Del Palermo, del Comune e di una vittoria che impone qualche riflessione
Poche righe. Perché c’è caldo e perché non voglio scadere nella retorica. Ma la vicenda dello stadio che ha fatto trepidare più di mezza città merita un piccolo approfondimento a mente fredda, lontana dai fumi di una notte vissuta sulle spine, con una posta in palio altissima per tutti: per la società calcistica che ha investito sul progetto, per il Comune e la sua classe politica che sarebbe uscita con le ossa rotte, senza distinzione di fede, da una bocciatura solenne; per la città che avrebbe perso un’occasione unica.
La delibera è passata e – credetemi – è una bellissima notizia. Era davvero difficile far quadrare i conti di una storia che non riguarda soltanto il calcio e lo stadio ma anche la riqualificazione di una bella porzione della città e la possibilità di avere un ritorno d’immagine – tra qualche anno – di portata mondiale. E alla fine la delibera è stata portata casa, a cavuci e muzzicuna come si dice dalle nostre parti. E come avevo previsto, se mi consentite un pizzico di narcisismo. Mi sento di rivolgere un applauso al Palermo e al Comune che al di là di qualche stonatura hanno compiuto una bella impresa amministrativa.
Si poteva fare prima dell’ultimo minuto? A cose fatte diventa una questione di lana caprina. La risposta istintiva sarebbe no, considerato che si trattava di un progetto eccezionalmente complesso, del valore complessivo di circa 350 milioni, con diversi enti coinvolti e con varianti urbanistiche, con una convenzione da fare e mille problemi di varia natura da risolvere. Non era facile riequilibrare le legittime richieste del Palermo (pur sempre un’impresa privata che sta mettendo sul tavolo 250 milioni) e quelle del Comune che è riuscito a portare a compimento un percorso complicato senza rinunciare al proprio ruolo di garanzia.
La domanda che vi pongo adesso è un’altra. Perché questa attenzione mediatica dedicata al dio calcio, così agitatore di passioni, non avviene negli altri campi della vita quotidiana? Perché la città riesce a unirsi per uno stadio e molto più raramente per pretendere che vengano rispettati diritti che incidono ogni giorno sulla qualità della vita? Spesso siamo bravissimi a lamentarci e a sparare sentenze via social ma la vicenda del Barbera insegna che quando la città segue una questione, ne discute, la tiene sotto i riflettori e chiede conto delle decisioni, è più facile che si trovino le soluzioni. Questa stessa attenzione dovrebbe riguardare anche i problemi quotidiani (decoro urbano, trasporti, periferie, sicurezza, ambiente). Non servono gli insulti sui social o le polemiche fine a se stesse, serve una cittadinanza vigile, capace di informarsi, partecipare e mantenere alta l’attenzione mediatica. È così che si crea una sana pressione sulle istituzioni e si contribuisce, ciascuno per la propria parte, a costruire una città migliore. Una città da serie A.



Condivido e sottoscrivo in pieno. Bravo Guido, ma bisogna riuscire a fare appassionare la gente allo stesso modo sugli altri argomenti che tu hai elencato. Penso sia questo il problema.
Condivido pienamente quanto scritto dal direttore.
Grandissimo Monastra. Sarebbe ora che i Palermitani si svegliassero e cominciassero a interessarsi e a pretendere una città che funzioni aldilà del calcio e dello stadio.
Sarebbe bello anche che tutti cominciassero a rispettare e salvaguardare la nostra bellissima terra.
La classe politica (pessima) non viene da Marte. Semplicemente è espressione dei palermitani. Il palermitano medio non è diverso e “migliore” dei suoi politici (che periodicamente vota) – con le dovute eccezioni
De Bello Civili. De crustulis et vino.
Direttore, sottoscrivo la chiosa finale soprattutto ma…ma dopo decenni di lotte politiche e sociali mi posso definire un ottimista con esperienza ovvero un pessimista. il substrato della città non vuole migliorare.
lo so. Ma dovrei arrendermi? Pensi che sono tanto coglione che ancora mi lamento per le nefandezze social, per gli insulti e le bugie che proliferano nei commenti, un linguaggio infarcito di isterismo e maleducazione che purtroppo sono lo specchio dei tempi. Ma vado avanti (gm)
Ho sempre pensato che una stragrande maggioranza di noi è assuefatta ai disagi,
Perfettamente integrata in un sistema assurdo, talmente tanto da indurci a considerare diritti basilari di una Società Civile come favori concessi
Direttore, scusami ma temo che qui “l’attenzione” della città c’entri ben poco con il favorevole esito della vicenda. A Palermo, ci sono cose ben più esiziali dello stadio di calcio che si trascinano alle calende greche nell’indifferenza generale. Superfluo fare elenchi; mi limiterò a citare la questione del raddoppio del passante ferroviario, incompiuto da decenni a causa di una polla d’acqua sorgiva che alimenta il Papireto in prossimità del Palazzo di Giustizia. Considerato che oggi i treni passano ogni mezz’ora (un’ora per molte stazioni “minori”), risolvere il problema ridurrebbe la pressione delle auto private sul disastrato tessuto urbano con favorevoli ricadute su traffico e inquinamento. Il punto è che in molte città del mondo le linee ferroviarie passano sotto i fiumi da decenni e a Londra sotto il Tamigi (che non è il Papireto) addirittura da oltre un secolo e mezzo! Della serie: “Campa cavallo che l’erba cresce”. Tornando alla vicenda in oggetto, il nodo cruciale è stata la scadenza imperativa del 31 luglio imposta da FIGC e UEFA per la presentazione delle candidature: senza quella, altro che “attenzione” dei cittadini; staremmo ancora a sentire questo o quell’altro che cercano il pelo quando in ballo c’era una splendida pelliccia. Sempre a proposito di stadio, non dimentichiamo la farsa del diktat dalla Soprintendenza prima dei Mondiali 90 per la demolizione del terzo anello che “alterava la visione di Monte Pellegrino da Via De Gasperi e Viale del Fante”, come se di tutti i punti da cui ammirarlo uno dovesse scegliere proprio quello. Per non parlare della concomitante presenza proprio lì di fronte delle tre torri ex-INAIL e, proprio sul profilo del monte, dell’appena restaurato Castello Utveggio. La tua riflessione è molto bella ed edificante, ma alla mia (nostra) età dovremmo aver avuto ormai cosi tanti esempi dell’inedia e del fatalismo di noi palermitani per sperare che possano svanire nel giro dei prossimi decenni. Saluti rosanero a te e a tutti i lettori del sito.
Condivido anch’io, ma penso avere la risposta. Non è nella mentalità dei siciliani, di interessarsi di problemi comuni… Si guarda in casa propria e quello che succede fuori, a pochi metri… non è un problema. Non esiste un sentimento comunitario e civile, e quindi non si protesta. La classe politica lo sa… e quindi la vita è bella e non cambierà mai niente a Palermo. Questo è la triste realtà.
non accetto il concetto di rassegnazione, sono d’accordo che per troppa gente il bene comune non è di tutti ma di nessuno ma spero sempre che si possa cambiare (gm)
Bravo, bravo Guido Monastra a spostare i riflettori.
Ma anche noi cittadini dobbiamo fare la nostra parte, invito specialmente i più giovani, che rappresentano il futuro, tenete in considerazione l’educazione civica.
Questa mattina dopo il concerto di ieri sera al Velodromo tutt’intorno era un’immondezaio.
Prima di ogni cosa torniamo pulita Palermo e. facilitiamo il lavoro degli operatori ecologici.
La pulizia e il primo passo per avere una cittá migliore.
Buongiorno Guido, buongiorno e buona domenica a tutti…
Sono d’accordo su questa osservazione ma ritengo (o comunque ho la sensazione) che la pressione di una città intera non sia dipesa dalla città stessa, spesso, o quasi sempre, indifferente ed inerme di fronte a tutte le situazioni negative da te elencate e non solo quelle: il nostro problema sociologico è innato in ciascuno di noi, la storia ce l’ha fatto assorbire dal nostro DNA.
Per la vicenda stadio, il dietrofront del Palermo, all’istante mi aveva fatto preoccupare, più che per lo stadio piuttosto per un dietrofront definitivo del City Group che, senza stadio, avrebbe abbandonato tutto e tutti e ci avrebbe lasciato in quei bassifondi che la storia ci ha assegnato, magari anche ingiustamente…
Poi però, a mente serena, soprattutto quando ho notato che il Comune, nella sua più alta figura istituzionale, cioè il Sindaco, non ha replicato alla presa di posizione del Palermo Calcio, ho cominciato a sperare che quel dietrofront (che comunque ci sarebbe stato) è stato più che altro una mossa strategica, un modo per comunicare pubblicamente alla città che se fosse saltato tutto, la colpa sarebbe stata del Comune, quasi una gogna mediatica insomma…
Ecco, bene, quella per me è stata una mossa per spronare la città e mettere alle corde il Comune affinchè accettasse tutto, o comunque, gran parte delle condizioni dettate dal Palermo.
Abbiamo vinto tutti, va bene, la squadra vince insieme, ma il gol decisivo per me è stato segnato dal City Group: plauso a loro che nel DNA non hanno quell’indifferenza che purtroppo a noi ci contraddistingue.
Ora comincio a sognare in grande anche sotto l’aspetto sportivo.
Anche io vorrei tutto e subito, per carità, ma, al di là di una loro programmazione oculata e forse un pò lenta, ma voi non pensate che loro non abbiano studiato il recente passato ?
Forse Zamparini credeva di ottenere lo stadio grazie ai risultati e ai successi: sappiamo come è finita.
Il City Group, questo ho sempre pensato ed ora diventa il mio auspicio, ragiona al contrario: prima lo stadio e poi i successi !!!
Dai, vi lascio con un classico: Forza Palermo sempreeee e stavolta anche per Palermo città !!! 🙂
Sono d’accordo: purtroppo – e non da ora – per molti è sufficiente insultare sui social per essere a posto con la coscienza (gm)
Ciao Guido, concordo con te in tutto, però un appunto fraterno, almeno la domenica u fari matinati riposati.
Un carissimo abbraccio.
La risposta è molto semplice: tutte le amministrazioni comunali che si sono succedute nel dopo guerra a Palermo (fino a circa 3-4 aa fa), anzicchè inculcare nelle coscienze dei cittadini educazione e senso civico, ha inculcato la mentalità del disprezzo per la cosa pubblica; del fregarsene del decoro tanto l’esempio dato dai politici locali è stato quello. Fregare il prossimo e pensare a sè stessi (….”Ma cu’ si nnì futti”…… “Futtitinniiii…. !”)
1) Ad es. basta fare una visita presso i Padiglioni, RIADATTATI alla bene e meglio a Presidi sanitari pubblici, sparsi per la città, per constatare il livello di incuria (es. Enrico Albanese; Via La Loggia; Casa del Sole). Siamo certi che siano completamente a norma ? Oppure si chiudono entrambi gli occhi perchè sono strutture pubbliche che godono di complicità ? La manutenzione: vogliamo parlarne ? Aiuole incolte e con rifiuti; panchine in cemento divelte da decenni con armature di ferro arrugginite esposte all’aria; asfalto e marciapiedi dissestati a rischio cadute; ruderi attigui ai presidi; muri imbrattati da scritte; vetri alle finestre rotte da tempo e con ragnatele, cani randagi che sostano placidamente all’ombra, padiglioni abbandonati da decenni. Insomma: “….. Ma cu si nni’ futti…..”
2) Ad es. basta ascoltare le parole del Presidente della RAP di Palermo che è convinto che in estate sia sufficiente passare solo 3 volte al giorno a Mondello (unica spiaggia della città, affollata anche di turisti) e che attribuisce la colpa a cittadini e turisti che lasciano immondizia nei cestini ricolmi e a terra. Ma benedetto “Manager”, se l’afflusso di gente quadruplica nei mesi estivi, come puoi pensare di mantenere il decoro passando solo 3 volte al giorno e non 3 volte la mattina e 4 volte tra pomeriggio sera ? Pur essendo, a mio parere, palesemente incapace, rimane al suo posto. Però si aumenta la TARI.
3) Ad es. basta vedere la qualità del lavoro di molti Operatori RAP e RESET, Aziende considerate stipendifici, utili per assunzioni spesso clientelari, per capire il disprezzo della cosa pubblica: diserbo; scerbature, potature, deblattizzazioni, derattizzazioni fatte occasionalmente a distanza di anni, senza un’organizzazione e pianificazione fatta con metodo e regolarità. ” ……Ma cu si nni’ futti….. ”
4) chi può affermare che a Palermo i Responsabili ad es. di RAP e RESET o molti Assessori abbiano la stessa qualità professionale e il metodo ad es. del compianto Sergio Marchionne ?
5) Per lo stadio si lavora anche di notte, perchè lo sputt….mento sarebbe stato troppo grande, invece per aprire le fermate Politeama e Porto; per la bonifica delle discariche abusive di Palermo; per il lavori al collettore fognario del cantiere della vergogna al Foro italico; per la bonifica del Parco Libero Grassi e della Costa Sud; per la strettoia di circa 3 mt di lunghezza alla Circonvallazione (carreggieta laterale direzione Rotonda Via Da Vinci) ecc.; ecc. ” …. Ma cu’ si nni’ futti…. Con la calma….”
Ciao Guido. Si poteva fare prima ? Tu rispondi No. A me interessa tutto sommato poco. Si doveva fare. Punto. Si doveva evitare che il controllo di garanzia si trasformasse in una apposizione di sigilli allo stadio. L’operazione intera è stata indubbiamente complessa, anche per le note condizioni di partenza. Stadio in area regionale vincolata, proprietà comunale, Comune in defic oerene di cassa, zone adiacenti di rispetto, suolo pubblico strade servizio parcheggi ecc. Dispiace che non si sia sbloccato il parcheggio ex campi rom. Vuol dire che resterà un semi immondizzaio incolto. Alla fine il risultato è stato raggiunto. Quindi bravi tutti. Senza scordarci che il cfg ha accettato di tutto pur di assecondare il nostro sistema di garanzie a dir poco bizantino. Quindi bravi al quadrato a loro.
Quanto alla citta che non vivo da tempo, da inizio secolo ha fatto passi avanti consistenti ,che magari chi la vive giornalmente non nota. Non bisogna mai accontentarsi ma prepariamoci anche al peggio per le note congiunture internazionali. Potremmo rimpiangere questa Palermo che poco ci soddisfa…..
Mi sarà sfuggito qualcosa, ma non ho capito da dove arriveranno esattamente i 350 milioni di euro, che non sono pochi, perchè credo che la solidità della copertura finanziaria è la prima cosa che andranno a guardare x dire Palermo sì, Palermo no, non le parole.
Condivido in pieno.
E l’elenco dei fatti quotidiani che ci dovrebbero interessare riguarda anche e sopratutto la sanità, la scuola, il lavoro, tanto per citarne alcune.
Alla domanda potremmo rispondere che abbiamo perso, semmai l’avessimo maio avuto, l’interesse per il bene comune. Da noi si usa prendere le scorciatoie chiedendo all’amico dell’amico. E’ più facile e ti risolve il tuo problema personale.
Caro Guido,
anch’io sottoscrivo le tue parole e provo a rispondere alla tua domanda.
La passione sportiva ha una caratteristica peculiare: riesce a unire persone di orientamenti politici e culturali molto diversi, di ogni età e condizione sociale. È quindi naturale che, su temi che la riguardano, sia più facile trovare un punto d’incontro.
Non sottovaluterei, inoltre, un altro aspetto: l’eventuale fallimento dell’accordo avrebbe avuto un costo elettorale per i responsabili, facilmente individuabili dall’opinione pubblica.
Concludo con un’ultima osservazione. I tempi della pubblica amministrazione, soprattutto in Sicilia, sono spesso incompatibili con quelli richiesti dagli investimenti dei privati. Solo una metaforica “pistola alla tempia” poteva creare le condizioni perché si raggiungesse un accordo entro la scadenza prevista.
Antonio
Sugli argomenti da te giustamente elencati preferisco non esprimermi più. Dopo tanti anni permettimi di rinunciare a capire e a sognare grandi cambiamenti. In buona sostanza il motivo principale credo sia che questi argomenti interessano a pochi cittadini perbene. Invece credo che sia corretto oggi darti atto che il tuo ottimismo aveva basi solide. E sono il primo ad esserne contento, credimi . Evidentemente la s.ra Maria è stata accontentata. Fai bene, benissimo, a sottolineare i 250 e più milioni che il Palermo, ol nostro Palermo ex pititto a vita, si prepara a investire. Lo avresti mai immaginato? Io no, francamente, dopo l’uscita di scena tragica di Zamparini. Ci accingiamo quindi , mentre lo scrivo faccio i dovuti scongiuri, a vivere calcisticamente una era davvero entusiasmante. Non credo che molti di noi ne fossero convinti fino a pochi mesi addietro. Qualcuno dirà: a la serie A? Li vedo, li sento. E io dico : godiamoci il Palermo.
Condivido in toto il contenuto dell’articolo. Direi che il tema della rilevanza mediatica e, non secondario, dell’imposizione di una scadenza, sono stati fattori obiettivamente decisivi per l’approvazione dell’atto. Troppo grande ed inspiegabile sarebbe il danno per cittadini ed amministrazione. Pur con i loro clamorosi limiti (vedere in diretta la seduta del consiglio comunale è stato da un lato illuminante, dall’altro diciamo mortificante per il livello davvero infimo di certi interventi e, in generale, del livello della classe poilitica palermitana… Stendiamo un velo pietoso) si è riusciti a portare a casa il risultato. Quindi, importanza mediatica e scadenza. Fosse mancato uno dei due requisiti, oggi la cosa credo sarebbe ancora irrisolta. Il perché i palermitani non piazzino le tende sotto palazzo delle aquile per rivendicare decoro, strade asfaltate e pulite, trasporti ed ordine pubblico, in altre parole la normalità, probabilmente dipende da quella cosa (e siamo sempre là) che prende il nome di lagnusía, termine che definisce alla perfezione l’indole di molti palermitani (non è affatto vero che sono una minoranze), vale a dire la propensione a lagnarsi del degrado in cui vivono e a non fare nulla per cambiare quello stato. E quindi rimangono immobili, urlando ed insultandosi a vicenda sui social anche perché, sia detto con chiarezza, molti di quelli che si lagnano sono i primi responsabili del degrado. Affinché Palermo cambi, è necessario che cambino i palermitani. È banale dirlo ma è la semplice verità. Avendo io quasi 60 anni e avendo constatato che questo cambiamento in tutto questo tempo non è avvenuto (o meglio, è avvenuto ma in peggio), lasciatemi disperare e sognare un’invasione di gente civile dal nord Europa, con contestuale emigrazione verso luoghi lontani e sconosciuti dei panormosauri.
Guido non vedo tutto gli altri commenti a parte Alberto