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Palermo, il 4-2-3-1 cresce col fiatone: la strada è ancora lunga

La scelta di disputare ben cinque amichevoli durante il ritiro in Val Gardena è stata calcolata ma rischiosa. Inzaghi ha voluto mettere alla prova la grande novità della stagione, il passaggio al 4-2-3-1, in maniera forse brusca ma necessaria. Perché è vero che i risultati non interessano in questa fase, ma è altrettanto vero che perdere non piace a nessuno, nemmeno il 25 luglio. Il match contro il Norimberga, penultimo appuntamento della preparazione in Alto Adige, ha confermato quanto si era già intuito nelle scorse settimane: la strada del Palermo è ancora lunga.

È lunga perché Inzaghi e il suo staff stanno portando avanti una vera rivoluzione rispetto alla scorsa stagione. Non cambia solo il sistema di gioco, ma anche i principi tattici. In questa fase, peraltro, le gambe sono pesanti, non rispondono come dovrebbero, manca il fiato, e riportare in campo ciò che si prova in allenamento non è mai semplice. Il Palermo sta ricostruendo le proprie certezze, pur conservando ancora l’impronta della scorsa annata.

È lunga anche perché questa squadra, al momento, non è al completo. Il che, va detto, è normale: siamo ancora al 26 luglio e nessuna squadra al mondo lo è. Ma il Palermo sta attuando una serie di cambiamenti che risulterebbero più fluidi con un organico più vicino al 100% della sua forma finale. L’impressione ricavata dal ritiro in Val Gardena è che le potenzialità ci siano, ma che manchi ancora qualcosa per far decollare la squadra. Gli esterni offensivi, certo. Ma forse anche qualcosa a centrocampo, viste le nuove geometrie di gioco dei rosanero.



L’amichevole contro il Norimberga ha comunque dimostrato che il Palermo ha carattere, probabilmente la qualità più importante che Inzaghi è riuscito a trasmettere ai suoi ragazzi fin dal primo giorno a Chatillon, un anno fa. Il primo tempo è stato decisamente negativo: i rosanero non sono riusciti a proporre in campo nulla di quanto provato in allenamento. La reazione, però, non è mancata, e nella ripresa – dopo il primo quarto d’ora – la partita è cambiata. Merito di Johnsen, tra i più attivi; di Segre, che sta lasciandosi alle spalle le tensioni legate al mancato rinnovo di contratto; di Pohjanpalo, che pur essendo ancora al 20% della propria condizione trova sempre il modo di metterla dentro. E anche di Gyasi, che in questa fase di preparazione, quando ai compagni le gambe pesano un quintale, resta sempre il più fresco: non a caso è l’unico ad aver giocato l’intera partita.

Gli altri devono ancora crescere. Le tante amichevoli stanno aiutando Inzaghi a raccogliere più indicazioni possibili, anche perché l’allenatore sta portando avanti tutti gli esperimenti che può. Il Palermo è un cantiere ancora aperto, e lo resterà per un po’. Sarà il mercato a portare i giocatori che mancano. Poi toccherà a Inzaghi tirare fuori il massimo nel minor tempo possibile. La stagione non aspetta nessuno. E quest’anno non ci sono alibi.

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