in vantaggio. Poi comincia una lunga agonia in cui il ritmo rallenta e il caldo nella tribuna assolata ci stordisce. Poco prima dell’intervallo Sanchez non disdegna una sortita offensiva che quasi ci porta in vantaggio!

In tribuna 50 gradi e giro di Ceres

Nell’intervallo la temperatura in tribuna raggiunge i 50 gradi e il nostro amico Antonio ci fa notare che buona parte degli astanti è vestita come se fosse pronta per una gita a Piano Battaglia e temiamo un prossimo intervento dei sanitari. Neanche il tempo di sistemarci e arriva il più classico degli svarioni difensivi e, nonostante l’opposizione strenua del portiere palermitano, la Reggina passa in vantaggio. Il gol ci è sembrato in palese fuorigioco e quindi restiamo in attesa del Var che confermi la nostra impressione. Ovviamente il Var rimane spento così come il nostro cervello e così registriamo lo svantaggio nel tabellino.

L’ansia di recuperare si impossessa dell’Athletic che non riesce più a palleggiare come nel primo tempo e subisce l’esperienza della più smaliziata Reggina (una classica frase da giornalisti d’esperienza). L’arbitro spezzetta continuamente il gioco e comincia a serpeggiare un certo malumore sugli spalti, già affaticati dalla temperatura e da un giro di Ceres degno di una grigliata alla Favorita.

L’inutile assalto finale

La Reggina si divora un gol fatto e speriamo nella classica legge del gol sbagliato e gol subito. C’è una girandola di cambi che ci disorienta ulteriormente ma che porta l’Athletic più in avanti per l’assalto finale. Ma il tempo passa inesorabilmente e sopratutto inutilmente perché i palermitani non riescono più a trovare la via della porta e incassano una sconfitta che ci sembra immeritata.

La Reggina si è difesa e ha trovato gol su un errore mentre l’Athletic ha costruito gioco per tutto il primo tempo. Ma il calcio si sa, è sofferenza, e a noi non bastava quella consueta dei rosanero e ci siamo venuti a pigliare dispiacere pure nel giorno di riposo!

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