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Il Palermo e le sostituzioni: Palumbo, grande fantasia ma a “tempo determinato”

Antonio Palumbo è uno dei volti più riconoscibili di questo Palermo. Non solo per numeri – 5 assist e 1 gol fin qui in stagione – ma soprattutto per il peso specifico che ha nel gioco rosanero. Tutto normale, visto che è stato il colpo più atteso del mercato estivo.

Sono sue le giocate più spettacolari, come ad esempio l’apertura per Vasic – domenica scorsa – in occasione del gol di Ceccaroni a Mantova o l’assist al bacio per Pohjanpalo la settimana precedente. Eppure, Palumbo quasi mai arriva al 90’: la gestione del giocatore è diventata ormai una costante che si ripete, partita dopo partita, e che porta inevitabilmente a qualche interrogativo.

Numeri e minutaggio: una presenza a intermittenza

Le uniche due gare in cui Palumbo ha completato l’intera partita sono state quelle contro il Catanzaro e l’Entella. La gara di Catanzaro è stata una gara in salita, con il Palermo sotto nel punteggio e con Inzaghi deciso a non rinunciare all’estro dell’ex Modena nel tentativo, vano, di recuperare: e arrivò la prima sconfitta della stagione rosa. La gara contro l’Entella invece è stata l’alba del “nuovo ciclo” del Palermo, sette giornate fa, quando il Palermo era reduce dalla grande crisi con tre sconfitte in quattro partite: Ranocchia era squalificato, Segre partiva dalla panchina dopo la brutta prestazione di Castellammare di Stabia, e Inzaghi aveva ridisegnato l’assetto passando al 3-5-2. 



Per il resto, una lunga serie di sostituzioni: 61’, 70’, 66’, 65’, con l’eccezione degli 85’ giocati ad Avellino quando, poco dopo la mezz’ora della ripresa, Inzaghi ha scelto di inserire Gyasi e Gomes per tentare di recuperare il vantaggio iniziale dei campani firmato Biasci, sostituendo Palumbo solo a cinque minuti dalla fine, sul risultato di 1 a 2, prima del pareggio in extremis dei padroni di casa.

Partenza in ritardo

Palumbo ci ha messo qualche settimana prima di mostrare in campo il suo valore. Ha iniziato la stagione in ritardo rispetto ai compagni, ma dopo un avvio a rilento ha progressivamente aumentato il minutaggio, offrendo risposte incoraggianti anche dal punto di vista atletico. Recuperi a tutto campo, ripiegamenti difensivi e continuità d’intensità non sono mai mancati. Forse anche troppo se è vero che dopo un’ora di gioco comincia a lampeggiare la spia della benzina fino a rendere quasi inevitabile la sua sostituzione.

Una situazione nuova anche per il fantasista. Il confronto con i due anni precedenti giocati a Modena è illuminante. Nella scorsa stagione Palumbo non ha completato la gara soltanto due volte nelle prime 19 giornate, contro Bari e Juve Stabia. Due anni fa, sempre a Modena e con Paolo Bianco in panchina, le sostituzioni erano state nove nello stesso arco di partite.

La domanda è inevitabile: i cambi sono solo dovuti alla stanchezza fisica o fanno parte di una strategia tattica di Inzaghi? A volte, sono stati i cartellini gialli rimediati da Palumbo a suggerire prudenza a Inzaghi per evitare di restare in 10 ma la “durata” di Palumbo – proprio perché è un giocatore importante per il buon funzionamento della squadra – diventa un aspetto primario per una squadra che non è brava nella gestione del pallone e che ha bisogno della sua fantasia per accendersi e trovare i gol con cui mettere al sicuro il risultato.

Stanchezza o scelta tattica?

La sua sostituzione intorno alla metà della ripresa, inevitabilmente, porta a un radicale cambiamento del sistema di gioco della squadra. Senza Palumbo, il Palermo perde inventiva, linee di passaggio e verticalità. Gomes o Blin – sono stati loro nelle ultime sette gare a far rifiatare Palumbo – sono giocatori con caratteristiche molto diverse. Con il Mantova è entrato Blin a risultato favorevole. Col Padova, nella gara precedente, era stato Gomes, sempre con i rosanero avanti. Ad Avellino, subito dopo il gol di Pohjanpalo, dentro Blin. Con la Sampdoria, sull’1 – 0, ancora Gomes. Ad Empoli, cinque giornate fa, sul momentaneo 1-2, di nuovo Blin.

Se il problema è quello della stanchezza fisica c’è da chiedersi se davvero il giocatore non può aumentare il proprio minutaggio o magari gestirsi diversamente nel corso della gara. Se invece la sostituzione di Palumbo rientra in una precisa scelta tattica, Inzaghi deve tenere conto della inevitabile trasformazione della squadra in conseguenza dei cambi con giocatori più abili nella fase di contenimento che bravi a verticalizzare la manovra, e di conseguenza la possibilità di chiudere le gare.

Se a Mantova il pareggio dei padroni di casa è stato conseguenza di una fatalità e non certo di un diverso atteggiamento tattico, altre volte anche nel recente passato i cambi hanno prodotto un abbassamento del baricentro e una minore pericolosità della squadra dalla metà campo in su. E, a proposito di cambi, ci sarebbe da chiedersi cosa è successo a Gomes che negli ultimi tempi non riesce a dare contributi significativi. All’alba del girone di ritorno (e col calciomercato aperto) è lecito guardare in prospettiva.

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