Il Palermo dà tempo a Corini, la metamorfosi comincia dal basso
Pubblicato il da Roberto Parisi - aggiornato il - News, Serie B
Gli ultimi due pareggi dicono tanto su come Corini vuole far uscire il Palermo da questa difficile situazione. La società concede ancora tempo al tecnico che sta operando una metamorfosi concettuale, tattica e soprattutto di approccio mentale alle partite.
La brutta sconfitta con la Ternana è stata lo spartiacque. Corini ha capito che la squadra non era pronta a sostenere una proposta di calcio che si fondava sulla costruzione dal basso (con la partecipazione attiva del portiere), un fraseggio di qualità e un gioco comunque propositivo. Si commettevano troppi errori, causati anche dalla precaria condizione psicofisica di alcune pedine ritenute importanti come Stulac, Saric, Di Mariano… Già dalla successiva gara col Pisa si sono visti massicci cambiamenti di atteggiamento e idee, a prescindere dal modulo utilizzato.
Il tecnico, per la gara col Pisa, ha deciso di insistere col 4-3-3 ma con interpretazioni nettamente diverse rispetto alle settimane precedenti. Corini ha scelto di abbassare il baricentro della squadra, ha inserito a centrocampo due giocatori bravi a ‘distruggere’ il gioco avversario e a trasformare l’azione da difensiva a offensiva come Gomes e Broh. Il Palermo ha inoltre rinunciato al palleggio e alla costruzione dal basso per prediligere la ricerca diretta di Brunori e poi andare a lottare sulle seconde palle.
I rosa hanno lasciato il possesso del pallone ai nerazzurri (60% contro 40%) per poi puntare sulle ripartenze veloci. I nuovi concetti hanno funzionato per buona parte della partita ma poi comunque è arrivata la rimonta degli uomini di D’Angelo e tre gol subiti in totale. Per questi motivi Corini ha optato per un nuovo cambiamento, questa volta dal punto di vista tattico.
Col Cittadella, infatti, il Palermo si è schierato per gran parte della partita con una difesa a tre composta da Buttaro come ‘braccetto’ destro, Nedelcearu al centro e Marconi a sinistra; un centrocampo a cinque con Elia a destra, Segre, Gomes, Broh e Mateju (poi Devetak); Brunori è stato il punto di riferimento con Di Mariano più vicino ma con libertà di allargarsi a sinistra, sulla sua zona abituale. I concetti sono rimasti gli stessi della gara col Pisa ma con una nuova veste tattica, più prudente ed equilibrata.
I rosa hanno sofferto poco in fase difensiva contro un Cittadella comunque rimaneggiato e con evidentissimi problemi su più livelli ma non sono riusciti a essere efficaci nella metà campo avversaria, tanto che Corini nel finale ha deciso di schierare il 4-2-3-1, con l’ingresso di Vido, per cercare il gol.
Nel momento di massima difficoltà, dopo Terni, Corini ha quindi scelto di dare priorità alla fase difensiva, di compattare il gruppo, rinunciando a dei principi con i quali aveva iniziato la sua avventura in rosanero. Lo ‘switch’ su cui il tecnico sta lavorando è mentale: i rosa devono capire di essere una squadra in lotta per retrocedere, bisogna andare in campo col coltello tra i denti, in questo momento c’è poco spazio per il bel gioco.
Il Palermo sta vivendo un nuovo periodo di transizione dopo che per settimane, e anche durante il ritiro a Manchester, stava lavorando sul 4-3-3 e su principi ben definiti. Bisognerà capire se la difesa a tre è un’idea che potrà essere riproposta anche a Modena visto che in trasferta questo tipo di gioco (sintetizziamolo con ‘difesa e contropiede’) potrebbe essere più remunerativo e portare benefici, soprattutto in ottica del risultato, l’assoluta priorità per il momento.
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