Aristoteles, Oronzo & la Longobarda: 40 anni di mito e buoni sentimenti
La maglia della Longobarda nasce per un film, creata da un marchio che ai tempi aveva tantissime squadre nel suo carniere, Nicola Raccuglia, ovvero NR. Esiste per durare il tempo di un’ora e mezza. Era “L’allenatore nel pallone”, con Lino Banfi a interpretare un cialtrone che viene chiamato per caso ad allenare in serie A. Un viaggio dell’eroe improbabile e con leggerezza comica pecoreccia. Per noi adesso è un cult. Si chiama Reminiscence Bump. abbiamo nostalgia di ciò che ci sembrava spensierato. Quella maglia è sopravvissuta alla finzione, ha attraversato il confine tra rappresentazione e vita. E si è caricata di qualcosa che nessun copione aveva previsto: memoria affettiva.
Quella maglia è ritornata in auge da poco, perché il figlio di Nicola Raccuglia, Enzo, l’ha prodotta nuovamente in esemplari limitatissimi. E il sottoscritto vanta il possesso di uno di questi con la leggendaria 9 di Aristoteles. Ma c’è una seconda forma, più sottile. Credevamo di ridere di niente. Aristoteles non era una parodia qualsiasi: era la parodia di Socrates, un campione brasiliano reale, con il numero 8, che giocava come un filosofo. La comicità della Longobarda funzionava perché il calcio italiano di quegli anni era talmente denso di tensione e sacralità che una sua parodia liberava qualcosa. Era leggerezza necessaria.

Ma la leggerezza, come sapeva bene Calvino, non è assenza di peso. È un modo diverso di portarlo. Quella maglia era leggera perché ci faceva ridere. Oggi è pesante perché ci fa ricordare. E il confine tra le due cose, tra il ridere e il commuoversi, è esattamente quello che Lino Banfi attraversava ogni volta senza accorgersene. Credevamo di ridere di niente. Invece stavamo costruendo memoria. Anche questa è una forma di sconfinamento: quando ciò che sembrava vuoto si rivela pieno.
C’è chi è andato oltre la semplice memoria e il ricordo pregiato che restano indelebili. Ha fatto scendere in campo la Longobarda. La Longobarda Salerno, nata nel luglio del 2006 grazie all’iniziativa e agli sforzi di alcuni ragazzi salernitani con la passione per il gioco del calcio tra i quali: Luigi Scala, Christian Verderame e Giovanni De Nicola. Non si sono fermati al calcio giocato dei campi piccoli di provincia, si sono rivelati pieni di sorprese per chiunque li conosca. Dall’incontro con “l’altra” Longobarda alle iniziative magnifiche di beneficenza. Andiamo con ordine, perché una volta finito tiferete tutti per questa squadra. A farci da guida nel loro mondo è il presidente Giovanni De Nicola.

– Partiamo dall’origine doppia del nome: quanto pesa oggi Arechi II e la Salerno Longobarda, e quanto pesa invece Oronzo Canà? Sono due anime che convivono o una ha finito per mangiarsi l’altra?
“Diciamo che adesso la componente legata al film ha finito per sovrastare il richiamo alla dominazione longobarda della nostra città e questo perché nel mondo del calcio il nome longobarda suscita subito simpatia e bei ricordi e poi con i vari rapporti intrecciati con i protagonisti del film non poteva essere diversamente. Malgrado ciò, però, ci teniamo sempre a far presente che il nostro nome deriva dalla fortunata unione dei due riferimenti”.
– C’è un momento preciso, vent’anni fa, in cui qualcuno ha detto “chiamiamola Longobarda”: te lo ricordi chi lo ha detto?
“Scelta non facile. Ci voleva un nome che mettesse tutti d’accordo e ciò è avvenuto con Longobarda Salerno, denominazione che è venuta in mente al sottoscritto e che è stata, col senno di poi, una felicissima intuizione”.
– Quando avete deciso di indossarla sul serio, sapevate che stavate trasformando un costume di scena in un oggetto affettivo?
“Le maglie da calcio sono degli oggetti affettivi, per molti delle reliquie vere e proprie, questo soprattutto quando guardiamo alle realtà più importanti ed ai milioni di tifosi che le seguono. Nel mondo dello sport dilettantistico ovviamente è diverso, le divise da gioco cambiano di anno in anno molto spesso per seguire le volontà degli sponsor, poter però prescindere da ciò e legarla ai nostri miti, come abbiamo fatto negli ultimi anni con la riproduzione di maglie legate in qualche maniera al film è stato qualcosa di fantastico”.
– Il pubblico che vi guarda giocare ride ancora, come negli anni ‘80, o si commuove? Che differenza senti tra le due reazioni?
“Quando coloro che non ci conoscono vengono a sapere come ci chiamiamo ovviamente per loro è un motivo di ilarità, ma anche di immediata apertura verso di noi: e possiamo spiegare il perché di questa scelta e soprattutto che dietro a quell’immagine di simpatia c’è un mondo da scoprire”.
– Recuperare la numero 9 originale di Aristoteles da un collezionista è stata un’operazione quasi archeologica. Cosa si prova a tenerla in mano?
“Si torna indietro nel tempo come in un film di fantascienza, il mondo in quarant’anni è cambiato e si vede anche dai tessuti, le maglie di un tempo, in flanella o in lana leggera danno subito la sensazione di tutto ciò. Essere riusciti poi a far firmare ai diretti interessati (Lino Banfi ed Urs Althaus) un reperto del genere non fa altro che aumentarne il valore simbolico ed affettivo”.
– “Aristoteles” lo avete incontrato a Roma per il quarantennale insieme a Banfi e Martino…
“A dire il vero il contatto con il nostro mito Urs Althaus è partito prima, nel 2021, quando riuscimmo ad invitarlo a Salerno per la presentazione del suo libro autobiografico. Lì abbiamo conosciuto una persona stupenda, di una disponibilità e simpatia uniche. Poi il rapporto, malgrado la lontananza, non è scemato anzi si è rafforzato fino al 19 settembre 2025, quando siamo riusciti ad organizzare, presso l’orecchietteria di Lino Banfi, una reunion indimenticabile. Abbiamo pranzato insieme ai nostri guru ed è stato fantastico vedere in loro lo stupore quando hanno capito che da quel film, nato per gioco, è partito un sentimento e delle iniziative che uniscono mondo dello sport e mondo della solidarietà”.
– Urs ha raccontato di essersi commosso ricevendo la maglia da voi. Cosa vi ha detto lui, di quello che la Longobarda ha significato per la sua vita dopo il film?
“Vedere la sua effige esultante stampata sulle nostre maglie l’ha emozionato davvero, l’ha subito indossata. Noi lo conosciamo per quel film ma ha fatto tanto altro e dalla lettura del suo libro si può capire davvero quello che è un uomo, prima che un attore, dalla vita incredibile. Il film gli ha dato una notorietà che pur passando il tempo e le generazioni non sembra sfumare”.
– La comicità di Aristoteles funzionava perché parodiava un calcio “sacro”. Il calcio di oggi ha ancora bisogno di quella leggerezza o è cambiato il tipo di peso da alleggerire?
“L’Allenatore nel pallone è uscito nelle sale nel miglior momento possibile, prima che il calcio si trasformasse in qualcosa che si va allontanando sempre più dal concetto di sport. Il film è riuscito a mettere insieme tutti gli stereotipi dell’epoca ed a mixarli in maniera perfetta. Man mano però il calcio si è preso troppo sul serio, passando da sport a business: replicare un qualcosa di simile a “L’allenatore nel pallone” secondo me è oramai impossibile, si veda anche il sequel del 2008 che non ha avuto un successo simile al primo”.
– Però voi non vi siete fermati all’aspetto goliardico e calcistico.
“Fin dalla nostra fondazione ci siamo impegnati nel mondo della solidarietà con raccolte fondi, di generi alimentari, di vestiario, cercando di portare fuori dal mondo del calcio la forza che il gruppo può avere. Per tanti anni abbiamo unito sotto lo stesso cappello sport e solidarietà, pochi anni fa abbiamo deciso di non tagliare il legame, ma renderlo più forte fondando l’associazione di promozione sociale “Longobarda for Smile” che è la costola solidale della Longobarda Salerno”.
– La scuola calcio è aperta anche a chi non può pagare, per favorire l’integrazione: come avete gestito il passaggio senza che i bambini percepissero una differenza tra “chi paga” e “chi no”?
“Per i bambini, soprattutto quelli più piccoli, il problema non c’è, loro vogliono solo giocare. In teoria è più complicato con i genitori, ma le cose sono messe in chiaro con tutti e sapendo che l’obiettivo della nostra realtà non è quello di crescere i calciatori di domani ma degli sportivi e di creare rapporti di amicizia. Chi non comprende si allontana da solo”.

– Tanti gli eventi fatti, dagli indumenti a “Diamoci una Zampa” dove avete raccolto crocchette e coperte per i quattrozampe, ai giocattoli per “Zanzibar Help”, fino agli aiuti per l’Ucraina nel 2022. E tanti eventi ancora da fare…
“Abbiamo Alessio Molino in continuo movimento, impegnato nel creare una rete nazionale di contatti per far conoscere la nostra realtà a più persone possibili, soprattutto personaggi del mondo dello sport, per lanciare nuove iniziative tese alla solidarietà, partendo dal pretesto della comune passione per il mondo del calcio. Christian Verderame, il nostro vice presidente, riesce a curare i rapporti con tutti, dai nostri totem Banfi, Martino ed Althaus, ma anche con i nostri ex calciatori che pur non continuando nel mondo dell’agonismo, per ragioni di età o personali, non abbandonano mai completamente la nostra realtà”.
– C’è un sogno, per Longobarda for Smile, ancora non realizzato?
“Purtroppo ogni giorno veniamo a conoscenza di situazioni di difficoltà, di sofferenza, di persone e famiglie che attraversano momenti nei quali anche trovare un motivo per sorridere può diventare complicato. Il sogno non è legato ad un singolo progetto o ad un traguardo preciso. È qualcosa di più semplice: riuscire, nel nostro piccolo e con i mezzi che abbiamo a disposizione, ad essere presenti quando ce n’è davvero bisogno, continuare ad avere la sensibilità di accorgerci di ciò che accade intorno a noi e, soprattutto, la capacità di trasformare questa attenzione in qualcosa di concreto”.



Godibilissimo articolo non convenzionale che ci riporta a un film satirico che chi ama il calcio non può non amare. Una menzione speciale per le disquisizioni tattiche di Oronzo Canà che, con il suo mitico 5-5-5, sembra avere le idee più chiare di certi odierni geni della panchina, a partire dall’amatissimo performante-prestativo. Altro personaggio “cult” è Fulgenzio Crisantemi, panchinaro sfigato cui pensavo in questi giorni a proposito della sfortuna che da tre anni a questa parte si accanisce sui nostri portieri ad inizio di stagione (Gomis due volte, Bardi e adesso pure Joronen) costringendo la società a modificare in extremis scelte di mercato e pianificazione generale. In ogni caso, complimenti agli amici della Longobarda Salerno.