Ranocchia, da equivoco tattico a certezza assoluta: cresce lui e cresce il Palermo
Il percorso di Ranocchia in rosanero non è stato semplice. Partito a razzo, con Corini allenatore: quattro gol nelle prime cinque partite con il Palermo, ha poi vissuto una fase di calo, finendo intrappolato in un equivoco tattico che non ne esaltava le caratteristiche. Trequartista, mezzala o play? Un dubbio che ne ha rallentato l’ascesa.
In questa stagione, però, Ranocchia ha finalmente trovato la sua strada, anche e soprattutto grazie alla fiducia di Inzaghi. A Modena ha disputato una delle sue migliori partite in maglia rosanero e anche i più critici nei suoi confronti hanno dovuto ricredersi. Il numero 10 è oggi al centro del progetto tecnico e, partita dopo partita, sembra acquisire sempre maggiore confidenza con il ruolo.
Il play che non c’era
Ranocchia non è un play classico, anche perché questa figura sta progressivamente scomparendo. I registi “alla Corini” o “alla Liverani” sono sempre più rari: il calcio moderno li considera meno funzionali rispetto a dieci o vent’anni fa. Non è un play tradizionale neppure per caratteristiche: non ha ancora la visione e le invenzioni tipiche del ruolo, ma risulta funzionale al calcio di Inzaghi.
L’allenatore gli ha garantito fiducia e continuità sin dal primo giorno di ritiro. Lo ha schierato sia in coppia con un altro centrocampista nel 3-4-2-1, sia da vertice basso nel 3-5-2, ribadendo più volte che Ranocchia è un centrocampista di costruzione. Il classe 2001 ha impiegato un po’ di tempo per calarsi in un sistema che privilegia la verticalità immediata rispetto al possesso ragionato, ma ora sta raccogliendo i frutti del lavoro.
La svolta di Ranocchia
Sulle sue qualità tecniche c’erano pochi dubbi. La vera novità è l’impatto in fase di non possesso, da sempre considerato il suo tallone d’Achille. Ranocchia ha vinto il 52% dei duelli: numeri tutt’altro che banali per un giocatore che non fa del contrasto fisico la sua arma principale. Non solo aiuta la prima costruzione senza strafare, ma sta crescendo anche senza palla. Si sta trasformando in un centrocampista completo, esattamente come piace a Inzaghi. Restano immutate anche le sue doti sui calci piazzati: l’anno scorso ha messo a referto nove assist, quest’anno è ancora a secco, ma i numeri arriveranno.
La stagione era partita con buone prestazioni, poi un infortunio lo ha costretto a saltare tre partite e il ritorno al top non è stato immediato, anche perché Inzaghi lo ha rimesso subito nella mischia appena tornato disponibile. Dopo la gara di Chiavari saltata per squalifica, è iniziato un crescendo continuo, con prestazioni spesso da migliore in campo. Un rendimento che ha convinto anche i più scettici, gli stessi che anche nel recente passato ne invocavano lo spostamento sulla trequarti, nonostante Ranocchia abbia sempre ribadito di sentirsi un centrocampista di costruzione.
Numeri da top centrocampista in B
Il confronto con altri interpreti del ruolo, più abituati di lui a compiti di regia, è significativo. Il paragone è stato fatto con Calò (Frosinone), Busio (Venezia), Pessina (Monza) e Castagnetti (Cesena), centrocampisti per caratteristiche o posizione in campo assimilabili a Ranocchia nelle prime cinque squadre della classifica. Nel confronto è stato inserito anche Salvatore Esposito, calciatore forte spesso invocato da una parte della tifoseria rosanero, alle prese con una stagione complicata e con un infortunio che lo terrà fuori per due mesi.
I numeri parlano chiaro. Ranocchia è secondo per tiri totali e terzo per tiri in porta, ma soprattutto è primo per tiri ogni 90 minuti: cerca la conclusione quasi tre volte a partita. È il giocatore che commette più falli, è terzo per cross e, soprattutto, primo per contrasti vinti, certificando i progressi nella fase senza palla. Dati che raccontano una crescita evidente, non solo all’interno del gioco del Palermo, ma anche nel confronto diretto con i migliori centrocampisti della categoria.
