Capo Verde, l’arcipelago della felicità tra gol e asparagi: il suo Mondiale l’ha già vinto
Capo Verde è un pugno di isole vulcaniche. Solo una è disabitata ma avevano provato ad abitare anche quella. Ci crescono asparagi e c’è un vulcano alto 3.000 metri, attivo, talmente fertile che ci coltivano dentro le viti per un vino buonissimo. Ah, ci sono più capoverdiani in giro per il mondo che sull’isola. Ma questa storia l’abbiamo in comune un po’ tutti del sud del mondo. Ovviamente il calcio, per tanto tempo, è stato l’ultimo dei pensieri. Tanto che per creare una nazionale si è dovuto fare un vero e proprio scouting sentimentale. Convincere tanti nati in Europa a seguire il richiamo del sangue dei nonni e dei padri. Pensate che se questo scouting fosse partito prima uno dei corteggiati sarebbe stato anche Cristiano Ronaldo. La bisnonna paterna era di Capo Verde.
Ha perfino un calciatore trovato su Linkedin. Roberto Lopes, detto Pica, viveva una doppia vita a Dublino, in Irlanda. Di giorno lavorava regolarmente come consulente per i mutui ipotecari in una banca (la Permanent TSB); la sera e nei weekend giocava a calcio come difensore part-time nello Shamrock Rovers, nel campionato irlandese. Essendo nato in Irlanda da madre irlandese e padre capoverdiano, fu contattato dal Ct qualche anno fa che lo aveva trovato sulla piattaforma per cercare lavoro. Pica pensò fosse spam e cestinò. Nove mesi dopo la nuova richiesta. E stavolta la prese sul serio. “Mi sono sentito un maleducato per non aver risposto la prima volta! Gli ho scritto subito dicendo che accettavo al 100%”.
Poi c’è Vozinha. Il portiere che tutti adorano. Non era così apprezzato 4 anni fa e fu aspramente criticato. Nella Coppa d’Africa 2022 divenne virale in tutto il mondo per uno scontro spaventoso a metà campo con la stella del Senegal, Sadio Mané: Vozinha uscì di testa completamente fuori dall’area, i due si scontrarono testa contro testa ed entrambi svennero. Vozinha, barcollando vistosamente a causa della commozione cerebrale, cercò persino di litigare con l’arbitro che lo stava espellendo prima di essere portato via a braccia.
L’ala d’attacco Garry Rodrigues (nato a Rotterdam ma colonna della nazionale) ha regalato momenti di pura ansia allo staff tecnico per anni. Il motivo? Ha una tremenda paura di volare. Considerando che Capo Verde è un arcipelago in mezzo all’Oceano Atlantico e che per giocare le partite in trasferta in Africa si devono affrontare trasvolate oceaniche impreviste su piccoli aerei charter, Rodrigues ha spesso dovuto viaggiare affrontando vere e proprie sessioni di supporto psicologico da parte dei compagni di squadra, che per distrarlo lo costringevano a cantare e suonare i tamburi durante le turbolenze.
Queste sono solo alcune piccole perle della letteratura calcistica che ha visto qualificarsi Capo Verde per il passaggio del turno. Affronterà l’Argentina che temiamo stia già preparando il bitume per asfaltarli. Ma ormai chi ci fa più caso. Perché la percezione di aver vinto la coppa del mondo non dipende da un trofeo sollevato. A volte l’hai vinta molto prima. Capo Verde, ad esempio, l’ha vinta quando i calciatori hanno messo piede sull’aereo che portava gli “Squali blu” negli Usa. Ed è salito pure Rodrigues, tanto ne valeva la pena.


