Palermo, la rivoluzione “dolce” di Corini è già cominciata
Pubblicato il da Roberto Parisi - aggiornato il - News, Serie B
Idee chiare e rispetto del lavoro svolto in precedenza: sono queste le chiavi dell’approccio positivo di Eugenio Corini sulla panchina del Palermo. Sono bastate due settimane al tecnico per trasmettere i principi di gioco a una squadra con una base solida, la sua ‘mano’ si vede già. Una “rivoluzione dolce” che andrà sempre più a prender piede con gli arrivi dei nuovi acquisti e il cambio di modulo.
Corini ha scelto da subito di affidarsi al 4-2-3-1 utilizzato da Baldini. Il tecnico è stato molto intelligente, ha riconosciuto la bontà del lavoro svolto in precedenza, ha capito che la squadra si trovava ‘comoda’ in quel vestito e ha fatto di necessità virtù (non c’erano molte alternative, soprattutto a centrocampo). Per le prime due partite ufficiali ha quindi mantenuto lo stesso modulo ma ha innestato i suoi principi di gioco, cambiando l’interpretazione del 4-2-3-1.
Si vede una squadra pressare ferocemente sulla prima costruzione degli avversari (come faceva con Baldini) ma anche in grado di abbassarsi e ‘accettare’ il giro palla, stringendo le linee e chiudendosi sulla difensiva. La prima grande novità è la fluidità nel cambiare modo di difendere, anche dal punto di vista tattico. Col Perugia Corini ha scelto di schierare i rosa col 3-4-2-1 in fase di non possesso, andando a coprire tutti gli spazi alla compagine di Castori (e costringendolo a cambiare modulo); con il Bari, invece, il tecnico ha optato per il 4-4-2, in modo tale da presidiare le fasce laterali e ‘preservare’ Floriano, liberandolo da particolari compiti difensivi.
Questo modo di abbassarsi in fase di non possesso permette al Palermo di sfruttare in modo intelligente le ripartenze. I gol contro il Perugia arrivano da calci d’angolo avversari mentre quello col Bari da un recupero palla nella metà campo biancorossa. Vengono così esaltate le caratteristiche di Valente ed Elia, letali in campo aperto, ma anche di Brunori e Floriano, bravissimi nella gestione del pallone. Se poi hai Broh che vince centro contrasti a partita e Damiani che gestisce con lucidità, viene tutto più facile.
L’approccio cambia anche in fase di possesso palla. La squadra torna sempre al 4-2-3-1 ma non c’è quella ricerca continua della verticalità, tipica del gioco di Baldini, si predilige il palleggio. Decisivo, in questo senso, l’innesto di Pigliacelli; il portiere, infatti, è dotato di buonissima tecnica palla al piede, nella prima costruzione è preciso nell’allargare il gioco e cercare l’imbucata centrale, poi si alza anche tra i due centrali per creare superiorità numerica. Una costruzione dal basso che punta a far uscire le squadre avversarie in modo tale da trovare una più facile imbucata centrale o le fasce laterali, con Sala che col Perugia ha fatto un ottimo lavoro in questo senso mentre nella parte centrale del primo tempo col Bari era Broh ad allargarsi a destra per giocare il pallone.
Idee chiare, da subito, come affermano tutti i rosanero che sono intervenuti in conferenza stampa, e assimilate in fretta dalla squadra, come invece afferma Corini già nel post-Perugia. Ora viene probabilmente la fase più difficile, quella della transizione al 4-3-3 con questi principi di gioco ma tanti nuovi acquisti, che andranno integrati senza ‘rompere’ il giocattolo (per esempio, come si fa a togliere dal campo uno straripante Broh? O questo Floriano?). La “rivoluzione dolce” dovrà lasciar spazio a un più netto cambio di rotta ma seguendo la stessa strada, che sembra quella giusta.
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