Palermo e Dionisi al bivio: sale la tensione ed è di nuovo emergenza

Pubblicato il da Guido Monastra - aggiornato il - News, Notizie, Serie B

Palermo e Dionisi al bivio: sale la tensione ed è di nuovo emergenza

Elettroencefalogramma piatto. Il Palermo ha di nuovo spento la luce, ammesso che l’avesse riaccesa con quelle due vittorie consecutive che si sono rivelate effimere come le vampe di San Giuseppe. Quello che non è piatto, invece, è il sentimento della tifoseria che, avvilita per l’ennesima prestazione e l’ennesimo risultato mediocre, ha fischiato nei confronti di Dionisi durante e dopo la partita, determinando di fatto la ‘frattura’ con il tecnico.

Il progetto non decolla

Adesso anche la tifoseria organizzata ha espresso il suo disappunto nei confronti dell’allenatore toscano, che non sembra nemmeno essersi calato nella realtà palermitana. Il progetto tecnico non decolla, a tal punto da dubitare che potesse essere definito un progetto. Ed è chiaro che i risultati scadenti coinvolgono nelle responsabilità anche tutti i vertici societari, da Gardini a Bigon, da De Sanctis (quota parte) a Dionisi.

Un disastro, non resta che cambiare allenatore

Proviamo a sintetizzare. Si parte in estate, dopo una stagione non esaltante, confermando di fatto la squadra che era stata accusata di non avere sufficiente carattere e personalità. Il mercato non ha aiutato: Gomis e Blin si sono fatti male presto, Appuah è stato una meteora, Le Douaron ci ha messo tre mesi prima di dimostrare qualcosa, Pierozzi non è emerso dalla mediocrità ed Henry non è andato oltre qualche dignitosa prestazione. In più Desplanches non è esploso come qualcuno si sarebbe augurato e Brunori è stato rinchiuso nel limbo nel quale lui stesso si era andato a cacciare in estate.

La prima mini rivoluzione di Natale è costata il posto a De Sanctis ma non a Dionisi, che anzi è stato affiancato dall’esperto Carlo Osti con la benedizione di Gardini e Bigon. Il 4-3-3 di partenza, già deformato da molte varianti e da scelte tecniche discutibili, è diventato un 3-5-2 che alla lunga ha mostrato l’inadeguatezza dell’organico per quel tipo di gioco e il mercato di gennaio, con gli arrivi di Pohjanpalo, Magnani e Audero, finora ha alzato il tasso tecnico della squadra ma non ha prodotto ancora una vittoria. Nemmeno il ritorno di Brunori a tempo pieno e con il contributo di qualche gol.

Un disastro, insomma. E dopo le tante “mosse della disperazione” che sono state provate in questi mesi, resta l’ultima carta possibile per dare discontinuità ed è – secondo legge secolare del calcio – il cambio dell’allenatore. Una mossa che ancora il City Group non vuole fare, probabilmente perché non è stato individuato un allenatore in grado di risollevare il Palermo e che nello stesso tempo non costringa la società all’ennesimo contratto pluriennale di un bilancio già piuttosto pesante.

Si cambia ancora tutto

Dionisi era stata una scelta fortemente voluta, inseguito e ingaggiato dopo aver deciso di non riconfermare Mignani e prima ancora di contrattualizzare il direttore sportivo. I fatti hanno dimostrato che l’allenatore non è riuscito a trasmettere le sue idee alla squadra, sempre più vuota e sempre più confusa e nervosa: anche gli allenatori bravi – Dionisi ha un curriculum più che dignitoso – possono toppare.

Proseguire quest’agonia probabilmente non serve né al tecnico né alla società, che vede i suoi obiettivi sempre più lontani e che si ritrova un parco giocatori deprezzato. C’è alle porte un bivio davvero speciale, la gara di Cosenza. Nelle ultime cinque trasferte il Palermo ha portato a casa solo un punto da La Spezia e non può più permettersi passi falsi altrimenti bisognerà pensare solo alla salvezza. E nessuno potrà salvare Dionisi.

Tanto per cambiare il Palermo sarà in emergenza per le squalifiche di Ceccaroni e Diakité e per numerose assenze da infortunio che sono ancora da stabilire. Si va probabilmente verso un cambio di modulo, con la difesa a quattro. Si cambia ancora tutto. Quasi tutto…

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