Palermo, il valore della continuità in una Serie B che si prepara alla rivoluzione
Il Palermo va avanti sulla strada tracciata già lo scorso anno, non ha avuto dubbi nella riconferma della catena di comando, forte di un campionato che comunque ha fruttato la bellezza di 72 punti, e questo, in un contesto di Serie B segnato da un valzer di panchine senza precedenti, potrebbe facilitare il lavoro. In un campionato dove su venti squadre partecipanti solo sette conoscono già il nome del proprio allenatore per la prossima stagione, la conferma di Filippo Inzaghi rappresenta un vantaggio concreto e non trascurabile.
Mentre molte rivali sono ancora ferme al palo, il tecnico piacentino ha già cominciato a lavorare in sinergia con il direttore sportivo Carlo Osti – anch’egli confermato – per impostare le strategie di calciomercato.
Inzaghi sa quali giocatori ha a disposizione, conosce le lacune della rosa, sa dove intervenire e ha già in mente le soluzioni tattiche con cui affrontare la stagione: l’idea è quella di passare a un 4-2-3-1 o a un 4-3-3, schemi che richiedono un mercato mirato e ragionato. Tutto questo si traduce in settimane di vantaggio rispetto alla concorrenza, un margine prezioso in una categoria dove la preparazione estiva può fare la differenza. La stagione che verrà deve essere quella della promozione in Serie A e partire prima degli altri nella programmazione non è un dettaglio secondario.
Che poi, a guardare bene, è un dettaglio che potrebbe spiegare la mancata promozione di quest’anno. Inzaghi, appena arrivato a Palermo, ha lavorato per riportare tra i tifosi un clima di ragionevole speranza dopo una stagione disastrosa ma ha impiegato qualche partita prima di conoscere bene vizi e virtù dell’intera rosa: non è un caso che il tecnico abbia più volte sottolineato che il ‘vero’ campionato era cominciato a Chiavari dopo le tre sconfitte in quattro gare.
Il contrasto con il resto della prossima Serie B è netto. Le tre retrocesse dalla massima serie – Pisa, Cremonese e Verona – sono ancora alla ricerca di un allenatore, con tutte le incertezze che questo comporta a livello di pianificazione. Il Catanzaro, finalista ai playoff, dovrà quasi certamente fare a meno di Alberto Aquilani e anche il direttore sportivo Polito che potrebbe lasciare.
Situazioni di stallo anche in casa Empoli, dove si cerca il successore di Caserta, e alla Sampdoria, alle prese con una vera e propria rivoluzione dopo l’addio di Attilio Lombardo, con Fabrizio Castori che sembra il profilo più accreditato per il futuro immediato.
Il Cesena attende l’insediamento del nuovo direttore sportivo Andrea Mancini, il cui primo compito sarà proprio quello di individuare il nuovo tecnico: in pole Daniele Galloppa e Davide Possanzini, mentre si raffredda l’ipotesi di confermare Ashley Cole. La Carrarese, invece, sembra pronta a separarsi consensualmente da Antonio Calabro dopo il ciclo che ha portato la società toscana dalla Serie C alla Serie B, con una lista di possibili sostituti ancora aperta. Il Südtirol, che ha perso Castori, valuta tra gli altri Massimo Donati. Il Pisa sembra aver ristretto la cerchia dei candidati attorno a Fabio Pecchia e Paolo Zanetti, ma una decisione ufficiale ancora non è arrivata. Il Modena si muove sugli stessi nomi, con Aquilani sullo sfondo.
Sono poche, viceversa, le società che hanno deciso di tenersi stretto gli allenatori della stagione appena conclusa: Arezzo con Bucchi, Benevento con Floro Flores, Entella con Chiappella, Mantova con Modesto e Vicenza con Gallo, ai quali si aggiunge appunto il Palermo. In questo scenario, la stabilità tecnica e dirigenziale dei rosanero può rappresentare un valore aggiunto e può consentire di presentarsi alla stagione del calciomercato con le idee chiare e gli obiettivi ben definiti. La corsa alla Serie A inizia adesso e Inzaghi è già in pista.


Bene, con le riconferme di Nonno Osti (ahimè) e Inzaghi abbiamo anche questa benedetta continuità tecnico-tattica che negli anni scorsi ci è mancata. Mi pare però che adesso le scuse siano finite e che bisogna andare in A come primi o secondi.
C’è poco da dire, l’estate scorsa il Palermo targato CFG, dopo 3 anni di buchi nell’acqua, prendendo Inzaghi e il suo staff ha finalmente preso la strada giusta da punto di vista della gestione tecnico/tattica.
Come avevo scritto prima dei playoff, anche in caso di sconfitta Inzaghi doveva essere confermato, qualunque decisione diversa sarebbe stata da pazzi .
Quanto ad Osti non vedo motivi per i quali non doveva essere confermato…non è uno scopritore di talenti, di certo non è un fuoriclasse del ruolo tipo Corvino, ma è un buon DS che a Palermo, andando sull’usato sicuro, ha portato giocatori che hanno fatto quasi sempre bene o molto bene.
L’anno scorso ha operato soprattutto tramite prestiti e colpi a zero, perchè chiaramente la proprietà gli aveva imposto come obbiettivo principale lo snellimento del monte ingaggi, e quest’anno presumo sarà la stessa musica.
Osti, tranne i primi mesi in cui arrivò dopo l’esonero dell’impiastro De Sanctis (che tra parentesi, da allora non ha più lavorato), non ha mai avuto i fiumi di soldi da buttare che erano stati concessi a De Sanctis e a Rinaudo prima di lui.
Poi ripeto: non è un fuoriclasse assoluto tipo Corvino che ti trova lo sconosciuto Dorgu e lo compra a 200mila euro, per poi rivenderlo a 30 milioni, ma di Corvino ce ne stanno 3/4 in tutta Italia.