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Il Palermo vince e si prepara a un duello da “cavalleria rusticana”. Le pagelle ironiche di A&F

Rotoliamo satolli verso i nostri seggiolini, sapendo già che difficilmente riusciremo a starci dentro dopo gli eccessi culinari e alcolici della domenica di Pasqua. Ma il dovere (e l’arcigno Megadirettore) chiama e così ci alziamo storditi in pigiamino dal più classico pisolino post prandiale e ci troviamo catapultati nel solito psicodramma calcistico che contraddistingue la nostra esistenza, senza alcuna possibilità di redenzione.

Bisogna vincere per andarsi a giocare il campionato e le (residue) speranze di promozione diretta in uno scontro all’ultimo sangue venerdì allo Stirpe di Frosinone. Nessuna sorpresa per Pippo che conferma la squadra ormai titolare, senza alcun rinforzo di gennaio e tutta a supporto di Joel “spaccagli le uova” Pohjanpalo, è un Palermo convinto e conscio della posta in palio che parte subito con il piede sull’acceleratore contro un Avellino da Prima Repubblica, di lotta e di governo, che si difende con ordine ma pressa alto per non rischiare troppo.

L’arbitro fischia all’inglese, il ritmo è elevato e il Palermo passa alla prima occasione. Da un rilancio della difesa gli irpini si fanno trovare un po’ sbilanciati e così Le Douaron si invola verso l’area in vantaggio numerico, vede Palumbo sulla destra e lo serve. Il fantasista rosanero entra in area, stoppa e non perdona con uno splendido “tiroaggiro”! Uno a zero per noi e inutili proteste irpine per qualcosa che non abbiamo capito.



Si agitano sugli spalti anche i tifosi avellinesi che contano più bandiere che cristiani. Il Palermo dopo il gol entra in modalità stand-by e non gioca più, subendo anche un gol ma su fuorigioco che pare fosse millimetrico. Le nostre arterie sono intasate dagli eccessi pasquali e capite bene che non possiamo rischiare così.

Poi, a cinque minuti dalla fine del primo tempo, Izzo dimostra di essere un ex giocatore per di più con dubbie qualità mentali e si fa espellere per un fallaccio su Pierozzi. L’arbitro va al Var, leva l’espulsione diretta e dà la doppia ammonizione ma il risultato non cambia e restiamo in superiorità numerica proprio mentre finalmente arriva il momento della pubblicità del pane cunzato sugli schermi che segna puntuale la fine del primo tempo.

Si rientra e al posto di un nervosissimo Pierozzi entra l’enigma Gyasi. Si gioca a una porta sola tentando di segnare il secondo gol della serenità ma l’Avellino resiste asserragliato nel fortino disegnato da Ballardini. Al 56’ esce Joronen infortunato e torna tra i pali Gomis. Il Palermo segna anche il secondo che viene annullato per un fuorigioco confermato dopo circa venti minuti di check Var.

I rosanero dopo il gol annullato si fermano completamente e cominciano a subire un po’ l’Avellino e noi, invece, cominciamo ad agitarci. Arrivano altri cambi di Inzaghi con Segre e uno stremato Palumbo che lasciano il posto a Giovane e Vasic. Arriva anche il momento tra gli irpini di Insigne e Tutino che, per non fare disparità, vengono accolto entrambi da una salva di fischi ma che aumentano la nostra tensione perché aumentano le probabilità di subire il più classico dei gol per la legge dell’ex.

E invece arriva il raddoppio rosanero! Sulla prima giocata centrale dall’inizio della partita combinano Pohjanpalo e Ranocchia che entra in area e piazza con un tocco di fino degno di una serata all’opera. Esce anche il solito monumentale Bani destinatario di una meritata standing ovation ed entra Magnani per un finale che speriamo sia serenissimo. E non sbagliamo perché i minuti di recupero scorrono noiosi come un mondiale senza gli azzurri e arriva una meritata vittoria.

Il Palermo trova tre punti dentro l’uovo di Pasqua e si prepara alla partita dell’anno. Venerdì sera a Frosinone: o si fa la promozione o si muore! Forza Palermo!

Joronen s.v. – Visto che di fatto non deve mai usare le mani, perché non viene impegnato per una sola parata degna di questo nome, decide di farsi male utilizzando i piedi ed esce dopo poco più di un’ora. Sfortunato.

(dal 12′ s.t. Gomis) 6 – Si rivede dopo tantissimo tempo e anche se non deve fare nulla di particolare, noi gli diamo una sufficienza di stima, stante anche la sua anima golfistica. Pronto.

Peda 7 – Ormai titolare inamovibile, ne conferma pienamente le ragioni con una prestazione in cui annulla praticamente tutto quello che passa dalle sue parti. Tritatutto.

Bani 6,5 – Guida come sempre la difesa con autorità e sicurezza e non disdegna le solite sortite offensive, soprattutto su azioni da calcio piazzato. Quando si accascia a terra per un infortunio tutto lo stadio trattiene il respiro, ma confidiamo che non sia nulla di particolarmente serio. Arripigghiati.

(dal 39′ s.t. Magnani) s.v.

Ceccaroni 6,5 – Visto che dalla sua fascia Augello spinge a più non posso non deve affaticarsi più di tanto e pensa soprattutto a coprire. Sparagnino.

Pierozzi 6 – La cosa migliore della sua partita è il duello con Izzo che, alla fine, fa saltare i nervi al giocatore irpino , che cerca di farsi giustizia da solo e viene espulso, consentendo al Palermo di giocare tutto il secondo tempo in superiorità numerica. Cavalleria Rusticana.

(dal 1′ s.t. Gyasi) 6,5 – Finalmente lo abbiamo visto correre e, addirittura, provare qualche penetrazione offensiva con una velocità superiore a quella da bradipo cui ci aveva abituato nelle ultime prestazioni. Risveglio muscolare.

Segre 6 – Solita corsa a tutto campo ma con minore lucidità e precisione rispetto al solito. Fondista.

(dal 26′ s.t. Giovane) 6 – Lui entra in campo e dopo dieci minuti il Palermo segna il raddoppio, che volere di più? Amuleto.

Ranocchia 7 – Tanto lavoro oscuro a mettere ordine fino a quando in campo c’è anche Palumbo. Dopo prova a riportare avanti la manovra del Palermo quando l’Avellino pressa di più e ci riesce con una bellissima triangolazione per siglare il goal del raddoppio e, soprattutto, della tranquillità per noi. Game Over.

Augello 7 – Praticamente il Palermo gioca solo sulla sua fascia perché la solca avanti e indietro come dovesse seminarla. Aratro.

Palumbo 7,5 – Un goal che è una perla per intelligenza tattica ed esecuzione balistica, e soprattutto perché incanala la partita sui ritmi perfetti. Ma la sua prestazione non si ferma al goal, perché recupera e distribuisce palloni con giocate spesso di livello. Faro.

(dal 26′ s.t. Vasic) 6 – Tanta corsa e impegno per alleggerire la pressione degli ospiti nel momento più difficile dei rosa. E fa abbondantemente la sua parte. Rispondente.

Le Douaron 7 – Non sarà bello a vedersi perché spesso si impappina con il pallone o si incarta i controlli improbabili, ma il francese è ormai un pilastro di questo Palermo per la capacità di creare spazi sportellando con gli avversari e, come nell’occasione del goal, capovolgere subito l’azione e fornire assist preziosi. Wrestler.

Pohjanpalo 6 – Meno brillante e incisivo del solito anche negli scontri corpo a corpo con gli avversari che, stavolta, lo frenano senza particolari difficoltà. Però alla fine, mette la sua firma decisiva sul gol del raddoppio con un assist da “passaggio filtrante”alla PS5. Triangolo.

Inzaghi 7 – La partita poteva essere una di quelle complicate sia per la pressione data dalla imprescindibilità della vittoria che per l’avversario, notoriamente rognoso per i colori rosa. La vittoria arriva tutto sommato senza grosse sofferenze e con una prestazione attenta e caparbia che fa ben sperare in vista dello scontro diretto con l’insopportabile squadra ciociara. Essenziale.

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2 thoughts on “Il Palermo vince e si prepara a un duello da “cavalleria rusticana”. Le pagelle ironiche di A&F

  1. A pasqua siamo tutti più buoni e a pasquetta anche meno lucidi. Fioccano sette e sette e mezzo a centrocampo che pare natale. Avessimo tutti sto super giocatori non ci ridurremmo a pochi minuti dalla fine per controllare e chiudere contro un Avellino in 10 per mezza partita che si, non ha mai tirato in porto e che no, manco noi abbiamo mai tirato in porta gol a parte.

  2. Come dice ormai spesso Inzaghi, per prepararci alla pillola amara, il campionato scorre via come ottimo vino, peccato che altre tre squadre siano state migliori. È vero, nulla da aggiungere. Dovevamo scorrere di più noi.

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