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Palermo, vittoria di cuore e di nervi tra infarti, “folate” e ricami. Le pagelle ironiche di A&F

Al Barbera torna Dionisi e sentiamo in giro lo stesso affetto che il pubblico americano riservò a Ivan Drago nel match contro Apollo Creed. E siccome noi siamo vecchi e sempre guardinghi, per evitare che corpi estranei provino a infilarsi lì dove non batte mai il sole, facciamo tutti gli scongiuri del caso e speriamo di essere noi i Rocky Balboa della situazione.

Manca Palumbo e sognavamo già l’esordio di Johnsen a cui ci lega una comune insana passione per “the devil’s game”. Ma Pippo non lascia spazio ai sogni e mette Gyasi accanto a Le Douaron. In difesa Peda mantiene il posto di titolare nonostante il ritorno di Magnani. Per il resto tutto confermato e, in avanti, Joel “scricchiagli la porta” Pohjanpalo.

Non abbiamo neanche il tempo di accomodarci sulla sediolina che l’Empoli segna sullo sviluppo di un calcio d’angolo (come dicono quelli bravi). Palla inutile dentro l’area, batti, sbatti, ribatti, dormita complessiva e palla dentro. Il Palermo non reagisce ed è irriconoscibile come i vostri cronitifosi in smoking a una serata di gala per la consegna di un premio letterario.




Poi, all’improvviso, l’incoscienza! Un paio di cross pericolosi e finalmente la mezza scivolata di Gyasi, fino a quel momento desaparecido del match, con complicità dell’ex Fulignati. Il gol però non sblocca i rosanero che, orfani di Palumbo, faticano a portare la palla nella metà campo avversario e subiscono troppo le folate offensive dei toscani (erano anni che volevamo scrivere “folate”: possiamo ritirarci sereni!). Si finisce con l’Empoli in avanti e si spera che Pippo cambi qualcosa.

Il primo cambio segue proprio la legge di Pippo e festeggiamo il ritorno di Magnani che prende il posto dell’ammonito Ceccaroni. Nel frattempo anche il tabellone luminoso leva il gol a Gyasi e lo fa diventare un autogol e la pagella ne risentirà! Il Palermo segna con un gol da.. finale del mondiale 1966 ma l’arbitro non lo fischia e poi assegna un fallo sul portiere. Allo stadio sembrava gol ma dalla regia confermano che la palla non era tutta dentro.

E arriva anche il debutto di Johnsen che rileva Gyasi e che il Barbera, con la consueta sobrietà e sang froid che distingue il tifo rosanero, accoglie come il messia. Ma proprio il nuovo entrato strappa il pallone a un avversario sulla fascia, smarca di tacco Augello che crossa un area: e il finlandese, terror delle difese, non sbaglia. E siamo avanti!

L’Empoli non molla e chiama Joronen a un miracolo, estirpando la palla dall’incrocio. Che partita! Ma il Palermo oggi è distratto e così arriva il pari dell’Empoli senza che neanche capiamo bene né come né perché. Dopo poco, in una azione su cui si capisce poco, c’è un check del Var per cento minuti. Poi l’arbitro va a guardare e non dà un sicuro rigore. È un marasma e l’arbitro non ci sta capendo più niente. Vasic prende il posto di Le Douaron e noi, ormai disperati, speriamo segni questo benedetto primo gol in rosanero.

Dopo pochi minuti però il rigore arriva e stavolta non c’è neanche bisogno del malefico Var. Un calcione a Bani che stava controllando il pallone e l’arbitro indica il dischetto. Va Pohjianpalo ed è una sentenza! E siamo di nuovo avanti! Entra anche Gomes per Segre ma non ci chiedete quando, perché siamo sulle montagne russe e non ci stiamo capendo nulla. Pippo si “pitrunia” e fa entrare anche Blin al posto di Ranocchia. C’è il tempo per un nuovo miracolo di Joronen che ci fa fermare il cuore: parata della stagione!

I minuti scorrono troppo lenti e solo i ricami con la palla di Johnsen ci aiutano a superare la paura. Ma il Palermo la vince, di cuore e di nervi, con una prova di carattere che ci fa sperare e sognare. Forza Palermo!

Joronen 9 – Sui goal ha poche colpe ma oltre ad una serie di notevoli parate, compie due vere e proprie prodezze, di cui una vale un campionato, rimanendo imperturbabile mentre tutto lo stadio si accascia per un possibile infarto. Glaciale.

Peda 6,5 – Pulito in fase difensiva, non disdegna le proiezioni in avanti e la sua torsione di testa avrebbe meritato il goal che la traversa, l’arbitro e il Var gli negano. Sfortunato.

Bani 6 – Meno sicuro del solito, e con lui tutta la difesa, ma alla fine risulta decisivo procurandosi il rigore che vale la vittoria. Capitano coraggioso.

Ceccaroni 5,5 – Incerto in difesa, poco presente in fase offensiva, una volta ammonito per lui il destino è segnato ed infatti esce a fine primo tempo. Appannato.

(dal 1′ s.t. Magnani) 10 – Ci interessa poco come ha giocato, già per il fatto di riaverlo tra noi, dopo tutto quello che ha passato, merita il massimo. Bentornato.

Pierozzi 6 – Dopo una vittoria così non bocciamo nessuno, ma la sufficienza non la meriterebbe anche se deve sacrificarsi in un continuo lavoro di copertura e sofferenza. Contenimento.

Segre 6 – Vale anche per lui quanto detto per Pierozzi. Paganini (noi).

(dal 37′ s.t. Gomes) s.v.

Ranocchia 6 – Gli avversari sanno bene che è l’unico che può innescare il gioco del Palermo e gli costruiscono attorno una vera e propria gabbia da cui fatica a liberarsi. Jailbreak.

(dal 46′ s.t. Blin) s.v.

Augello 8 – Il Palermo attacca costantemente dal suo lato, perché è uno dei pochi che punta l’avversario e mette al centro un numero infinito di palloni pericolosi, di cui uno magicamente sfruttato dal finlandese senza paura. Goniometro.

Gyasi 6 – Non aveva giocato benissimo ma risulta decisivo per il goal del pareggio e da quel momento in poi acquista fiducia e, finalmente, lo vediamo correre più libero e meno impallato. Sbloccato.

(dal 10′ s.t. Johnsen) 7 – Neanche il tempo di entrare in campo, colpo di tacco a smarcare Augello, cross preciso e gol del due a uno. Che si può volere di più? In effetti si può perché il norvegese fa vedere subito doti di dribbling, controllo palla e carisma che fanno ben sperare. Sette lamette.

Le Douaron 7 – È confusionario, spesso perde il pallone o lo controlla male ma alla fine, guardando il tabellino come i giornalisti veri, si registrano due assist e una costante pressione sulla difesa avversaria. Determinante.

(dal 37′ s.t. Vasic) s.v.

Pohjanpalo 8 – È l’arma letale del Palermo perché tocca pochissimi palloni, e quasi tutti sbagliati, ma se ne va a casa con una doppietta e la posizione sempre più consolidata di capocannoniere del campionato. Mel Gibson.

Inzaghi 9 – Il Palermo soffre tantissimo contro un avversario tosto e in netto miglioramento ma la squadra dimostra grinta, cuore, carattere voglia di vincere come il suo allenatore sa trasmettere. Mental coach.

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