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Il Palermo degli “intoccabili”: la continuità paga ma la panchina incide poco

Pohjanpalo, Joronen, Augello, Ceccaroni, Pierozzi, Segre, Ranocchia, Bani, Palumbo, Peda e Le Douaron. Sono gli undici calciatori più utilizzati da Inzaghi in campionato, in ordine di minuti giocati. Gli altri stanno faticando a trovare spazio: il dodicesimo più impiegato al momento sarebbe Diakité, che però è andato via da un mese. Poi ci sono Gomes e Gyasi, fermi a 722 minuti: meno della metà di quelli collezionati da Le Douaron.

Un dato che certifica come Inzaghi abbia trovato il suo undici ideale, quello che offre maggiori garanzie. Ma racconta anche un’altra verità: il resto dell’organico, almeno finora, non sta rendendo secondo le aspettative. Le partite contro Pescara e Mantova, diversissime tra loro, hanno un tratto comune: quando l’allenatore cambia qualcosa, non sempre arrivano risposte adeguate.

Dalle rotazioni all’undici base

Inzaghi, in fase di costruzione della squadra, aveva chiesto una rosa ridotta, composta da giocatori duttili, con l’obiettivo di far sentire tutti parte del progetto tecnico e non lasciare nessuno indietro. Il Palermo è infatti la squadra che in Serie B ha utilizzato meno giocatori: 24. La gestione dell’allenatore, però, ha avuto due fasi ben distinte: una fino a Castellammare di Stabia, un’altra a partire da Chiavari.




A inizio stagione Inzaghi cambiava spesso formazione, ruotando il più possibile in tutti i reparti. Anche la sua comunicazione era costruita attorno al mantra dei ’18 titolari’. Alle parole seguivano i fatti: rotazioni frequenti e sostituzioni automatiche in caso di ammonizione (che sono rimaste anche dopo). Così tutta la rosa restava coinvolta, ma probabilmente mancavano alcuni punti fermi.

Dopo la sconfitta contro la Juve Stabia e i confronti che ne sono seguiti durante la sosta, a Chiavari è iniziato un nuovo percorso. Inzaghi ha smesso di sperimentare e ha scelto un undici base che, partita dopo partita, ha trovato automatismi ed equilibri efficaci, difficili da scalfire. La formazione è diventata quasi una filastrocca: Joronen in porta; Peda o Bereszynski, Bani e Ceccaroni dietro; Pierozzi, Segre, Ranocchia e Augello a centrocampo; Palumbo e Le Douaron alle spalle di Pohjanpalo.

Titolari intoccabili, panchina in difficoltà

Col passare delle settimane si è creato un solco, tecnico ma anche psicologico, tra questo blocco e il resto della rosa. Gyasi, titolare inamovibile a inizio stagione, ha perso il posto dopo l’infortunio. Gomes ha pagato qualche problema fisico nelle prime settimane e non sempre ha convinto come nella scorsa stagione. Bereszynski si è rivelato una buona alternativa, Blin ha trovato poco spazio ed è finito sotto i riflettori in negativo a La Spezia e contro il Mantova, mentre Brunori è stato ‘tagliato’ fuori. E poi ci sono gli under.

L’unico giovane che sta trovando continuità è Peda. Vasic è il secondo più utilizzato, ma proprio nel suo momento migliore è stato frenato da un infortunio alla spalla e da allora ha visto poco il campo. Per Veroli, Giovane e Corona solo piccoli spezzoni. Inzaghi ha scelto una strategia chiara: i risultati, finora, gli stanno dando ragione. Tuttavia, quando diventa necessario cambiare per necessità o per normale turnover, emergono alcune criticità perché non sempre chi entra dalla panchina riesce a incidere.

Subentrati, il Palermo non sfonda

Il Palermo ha segnato sei gol con i subentrati a gara in corso. Un dato nella media: né brillante né allarmante. In testa a questa particolare classifica c’è, non a caso, il Venezia con 15 reti. Se si amplia l’analisi al contributo complessivo tra gol e assist dei subentrati, i rosanero arrivano a 12. Davanti a tutti c’è il Modena con 17, seguito dal Monza con 16. Anche qui il Palermo si colloca a metà strada.

C’è poi il capitolo dei due nuovi arrivati: Magnani e Johnsen. Due giocatori di alto profilo per la categoria, potenzialmente in grado di spostare gli equilibri in Serie B, ma che – per ragioni diverse – non stanno ancora rendendo al massimo. Inzaghi sta provando a inserirli concedendo loro spazio, ma in questo momento della stagione ogni intervento su equilibri così delicati rischia di produrre più danni che benefici.

Forte negli undici, meno nelle alternative

E allora la domanda diventa inevitabile: andare avanti con gli undici ‘titolari’ o tentare di reinserire gli altri? Se le risposte sono quelle viste nelle ultime due partite, la scelta sembra quasi obbligata. Contro il Pescara, Inzaghi ha schierato dall’inizio Magnani – per necessità, vista l’assenza di Bani – e Johnsen per scelta tecnica. Il risultato, però, non è stato positivo, anche perché la panchina non è riuscita a cambiare l’inerzia del match. Contro il Mantova, invece, il subentrato Blin si è reso protagonista di un grave errore.

La sensazione è che il Palermo sia molto forte negli undici titolari, un po’ meno nei sedici e ancora meno nei ventiquattro. Inzaghi ha effettuato 138 sostituzioni sulle 140 disponibili, utilizza quasi sempre tutti e cinque i cambi: ha scelto la strada della continuità che porta con sé vantaggi e rischi, si guadagna in automatismi ed equilibri ma si può pagare qualcosa nelle partite ravvicinate o in caso di assenze. Il calcio non è una scienza esatta e anche la ‘formula’ degli allenatori delle rotazioni continue – come Chivu, Fabregas o Italiano – ha pro e contro.

Venezia e Monza corrono con tutti

La forza di Venezia e Monza, invece, sembra essere quella di avere un organico profondo e sfruttato praticamente al 100%. Al Palermo, in questo momento, manca qualcosa proprio in termini di profondità della rosa. Lo conferma anche il dato dei marcatori diversi: i rosanero hanno mandato in gol 12 giocatori, mentre Monza, Venezia e Catanzaro sono arrivati a 16. In questo finale di stagione, quando saranno i dettagli a fare la differenza, servirà il contributo di tutti. Inzaghi lo sa: ora deve trovare la formula giusta per attingere a tutte le energie disponibili in vista dello sprint finale.

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1 thought on “Il Palermo degli “intoccabili”: la continuità paga ma la panchina incide poco

  1. Ottimo articolo, centrato il punto! A parte gli 11 titolari, non ci sono alternative e quando uno degli 11 è infortunato, stanco o stecca la partita sono guai! Si doveva e poteva fare di piu in sede di mercato.

    Ma la verità l’ha detta Inzaghi, ogni anno ci puo essere (o non essere) una squadra di B fuori livello, è raro averne due! Purtroppo in questo campionato Monza e Venezia non sono squadre da serie B, ne per i titolari ne per la panchina, e lo stanno dimostrando, e in più c’è l’odiato frosinone che sta facendo un ottimo campionato (sopra ogni aspettativa). Dobbiamo rassegnarci ad un’altro play off, sperando che stavolta i raccettapalli ciociari non buttino a caso palloni in campo…FORZA PALERMO

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