Palermo, il modulo 4-3-3 e quel salto di qualità che Dionisi non riesce a dare
Pubblicato il da Roberto Parisi - aggiornato il - News, Notizie, Serie B
Alessio Dionisi è sempre stato chiaro in questo inizio di stagione: l’unica certezza è il sistema di gioco. Il rendimento altalenante e non soddisfacente – soprattutto al “Barbera” – impone però una riflessione, facilitata dalla sosta di campionato, che dà tempo anche per eventuali ‘esperimenti’: il problema del Palermo è il 4-3-3?
Sistemi di gioco e interpretazioni
Il calcio è in continua evoluzione e ormai definire il sistema di gioco soltanto come la disposizione dei calciatori in campo è riduttivo. Gli allenatori non sono più legati ai ‘moduli’, ma cercano di applicare dei principi con uno schieramento, esaltando le caratteristiche dei giocatori.
Il sistema di gioco è sempre più ‘liquido’, soprattutto ad altissimi livelli. Si va verso un calcio posizionale, dove i giocatori sono liberi di svariare e cercare la posizione giusta per mettere in difficoltà l’avversario. Così è facile ritrovare, per esempio, Calafiori a centrocampo o Bastoni in zona di rifinitura.
Parlare di 4-4-2 o 4-3-3 come ‘moduli’ non ha più senso. Una squadra costruisce dal basso con uno schieramento, attacca con un altro e difende con un altro ancora. Analizzando il 3-5-2, uno dei sistemi di gioco più utilizzati, si può fare una comparazione tra quello applicato da Mazzarri (che ha fatto scuola anni fa a Napoli) e Simone Inzaghi: c’è una differenza abissale, nonostante sia lo stesso sistema di gioco. L’interpretazione del ‘modulo’ conta più del ‘modulo’ stesso.
Il 4-3-3 in Serie A e B
Il 4-3-3 è stato il sistema di gioco più utilizzato negli anni 2010, soprattutto grazie alla grande influenza che ha avuto il Barcellona di Pep Guardiola. Nell’ultimo periodo, però, sono sempre di meno le squadre che scelgono questo schieramento.
In Serie A soltanto il Bologna allenato da Vincenzo Italiano utilizza regolarmente il 4-3-3. Per il resto, c’è il Lecce di Luca Gotti, che dopo diverse partite giocate col 4-2-3-1 sta passando al 4-3-3, così come il Napoli di Antonio Conte (anche se McTominay fa più il trequartista che la mezzala, per un 4-2-3-1).
In Serie B solo la Salernitana – oltre al Palermo – ha utilizzato stabilmente il 4-3-3. Il Sassuolo di Fabio Grosso ha variato, scegliendo anche il 4-3-3. La Cremonese potrebbe passare allo stesso sistema di gioco con Eugenio Corini. Il Mantova lo ha alternato col 4-2-3-1. La Reggiana ha iniziato così, ma ora sta cambiando, viste le difficoltà. Il Frosinone sta passando al 4-3-3.
Il 4-3-3 nel City Group
Una delle principali critiche è che il Palermo ha imposto l’utilizzo del 4-3-3 per allinearsi al Manchester City. Due concetti: prima che un calciatore rosanero possa trasferirsi al City (e quindi essere facilitato da questa ‘assonanza’ di sistema di gioco) passeranno anni, troppa la differenza di livello attuale; Guardiola non utilizza il 4-3-3 da tempo (servirebbero altre 3.000 battute per spiegare come gioca).
Nessuna squadra europea del City Group utilizza il 4-3-3. Il Girona, allenato da Michel, gioca stabilmente col 4-2-3-1, idem il Troyes di Dumont. Bould, tecnico del Lommel, quest’anno ha scelto di impostare la squadra con il 4-2-3-1. Inutile parlare del City di Guardiola, che alterna il 4-1-4-1 o 4-2-3-1 alla difesa a tre.
Tra l’altro, i due precedenti allenatori del Palermo, Eugenio Corini e Michele Mignani, hanno spesso utilizzato la difesa a tre. Corini, da dicembre 2023 fino al termine del campionato, ha giocato col 3-5-2 e proprio con il cambio del sistema di gioco ha risollevato una squadra in grandi difficoltà. Mignani ha scelto fin da subito il 3-5-2 (o 3-4-2-1), nonostante nella sua carriera avesse prevalentemente utilizzato il 4-3-1-2.
Palermo costruito per il 4-3-3
La carriera di Alessio Dionisi è stata caratterizzata sempre dalla difesa a 4. Nelle sue principali esperienze prima di Palermo (Empoli, Sassuolo e Venezia), il tecnico ha utilizzato il 4-3-3, il 4-3-1-2 o il 4-2-3-1. Sin dal primo giorno di ritiro a Livigno, l’allenatore toscano si è sempre orientato sul 4-3-3 e anche il calciomercato rosanero è andato in questa direzione.
Il Palermo è stato costruito per giocare con il 4-3-3. Il reparto offensivo è composto da quattro esterni (Di Mariano, un gol; Insigne, due gol e un assist più la rete di Parma; Di Francesco, tre assist; Appuah, 11′ col Cesena), da Le Douaron, che si può considerare un jolly, e da due prime punte (Henry, un gol e Brunori, un gol).
Sembra dunque difficile un cambio di sistema di gioco visto l’organico che Dionisi ha a disposizione. Si potrebbe giocare a due punte, ma in panchina ci sarebbe soltanto un cambio in quel ruolo (se giocano Henry e Brunori, solo Le Douaron potrebbe agire da attaccante puro); mancherebbe un ‘vero’ trequartista, anche se si potrebbero adattare Ranocchia, Insigne o Vasic; si andrebbero a ‘sacrificare’ gli esterni puri come Di Mariano e Di Francesco…
Il problema del Palermo è il 4-3-3?
Il problema del Palermo non è il 4-3-3, ma come viene interpretato. Dionisi si è sempre caratterizzato per proporre un calcio propositivo, fatto di un possesso palla veloce e diretto, in grado di far esaltare esterni e mezzali d’inserimento, ma ancora la mano del tecnico si è vista solo a sprazzi.
Il Palermo ha proposto lo stesso 4-3-3 in casa e in trasferta, ma l’interpretazione ha fatto la differenza. Lontano dal “Barbera” sono arrivate delle vittorie con piani gara più ‘conservatori’, mentre le difficoltà (tecniche e mentali) sono arrivate quando i rosanero hanno dovuto mettere in campo i princìpi tipici di Dionisi.
Bisogna fare il salto di qualità, in tutti i sensi. E al Palermo non farebbe male un’alternativa, soprattutto a partita in corso (non soltanto la difesa a tre quando c’è da difendere il risultato): perché con la Salernitana, in svantaggio di un gol, non è stato inserito Henry insieme a Brunori, magari con Insigne come trequartista?