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Palermo, già 103 sostituzioni: ma adesso la panchina incide poco

Nel percorso del Palermo sta emergendo un dato sempre più difficile da ignorare: la panchina rosanero incide poco. Fin qui, infatti, i subentrati hanno contribuito appena con cinque gol, un bottino ridotto per una squadra che punta con decisione ai piani alti della Serie B. Ancora più indicativo è che queste reti siano arrivate tutte in sole due partite, lasciando un vuoto totale nel resto della stagione.

Le due eccezioni: Bari e Pescara

La prima fiammata è arrivata nella gara d’andata contro il Bari, lo scorso settembre: Le Douaron e Gomes, entrati al 69’ e al 72’, ribaltarono il match consegnando tre punti pesantissimi al Palermo. Un episodio che sembrava segnalare una panchina in grado di cambiare le partite.

La seconda eccezione è maturata contro il Pescara, quando ben tre subentrati sono andati in gol: Segre – dentro dopo appena 16 minuti per l’infortunio di Gomes -, Brunori, autore del suo unico gol stagionale e ultimo in rosanero, e Diakitè, bravo a sfruttare l’assist di Vasic, anch’egli entrato a gara in corso. Una scossa che lasciava presagire una tendenza destinata a consolidarsi, cosa che invece non è poi accaduta.



Dieci partite senza bonus: un dato pesante

Nelle dieci gare successive, la panchina del Palermo non ha prodotto né gol né assist, nonostante l’altissimo numero di cambi: ben 103. Un trend che stride con quanto visto in molte squadre vincenti degli ultimi anni, dove proprio l’impatto dei subentrati si è spesso rivelato decisivo negli ultimi minuti.

Va però sottolineato che, nello stesso periodo, il Palermo ha perso una sola partita – contro la Juve Stabia – infilando nove risultati utili consecutivi, striscia ancora aperta. Una possibile spiegazione va cercata nell’andamento delle gare: solo contro Entella e Avellino i rosanero sono stati costretti a inseguire. In tutte le altre occasioni, trovandosi in vantaggio, Inzaghi ha preferito inserire giocatori più utili alla gestione del risultato che alla ricerca di bonus offensivi.

L’esempio di Modena e la necessità di forze fresche

La gara bloccata contro il Modena ha evidenziato in modo chiaro i limiti. Gyasi poteva essere il jolly decisivo al “Braglia”, ma ha sprecato una grande occasione davanti a Chichizola e, nella stessa azione, ha commesso il fallo che ha portato all’annullamento del gol di Palumbo. Inoltre, il numero 11 è apparso spesso spaesato tra le linee, faticando a girarsi spalle alla porta e senza riuscire a lasciare il segno con giocate realmente incisive.

Corona e Le Douaron, subentrati negli ultimi sette minuti, non hanno avuto né il tempo né le condizioni per incidere: qualche sportellata del primo, un fallo procurato dal secondo. Troppo poco per cambiare l’inerzia di una partita che avrebbe richiesto ben altro: un guizzo, la capacità di saltare l’uomo o di trovare il varco giusto. Anche perché le fasce sono rimaste bloccate per tutti i 90 minuti e sfondare centralmente sembrava l’unica strada concreta per provare a modificare il punteggio.

A completare il quadro c’è la scelta di lasciare nuovamente in panchina Vasic per tutti i 90 minuti. Il serbo è rimasto fuori per la seconda gara consecutiva dopo quella contro lo Spezia, nonostante fosse reduce da una buona prestazione a Mantova, coronata anche dall’assist per il gol di Ceccaroni. Contro il Modena forse non avrebbe cambiato il risultato, ma il, suo dinamismo dalla metà campo in su avrebbe potuto offrire comunque un contributo utile.

Una tendenza da invertire

Per alzare davvero l’asticella il Palermo dovrà ottenere un contributo più incisivo dai propri subentrati. In un campionato lungo e logorante come la Serie B, la profondità della rosa è tutt’altro che un dettaglio: può rivelarsi decisiva, soprattutto nelle gare bloccate o contro avversari che si chiudono. A maggior ragione con un tecnico come Inzaghi che utilizza quasi sempre i cinque cambi consentiti dal regolamento.

Va però ricordato che questa situazione non è nuova per Inzaghi. Il suo Pisa, lo scorso anno, chiuse il campionato con appena cinque gol dalla panchina, riuscendo comunque a conquistare la promozione. Un segnale che questo limite rappresenta più una tendenza da correggere che un vero e proprio difetto strutturale. Ed è proprio in quest’ottica che il mercato, in questa fase finale, dovrà diventare un alleato prezioso.

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