​​
La Bracierina Palermo
LT Costruzioni


Mondiali 2026, la “favola” del Paraguay e la storia di due “papà” davvero speciali

C’è una bellissima frase in Toy Story 2 che viene pronunciata da Woody, il giocattolo sceriffo parlando del suo “padrone”, il bimbo Andy: “Lo so, passerà il tempo e mi metterà da parte. Ma vederlo crescere è una cosa che non voglio perdermi per nulla al mondo”. Credo che qualsiasi padre possa pronunciarla a buon diritto e tra questi c’è Orlando Gill, il portiere che ha appena eliminato la Germania parando due calci di rigore nei sedicesimi di finale. La sua storia di sacrifici è stata svelata dalla moglie Melissa Ávalos attraverso un toccante post sui social.
Circa quattro anni fa, quando Gill giocava nel modesto Sportivo San Lorenzo in Paraguay, suo figlio Lautaro Daniel nacque prematuro e con gravi problemi di salute che richiedevano cure mediche immediate e molto costose. A quel tempo la famiglia non aveva praticamente nulla, complici i bassi stipendi del calcio paraguaiano spesso pagati in ritardo. Per finanziare i medicinali e le cure che hanno salvato la vita al bambino, Orlando vendette letteralmente tutto ciò che possedeva: i suoi vestiti, le scarpe, gli scarpini da gioco, i guanti e persino la sua reliquia più preziosa, la maglia della Nazionale Under 20 del Paraguay con cui aveva giocato il campionato Sudamericano.
Superato il dramma familiare, la sua carriera ha svoltato con il trasferimento in Argentina al San Lorenzo de Almagro, fino alla chiamata del CT Gustavo Alfaro che lo ha catapultato da titolare a questo Mondiale. Per lui, padre esemplare, Alfaro è stato un padre a sua volta. Sì perché Alfaro è un po’ il papà di questi scavezzacollo incoscienti, crede in loro e li motiva continuamente. A volte spiegando con verità semplici come si può vincere una partita del genere: con la fame. “La terra rossa, la camicia colorata, la polvere. Quelli che avevamo davanti (la Germania) si sono formati nei laboratori della scienza calcistica, nelle accademie europee perfette. I miei ragazzi vengono da un paese colorato, dove si gioca ancora a piedi nudi per strada, dove il pallone non è un algoritmo, ma un pezzo di pane che si divide con i fratelli. Oggi la strada ha battuto il laboratorio”.

Già, ma non è l’unica frase che “papà” Alfaro ha sfornato. “Quando vedi l’ombra di un gigante, non spaventarti. Guarda dov’è il sole, perché potrebbe essere l’ombra proiettata da un nano”. Detto prima di incontrare i tedeschi, oppure quando citò Bruce Willis: “Noi eravamo come Bruce Willis in Il Sesto Senso. Gli unici a sapere che non eravamo morti eravamo noi. Tutti gli altri ci davano già per spacciati, ma noi abbiamo continuato a camminare”. Ha risposto anche a Chilavert, ex portiere della nazionale, che lo aveva criticato dopo la sconfitta iniziale (e ci vuole coraggio per rispondere a uno che non vorresti mai incontrare in un vicolo deserto). “La gara non si vince mai alla prima curva, ma quando cala la bandiera a scacchi”.
E ha lasciato anche una citazione letteraria e sportiva insieme che forse non è solo il fondamento del calcio ma anche di chi ama scriverne: “Le tattiche si scrivono con l’inchiostro sui fogli di carta nei ritiri, ma le partite si vincono con il sangue che lasci sul prato. Se l’inchiostro non si bagna di sudore, resta solo carta straccia”. Già, forse sono solo parole destinate a volare via col vento della prima sconfitta. Ma su quel prato risuonano ancora. Sono quelle di un padre che avrebbe dato tutto per vedere il figlio vivere e di un padre “sportivo” che ha tenuto in vita una squadra quando non ci credeva più nessuno. Magari domani qualcuno li metterà da parte. Ma vederli vincere, per se stessi e per il popolo che hanno rappresentato, era una cosa da non perdersi per nulla al mondo. Anche alzandosi all’alba.

LEGGI ANCHE

PALERMO, ECCO LA NUOVA MAGLIA



PALERMO, CERCASI ESTERNI


Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *