Fallito l’obiettivo ma non è tutto da buttare: il Palermo prepara la ripartenza
La finale playoff è sfumata nella gara d’andata e la montagna si è rivelata troppo alta da scalare, anche per un Palermo tornato sui suoi livelli d’intensità, trascinato da un “Barbera” infuocato. Mercoledì sera i rosanero hanno giocato una partita coraggiosa, volitiva, rabbiosa, intensa, gettando il cuore oltre l’ostacolo. Non è bastato. E alla fine dei conti, anche quest’anno si rimane con un pugno di mosche in mano.
La prossima sarà la quinta stagione consecutiva in Serie B. Chi l’avrebbe detto, il 4 luglio 2022, giorno del passaggio di consegne tra Mirri e il City Group, che per cinque anni i rosanero sarebbero rimasti in cadetteria? Le aspettative, forse i sogni, erano ben altri.
È stata la stagione dei rimpianti: dai punti lasciati per strada in partite come quelle di Pescara, Mantova o Avellino, alle buone prestazioni di Monza e Frosinone – sfide cruciali nella parte finale della stagione – tradotte in un misero punticino. E poi, guardando alla semifinale di ritorno, il palo di Palumbo, i miracoli di Pigliacelli (complimenti all’ex rosanero, bravissimo nel gioco con i piedi ed efficace tra i pali).
Il vero rimpianto, però, è non aver giocato la gara d’andata. Il Palermo e Inzaghi si sono spenti sul più bello: a Catanzaro sono riemersi tutti quei limiti che, per larghi tratti della stagione, l’allenatore e il gruppo erano riusciti a nascondere attraverso il lavoro, l’organizzazione e la compattezza. Dalla sconfitta di Venezia all’allenamento a porte aperte che doveva essere una festa e non lo è stata, passando per il dolore per la morte della piccola Alessia e per i problemi fisici di due uomini chiave come Palumbo e Bani: il Palermo è arrivato in Calabria svuotato mentalmente.
Inzaghi, che aveva sbagliato le scelte a Catanzaro, ha avuto coraggio schierando il 4-2-3-1 senza snaturarsi: nel primo tempo, quando la partita è stata più ordinata tatticamente – tranne i dieci minuti iniziali di arrembaggio – i rosanero hanno mantenuto i soliti principi di compattezza e ordine, provando poi a colpire in ripartenza con più uomini offensivi rispetto al 3-4-2-1. Nella ripresa si sono mollati gli ormeggi e la partita, dal punto di vista tattico, ha avuto poco da aggiungere: un assalto all’arma bianca da una parte, una difesa a oltranza del Catanzaro dall’altra.
E complimenti ai calabresi, che hanno conquistato la finale con le idee di un allenatore come Aquilani, capace di ricostruirsi dopo l’esperienza negativa di Pisa: giocano un calcio moderno, hanno puntato su giovani interessantissimi e meritatamente sfideranno il Monza, che rimane la favorita ma dovrà sudarsela fino all’ultimo.
Il Palermo invece ha fallito l’obiettivo. Il suo campionato è finito senza niente in mano. Aver migliorato il piazzamento rispetto alla scorsa stagione non è un risultato che può lenire la delusione per una Serie A che era alla portata. Anzi, la delusione è ancora più grossa se si pensa agli investimenti fatti dalla proprietà: l’arrivo di Inzaghi, un top per la categoria e fresco di promozione col Pisa, quello di giocatori importanti come Bani, Augello, Joronen e Palumbo, e poi a gennaio di Johnsen, Rui Modesto e Magnani. Tutto questo per un quarto posto e un’eliminazione prematura agli spareggi? Troppo poco.
Si farebbe però un’analisi parziale e non intellettualmente onesta se non si andasse dentro la stagione: troppo facile dire che il Palermo è lo stesso da quattro anni e che si fanno sempre gli stessi errori. Non si può non guardare al percorso di una squadra partita da sottoterra dopo la scorsa stagione e rianimata in pochi mesi. Non si possono ignorare i numeri, le vittorie consecutive al “Barbera”, i 72 punti, il legame tra squadra e città che si era sfilacciato gravemente alla fine della passata stagione e che è stato ricostruito subito dopo l’arrivo di Inzaghi.
Gli errori sono stati commessi e su questo sito più volte analizzati. Forse il peccato originale è aver puntato con troppa sicurezza su un organico numericamente ridotto, rivelatosi alla lunga insufficiente per sostenere la rincorsa. E a fine stagione è arrivato il conto: il Palermo ha affrontato le sfide decisive senza Bani, leader difensivo, con Palumbo a mezzo servizio, con Pierozzi e Augello logorati, con Segre sfiancato. E tra gli aspetti negativi vanno aggiunti la difficoltà di approccio lontano dal “Barbera”, il divario evidente tra i ‘titolarissimi’ e il resto dell’organico, alcune scelte troppo rigide dell’allenatore, l’assenza di leader capaci di trascinare la squadra nei momenti di maggiore sofferenza.
A differenza degli scorsi anni, però, c’è una solida base da cui ripartire: si può ripartire da Inzaghi, che ha già promesso di voler portare il Palermo dove merita; si può ripartire da un nucleo di almeno 11/12 giocatori che hanno disputato un ottimo campionato; si può ripartire da una piazza carica, che ha applaudito i rosanero dopo la semifinale al “Barbera” e vuole continuare a spingere.
Non è tutto da buttare, non è stato un anno come gli altri tre, non si deve ricominciare da capo. L’impressione è che con quattro o cinque ‘titolari’ in più e un organico più ampio, questa squadra possa lottare con ancora più convinzione per la promozione diretta. Bisogna imparare dagli errori, fare tesoro degli insegnamenti e costruire una corazzata, con idee prima ancora che con i soldi: perché fallire anche nel prossimo campionato non significherebbe soltanto sprecare un lavoro di cinque anni e svariati milioni, ma tradire definitivamente quella città che mercoledì sera, a eliminazione già consumata, ha scelto di restare ad applaudire.

Qualcuno mi spieghi perché la domenica in campo ci sono 11 agnellini e questi stessi 11 dopo due giorni diventano 11 leoni Ecco questo mistero qualcuno me lo deve spiegare
Da cedere senza remore Giasy, Blin, Gomes e Le Douaron, quest’ultimo ha qualità ma le sfrutta male. Da mandare in prestito Vasic (che diventa un Over23) e valutare Johnsen (Visto troppo poco, lo staff tecnico lo conosce meglio). Da confermare invece Veroli e Giovane che, seppur poco utilizzati, han risposto sempre bene.
In porta va bene confermare Joreren, ma se la società valutasse altrove non mi strapperei i capelli.
In difesa, se si recupera il miglior Magnani, siamo a posto: Il trio Magnani-Bani-Pierozzi da buone garanzie, così come la panchina. Francamente darei una bussatina al Pisa (che avrà bisogno di cedere) per Canestrelli.
Il centrocampo invece è da rifare con il solo Ranocchia da confermare titolare e Augello, Segre, Giovane e Modesto da tenere. Da prendere un mediano come titolare ed un under come vice-Ranocchia, poi mancano due esterni, uno per lato (titolari o meno che siano, ma un pensierino a riprovarci per Elia lo farei).
Nella trequarti da prendere un titolare d’affiancare a Palumbo (mi piacerebbe Shpendi, quello dell’Empoli) ed uno o due riserve (dipende se rimane Johnsen)
In attacco inamovibile Pohjanpalo, ma bisogna capire cosa ha intenzione di fare Inzaghi con Corona, che non merita di collezionare ragnatele come la stagione appena finita.
Si sta facendo passare il Catanzaro come il Barcellona, ricordiamo sempre che i calabresi sono finiti dietro il Palermo di ben 12 punti e con il regolamento play off di qualche anno fa neanche avrebbero partecipato al mini torneo. Sul Palermo,dopo le risorse spese in estate e nel mercato di riparazione non c’è dubbio che la mancata promozione rappresenta un fallimento , ma in confronto alla scorsa stagione in cui non c’era nulla da salvare, quest’anno c’è una base da cui ripartire e con degli innesti di valore della caratura di Bani e Phjonapalo si può, anzi meglio dire si deve raggiunge l’obiettivo che deve essere la promozione diretta in serie A.
Con Bani in campo sia a Catanzaro che al ritorno al Barbera, adesso saremmo proiettati alla finale.
Lo penso anch’io. La palla per Iemmello in occasione del primo gol, con Bani in campo, non gli sarebbe mai arrivata. Prendere un gol in quel modo con un cross quasi dalla trequarti è da polli (vero Peda?)
Sottolineo l’ultimo capoverso del pezzo peraltro di senso ed equilibrio, come sempre da questo autore. Occhio perché questa piazza non avverte della propria disillusione. Improvvisamente si defila silenziosa. Inzaghi ha saputo abilmente, per indole o per costrutto, curare i rapporti con la tifoseria, come a Reggio e Pisa, facendo inghiottire in 90 Min. la disonorevole prestazione di Catanzaro, ma siamo per me veramente all’ultima chiamata per lui e per la dirigenza. Gli errori sono stati tanti ed i dati statistici per una volta aiutano a fare chiarezza. Il Palermo è arrivato alla parte decisiva della stagione letteralmente sfatto in tanti uomini, spremuti come arance mature per un anno intero, in cui ha cannato tutte le partite di livello e tutti gli appuntamenti decisivi. Per una squadra chiamata a vincere ha quindi cannato tutto. Speriamo bene, altro non possiamo fare.
Non ricominciamo. Cedere . Quando si parla di cedere occorre, ripeto occorre guardare scadenza contrattuale e ingaggio. Cedere tizio o caio . No, non funziona così. Esempio più lampante : il pacco Le Duaron ha altri tre anni di contratto a 600mila netti . Apphua torna, Brunori pure con Nikolau e qui mi fermo . Giasy è appena al primo anno con contratto milionario. Insomma, calma e gesso. Ci vuole un grande Ds . Prima pietra . Poi verrà il resto.
Gyasi non c’entra. Per lui c’era obbligo di riscatto solo in caso di promozione. Ritornerà al mittente
Sul piano teorico. Cambio modulo, per cortesia. Per prendere il controllo del centrocampo. Primo obiettivo per me . Ranocchia e Segre da affiancare ad almeno altri tre centrocampisti forti più due giovani forti . Il centrocampo. 4231, 4321, insomma dare priorità al centrocampo. Spero che Inzaghi lo abbia capito. In questa ottica terrei Giovane e Modesto . Augello terzino sx con una giovane alternativa. Pierozzi a dx con alternativa. Linee guida chiaramente. Spero vada così, senza questa tortura di difesa a tre , cinque. Vedremo.
Per favore direttore non incominciamo,a dire fesserie prima che cominci il campionato, qui si deve cambiare quasi tutto, se no anche il prossimo anno faremo figure di cacca,speriamo che pubblica il.mio commento,perché altre volte che ho contestato lei quasi mai la pubblicato.