Palumbo, il “Mago” che accende il Palermo: assist, leadership e giocate decisive
C’è un momento, nelle partite del Palermo, in cui il pallone scotta e la squadra ha bisogno di una soluzione diversa, di un’idea fuori copione. È in quell’istante che tutti cercano Antonio Palumbo. Nove assist, un solo gol ma un peso specifico enorme: il numero 5 è diventato il centro del Palermo di Inzaghi, il giocatore che dà senso e direzione alla manovra.
Non è soltanto una questione di cifre – pur significative, visto che è il secondo miglior assistman della Serie B alle spalle di Giacomo Calò del Frosinone – ma di impatto. Palumbo è il regista offensivo, l’uomo che accende la luce quando la partita si fa opaca.
Partenza in salita, poi centralità assoluta
La sua stagione non era iniziata in discesa. Il ritiro svolto solo parzialmente ne aveva ritardato la migliore condizione e le prime settimane sono servite per entrare pienamente nei meccanismi. Ma Inzaghi lo aveva voluto con forza, individuandolo come il profilo su cui costruire l’identità tecnica della squadra. Una scelta di progetto, prima ancora che di mercato.
Con il passare delle giornate, Palumbo si è preso il Palermo. Ha saltato solo le gare contro Venezia, per scelta tecnica, ed Empoli, per squalifica. A 29 anni, dopo esperienze significative e il passaggio fugace alla Sampdoria, questa sembra la stagione della maturità definitiva. Non più solo talento, ma leader tecnico consapevole.
Marassi, arte sotto la pioggia
La prova di Genova contro la Sampdoria ha avuto qualcosa di cinematografico. Sotto il diluvio di Marassi, con il Palermo a lungo in affanno, Palumbo ha trasformato la fatica in ispirazione. Si è calato nel clima battagliero senza rinunciare alla qualità: ha inventato la giocata che ha riacceso le speranze e ha disegnato la traiettoria per il pareggio in extremis di Ceccaroni.
In una squadra abbattuta e disunita, è stato lui la stella polare. Non solo per le giocate, ma per l’atteggiamento: ha chiesto il pallone, ha alzato il baricentro emotivo dei compagni, ha imposto personalità. È in queste serate che si misura il valore di un fantasista.
Entella, controllo e sostanza
Se a Genova è stato artista, contro l’Entella è stato architetto. Due assist nei tre gol rosanero, 80% di precisione nei passaggi (36 su 45), presenza costante tra le linee. Con il Palermo avanti dopo quattro minuti, ha abbassato il raggio d’azione, interpretando anche la fase di contenimento con intelligenza.
Ha cucito il gioco tra i reparti, gestito i tempi e poi colpito con la sua visione, come nel pallone servito per il 3 – 0. La sua heatmap racconta onnipresenza: trequarti, mezzala, raccordo continuo. Non un solista isolato, ma l’ingranaggio che regola l’intero meccanismo.
La consacrazione di un leader tecnico
Palermo rappresentava per Palumbo un esame di maturità. Una piazza ambiziosa, esigente, che non si accontenta delle buone intenzioni. Oggi, guardando rendimento e centralità, si può parlare di consacrazione.
Non è solo il secondo miglior uomo-assist della categoria. È il giocatore che fa muovere i compagni, che trasforma il possesso in pericolo, che offre soluzioni quando le linee si chiudono. In una squadra costruita su intensità e struttura, Palumbo è la variabile creativa.
Se continuerà su questa traiettoria, la sua stagione non sarà soltanto positiva. Sarà quella che lo avrà definitivamente consacrato come uno dei fantasisti più determinanti della Serie B. E il Palermo, oggi, non può più fare a meno del suo “Mago”.

Giocatore straordinario. Lo avevo ammirato già in precedenza nella Ternana e onestamente immaginavo per lui ben altra carriera. Oggi capisco perché Inzaghi lo ha voluto e non ha chiesto un regista di tipo classico. In realtà è proprio Palumbo l’anima della squadra e mi entusiasma quel suo modo di esser presente ovunque senza apparentemente un ruolo preciso. Elegante, gioca incinta di piedi e il suo sini6mi ricorda molto quello di un’altra mezzala tuttofare del passato, Guido Magherini . Altro produttore di assist e gol e di giocate fantastiche. Palumbo potrebbe davvero essere l’arma in più anche in ottica playoff naturalmente in coppia con il nostro Pohjianpalo.
Gioca in punta di piedi , pardon.
Palumbo fa parte di quella cerchia ristretta di giocatori indispensabili per il centrocampo, l’ultimo che ricordo nel Palermo è stato Liverani. Lento come una lumaca ma i suoi lanci millimetrici mettevano i vari Miccoli, Hernandez e Pastore, davanti la porta avversaria.
Secondo me farebbe il regista con risultati nettamente superiori a Ranocchia