Baldini: “Non mi sono sentito parte del progetto. C’era malcontento”
Pubblicato il da Roberto Parisi - aggiornato il - News, Serie B
Non si sono sentiti al centro del progetto. Silvio Baldini e Renzo Castagnini intervengono in conferenza stampa per spiegare le motivazioni dietro le loro dimissioni e ne esce fuori un quadro in cui i due principali protagonisti della promozione in Serie B non hanno sentito la fiducia della nuova proprietà, percependo del malcontento da parte di giocatori e staff.
IL VIDEO DELLA CONFERENZA STAMPA
ORE 10.58 – “Sento di non essere parte del progetto della società, per questo mi dimetto. Le condizioni attuali non permettono di poter portare la squadra in Serie A. Ringrazio tutti per l’impegno profuso e per le emozioni che ho vissuto. L’anno scorso abbiamo vinto il campionato non perché eravamo i più forti ma avevamo il gruppo più forte. Ci siamo meritati la promozione con i risultati. Il gruppo ora non c’è più. Non posso aspettare di giocare cinque/sei partite, fare brutta figura ed essere cacciato; ora lascio il posto ad altri, non si può dire che c’è poco tempo, io ho preparato la partita di Catanzaro con cinque allenamenti. Posso solo ringraziare il Palermo”.
ORE 11.03 – “Per andare in Serie A bisognava ricreare questo gruppo e ci voleva del tempo ma se non vinci ti mandano a casa. So come sarebbe andata a finire, ho una certa età e ho scelto di andarmene per il bene del Palermo. City Group ci ha dato la possibilità di lavorare in un certo modo ma Castagnini non mi trasmetteva più la fiducia per portare i rosa in Serie A, combatteva con tanti problemi, mi portava le sue amarezze. Non avevo più lo stesso entusiasmo ed entrambi non eravamo più gli stessi. Non volevamo prendere calci nel culo e avere il conto in banca pieno, abbiamo lasciato così hanno il tempo di lavorare”.
ORE 11.06 – “Credo che questa sia la soluzione migliore per il Palermo. Il gruppo non c’è più per una serie di motivi: alcuni giocatori pensavano di prendere un ingaggio migliore, altri che hanno aspettato giorni a casa prima di rinnovare, una serie di collaboratori non sono felici. Tutte queste cose hanno rotto il gruppo, prima non si faceva così. Io però non voglio accusare il Palermo, è cambiata la proprietà e il modo di lavorare. Io già dieci giorni fa mi volevo dimettere”.
ORE 11.09 – “Il gruppo dell’anno scorso poteva andare in Serie A. Potevo riuscirci ma girava troppo malumore. Tra la dignità e i soldi, io scelgo la dignità. Non ho niente contro il Palermo o contro la dirigenza. Ho capito che il mio modo di essere non si concilia con il modus operandi del City Group”.
ORE 11.18 – “Mirri e Gardini hanno fatto di tutto per convincerci a rimanere. Io non mi sono sentito al centro del progetto, non è però un problema di criticare la proprietà. Non prendo per il culo la gente di Palermo, mi considero un figlio del popolo. Volevo andare in Serie A, non me ne frega niente, perché mi devo rimangiare quello che ho detto?! Vivo di emozioni. Volevo giocatori funzionali per creare lo stesso entusiasmo dell’anno scorso e portare i tifosi allo stadio”.
ORE 11.25 – “Dobbiamo solamente dire grazie, sarò sempre tifoso del Palermo. Andrò in curva e metterò la sciarpa rosanero. Non era un questione di calciomercato ma di fiducia; ero circondato dal malcontento, da parte di tutti. Per questo il gruppo non c’era e nel calcio non c’è tempo. L’anno scorso ero al centro del progetto, per questo ce l’ho fatta”.
ORE 11.27 – “I giocatori avranno sempre il mio affetto. Io per loro sono stato L’allenatore, prima ho considerato l’uomo che il calciatore. Volevamo provare a iniziare anche col City Group. L’amichevole col Pisa è stata una cartina tornasole, quattro gol dopo mezzora non li prendiamo nemmeno con la Primavera. Lì ho aperto gli occhi e ho capito i problemi parlando con i ragazzi. È giusto che il Palermo provi a creare una squadra forte senza di me”.
ORE 11.32 – “I giocatori mi hanno ringraziato e si fanno sempre sentire via messaggi. Giron e Dall’Oglio avevano un’opportunità e non potevano rinunciare visti i contratti importanti che gli hanno fatto a Crotone e Avellino. Lo staff mi conosce e sa che se prendo una decisione ci sono delle motivazioni valide. Per me dire di voler andare in Serie A non è stata una sbruffoneria ma mi volevo mettere alla prova. Non cambio modo di vivere”.
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