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Palermo, la lista degli under è tutta da rifare: servono giovani di prospettiva

Il Palermo ha un problema con gli Under. Non si discute la strategia che ha portato alla costruzione dell’ultimo organico, il più anziano della Serie B con una media di 29,3 anni: la volontà è stata quella di allestire una squadra esperta, con giocatori di categoria superiore capaci di reggere la pressione di una piazza complicata. Gli Under, in questa idea, sono risultati soltanto un corollario, alternative utili solo in caso di estrema necessità, mai protagonisti, a eccezione di Peda. Il risultato, però, è stato quello di arrivare al traguardo col fiato corto e senza ricambi all’altezza, anche perché alcuni over come Gomes, Gyasi e Blin hanno deluso.
Una strategia che alla fine ha presentato un conto salato. Ed è anche inutile confrontare il progetto Palermo con quello delle altre promosse, perché ogni realtà fa storia a sé. Il Frosinone ha conquistato la Serie A con la rosa più giovane del campionato, ma una cosa è giocare a Frosinone, un’altra a Palermo. E non è soltanto una questione di pressioni: non è vero che i giovani a Palermo non possano giocare, basta tornare indietro di qualche anno, quando Dybala, Pastore o Cavani calcavano il prato del “Barbera”. Fenomeni, certo. Altri tempi e altri livelli, sicuramente. Anche loro furono criticati, ma riuscirono comunque a emergere e a brillare.

A Palermo c’è evidentemente un problema di immediatezza del risultato. La promozione in Serie A sta diventando un’ossessione, a prescindere dalle dichiarazioni ufficiali di dirigenza e proprietà. Con questi investimenti è un delitto non arrivare all’obiettivo. Ma non è detto che chi spende poi raccoglie: le idee spesso battono i soldi, basta guardare la storia recente del PSG o quella del Manchester City, che ha impiegato 15 anni dall’avvento di CFG per vincere la tanto agognata Champions League.
A Palermo non si può aspettare la completa maturazione di un giovane (che in Italia sono considerati i giocatori under 25, all’estero under 20…). La strada più rapida per arrivare all’obiettivo è costruire l’organico con giocatori d’esperienza. Il calcio però non è una scienza esatta e non esiste una formula univoca per vincere: non è che se costruisci una squadra di soli giovani vinci; non è che se punti tutto sull’esperienza vinci; non è che se trovi il giusto mix vinci. Servono tante componenti, ma un fatto incontrovertibile è che gli Under a Palermo negli ultimi anni sono stati più un contorno che una risorsa.
Un problema che non nasce dal nulla e che ha radici anche regolamentari. In Serie B, la lista degli Over può essere composta da un massimo di 18 giocatori. Ogni club, quindi, deve completare l’organico con calciatori nati dal 1° gennaio 2003 in poi, i cosiddetti ‘Under’, che possono essere tesserati senza limiti. Non gestire al meglio questo segmento della rosa significa giocare con un handicap strutturale. Il Palermo questo lo sa bene, eppure il bilancio dell’ultima stagione è impietoso: zero gol dagli Under, minutaggi esigui, impatti quasi nulli.

Eppure gli investimenti sui giovani, negli anni scorsi, erano stati fatti. Desplanches è arrivato a Palermo per 2 milioni di euro più bonus: era considerato uno dei migliori prospetti nel suo ruolo, titolare nella Nazionale Under 21. Stessa cifra per Vasic – reduce da un ottimo campionato in Serie C col Padova, otto gol segnati – e per Appuah. Nessuno dei tre, per motivi diversi, è riuscito a incidere, così come tutta la valanga di prestiti arrivati e ripartiti senza lasciare traccia. Nello scorso campionato non è arrivato nemmeno un gol dagli Under, che erano Vasic, Peda, Veroli, Giovane, Corona e Di Bartolo. L’unico che ha trovato continuità di minutaggio e rendimento è stato Peda, dimostrando affidabilità e futuribilità. Troppo poco per una squadra che punta alla Serie A.



Gli effetti di questa strategia si ripercuotono ora sulla costruzione della nuova stagione. Il Palermo si ritrova una lista Under – ovvero i nati dal 1° gennaio 2003 in avanti – praticamente svuotata. Vasic e Peda diventano over, l’unico reduce dell’annata passata è Corona; poi ci sono i rientranti Desplanches e Appuah e i tre portieri Di Bartolo, Nespola e Cutrona.
L’impressione è che la costruzione di una lista Under di primo livello possa fare la differenza nella prossima stagione. I vari Bani, Augello, Ceccaroni, Segre… avranno un anno in più e non è detto che mantengano lo stesso livello di rendimento dello scorso anno. Servono forze fresche, giovani non da coltivare con pazienza ma da gettare subito nella mischia. Bisogna tornare a investire sugli Under non per moda o per rispettare i parametri, ma per avere giocatori pronti oggi, non domani.

Il giovane deve giocare perché è forte, non perché è giovane. Le tre rose con l’età media più bassa del campionato scorso sono state Frosinone, Empoli e Venezia: due sono andate direttamente in Serie A, la terza ha mantenuto la categoria all’ultimo respiro. Non è detto che il “progetto giovani” attecchisca subito o che funzioni sempre. Il Palermo dovrà ricostruire una lista Under con la consapevolezza che Inzaghi da quei quattro/cinque giovani possa pescare titolari, non semplici alternative. Così è stato per Peda, così dovrà essere per altri. E per farlo servono investimenti, perché i giovani forti costano. La chiave per una stagione di successo sarà affiancare agli undici/dodici titolarissimi dello scorso campionato quattro/cinque giocatori di primo piano, in base al nuovo progetto tattico dell’allenatore, che prevede anche il 4-2-3-1. Costruite le fondamenta, ora bisogna alzare il palazzo. E per farlo, servono anche materiali nuovi. Il d.s. Osti e Inzaghi sono al lavoro.

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