Palermo e Dionisi, storia di un amore mai nato: e ora come andare avanti?

Pubblicato il da Roberto Parisi - aggiornato il - News, Notizie, Serie B

Palermo e Dionisi, storia di un amore mai nato: e ora come andare avanti?

“Voi lo volete? Anche noi lo vogliamo. Lo vogliamo tutti“. Sono passati sette mesi, non sette anni, da quel 21 agosto, quando Alessio Dionisi arringava la curva durante un allenamento a porte aperte. Duecentodieci giorni dopo, siamo qui a raccontare il rapporto più complicato e controverso tra un allenatore e la tifoseria rosanero, inasprito ulteriormente dal mancato esonero dopo la sconfitta contro la Cremonese.

Dionisi, una scelta inizialmente condivisa

La firma di Dionisi era stata accolta con moderato ottimismo dalla maggior parte del popolo rosanero. L’allenatore era reduce dall’esonero di Sassuolo, ma anche da due anni a buoni livelli in Serie A e da una promozione con vittoria della B alla guida dell’Empoli.

La scelta sembrava giusta per ripartire dopo un campionato altalenante, culminato in una semifinale dei playoff persa senza mai impensierire realmente l’avversario. La direzione era chiara: provare a centrare la promozione con un calcio propositivo. Il primo impatto nella conferenza stampa di presentazione appariva incoraggiante.

Dalla crisi di dicembre alla ripresa illusoria

Nel calcio comandano i risultati e la prima grave ‘crisi’ si registra a dicembre, dopo la sconfitta esterna col Cittadella. Dionisi viene pesantemente contestato dalla tifoseria, che esprime il proprio malcontento anche con duri striscioni. La società comincia a metterlo in discussione, ma alla fine decide di cambiare direttore sportivo, con l’arrivo di Carlo Osti al posto di Morgan De Sanctis.

Le due vittorie consecutive contro Modena e Juve Stabia sembrano tamponare la ‘crisi’, anche perché nel frattempo il nuovo d.s. sistema la squadra con gli arrivi altisonanti di Audero, Magnani e soprattutto Pohjanpalo. Il buon calciomercato e i cinque risultati utili di fila riaccendono un minimo di entusiasmo, ma la sconfitta con la Cremonese – che in altri tempi sarebbe stata digerita (non certo per i modi, ma per il valore dell’avversario) – fa esplodere un malcontento latente da mesi.

Dionisi e Palermo

La verità è che Palermo non ha capito Dionisi e Dionisi non ha capito Palermo. È il destino degli allenatori rosanero in questo primo ciclo targato City Group: quando sei il frontman assoluto, ti prendi tutti gli oneri e gli onori. Tuttavia, nell’ultimo periodo si è registrata un’apertura in questo senso, con i dirigenti – soprattutto il direttore sportivo – più presenti rispetto ai primi due anni.

La piazza ha sempre accusato l’allenatore di essere presuntuoso e ‘cieco’ davanti alle palesi difficoltà della squadra. Il tecnico toscano non si è calato in una realtà così importante ed esigente. Il grande salto dopo le esperienze in ambienti più tranquilli come Empoli e Sassuolo non c’è stato.

Il rapporto d’amore tra Dionisi e Palermo non è mai nato. E fare paragoni con l’ultima esperienza in panchina di Eugenio Corini ha poco senso, considerando che l’allenatore esonerato nella passata stagione godeva comunque di un credito importante per il glorioso passato da calciatore e capitano rosanero.

Dionisi resta: e adesso?

Leggendo fin qui, sembra scontato pensare a un articolo riepilogativo sull’esperienza di un allenatore esonerato. Uno di quei pezzi ‘freddi’, pronti da giorni e da pubblicare solo dopo l’ufficialità da parte della società. Non lo è. Dionisi è rimasto l’allenatore del Palermo e lo sarà fino al termine della stagione. La domanda, a questo punto, sorge spontanea: e ora come si va avanti?

Dionisi non è il primo e non sarà l’ultimo ad allenare in un ambiente difficile, con ormai una grandissima parte della tifoseria (la stragrande maggioranza) che poco lo sopporta. Ma non solo: il Palermo, per bocca del d.s. Osti, ha confermato che ci sono stati contatti con altri tecnici, ma alla fine si è deciso di non procedere con l’esonero.

Ora serve compattezza

Dionisi rimane sostanzialmente per mancanza di alternative. Otto partite, con un possibile prolungamento di stagione dovuto ai playoff, sono tante in questa situazione. L’allenatore ha voluto un colloquio con i vertici di City Group – che saranno presenti a Torretta nei prossimi giorni – e ha avuto rassicurazioni, ma ora ci sarà bisogno dell’aiuto di tutti per andare avanti.

Perché alla fine c’è una sola ricetta per salvare il salvabile in questo ultimo scorcio di campionato: vincere. La squadra deve prendersi le proprie responsabilità, la dirigenza idem, e si dovrà fare fronte comune attorno all’allenatore, che a questo punto non può essere abbandonato a se stesso.

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