Palermo, il progetto è fallito. E adesso ripartire sarà difficile

Pubblicato il da Guido Monastra - aggiornato il - News, Notizie, Serie B

Palermo, il progetto è fallito. E adesso ripartire sarà difficile

Faccio fatica a ricordare un simile obbrobrio calcistico, costellato di delusioni, mortificazioni, noia, e assenza di prospettiva pur in presenza di investimenti corposi che avrebbero meritato ben altro esito. La stagione è finita ed è finita come era giusto che finisse, con il Palermo fuori e con il fallimento di un progetto sportivo che già a ottobre faceva acqua da tutte le parti e che non è stato rimesso in piedi nemmeno con la faraonica campagna acquisti di gennaio. E adesso si dovrà ripartire da zero.

È finita con buona pace di tutti, anche dei tifosi più ottimisti che hanno sperato nel miracolo alla fine; con buona pace dei dirigenti rosanero che hanno testardamente difeso gli evidenti errori; con buona pace anche di quel galantuomo del consigliere Galassi che, con una intervista intempestiva e discutibile nei contenuti, ha cercato di dare una scossa; con buona pace di Dionisi che fino alla fine ha continuato sul suo cliché trito e ritrito, infarcito di errori e presunzione.

Su Dionisi ormai è inutile insistere. Per mesi abbiamo sottolineato la sua incapacità assoluta nel gestire qualsiasi situazione tattica, tecnica, motivazionale, di gruppo e comunicativa. Un disastro che peserà sul prosieguo della sua carriera. Non c’è dubbio che andrà via (dopo aver concordato i termini della buonuscita), gli auguriamo di trovare presto una nuova squadra ma col Palermo ha irrimediabilmente chiuso. Avrebbe fatto meglio, personalissima opinione, a chiuderla prima con dignitose dimissioni, specie dopo che la delegittimazione societaria era stata evidente con la ricerca di un sostituto che poi non si è concretizzata per uno dei tanti misteri della stagione.

Ma sarebbe un altro errore addossare a Dionisi tutte le colpe di una stagione da dimenticare in fretta: se il tecnico è rimasto in sella fino alla fine è perché qualcuno in società ha difeso il suo operato contro ogni evidenza, per non sconfessare la scelta fatta in estate: e per onestà di cronaca va detto che il nome di Dionisi inizialmente aveva convinto tutti.

Ma qui va anche ricordato che certi problemi verificatisi puntualmente anche quest’anno sono precedenti all’arrivo di Dionisi: la condizione atletica e i troppi infortuni sono malesseri evidenziati già l’anno scorso, non ci può non essere anche una responsabilità dello staff tecnico. Un altro fatto incontrovertibile è che nel corso dei tre anni quasi tutti i giocatori ingaggiati dal Palermo con un buon curriculum si sono imbolsiti con il passare dei mesi, Pohjanpalo è l’ultimo della lista. E dal disastro generale non può restare fuori la squadra, con quasi tutti i giocatori al di sotto delle loro potenzialità tecniche e con una macroscopica assenza di carattere e leadership.

Ecco perchè ripartire non sarà semplice. La stagione appena finita ha lasciato solo macerie. Dato per scontato il cambio di allenatore, bisognerà capire tante cose. Chi sarà il direttore sportivo? Osti ha fatto bene, inquadrando correttamente la situazione, ma il suo contratto è in scadenza e ancora non trapela nulla sul suo futuro. Sarebbe opportuno non fare lo stesso errore dello scorso anno, quando si decise prima l’allenatore e poi il direttore sportivo con le conseguenze note a tutti.

Cosa fare di un parco giocatori ampiamente svalutato? Erano davvero così brocchi o erano così male allenati? O tutte e due le cose? L’obiettivo della prossima stagione sarà dichiaratamente la serie A o assisteremo ad altri complicati equilibrismi linguistici per dire e non dire? Cambierà un po’ il modello societario che sotto il profilo sportivo presenta delle falle?

L’unica cosa che sembra certa è che il City Group ci crede ancora e continuerà a investire. Non è poco ma non basta. Quest’anno è stato dilapidato anche il patrimonio di fiducia ed entusiasmo rappresentato dai tifosi, organizzati e non, che già da dicembre hanno manifestato in modo unanime il proprio dissenso, espresso con tutte le sfumature possibili. Possibile che abbiano avuto torto tutti? Servirebbe una chiara ammissione di responsabilità, elemento indispensabile per ripartire con qualche certezza in più.

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