Ranocchia illumina il Palermo: gol e leadership decisivi per il finale di stagione
Difficile parlare di sorpresa guardando quel numero 10 sulle spalle di Ranocchia. Più semplice, invece, è raccontare la trasformazione profonda che il centrocampista ha vissuto sotto la guida di Inzaghi. Dopo una stagione in chiaroscuro, fatta di alti e bassi e di una collocazione tattica non sempre definita, oggi Ranocchia è diventato un altro giocatore: più continuo nelle prestazioni, più incisivo nelle giocate e, soprattutto, sempre più centrale nel progetto tecnico del Palermo.
La sua crescita non si esaurisce nei numeri, ma i numeri aiutano a raccontarla con chiarezza. Il gol segnato al 90’ contro il Frosinone non è stato soltanto decisivo per evitare una sconfitta immeritata, ma ha anche certificato la sua miglior stagione realizzativa in carriera. Sei reti complessive, che lo proiettano al secondo posto nella classifica marcatori rosanero, alle spalle di Pohjanpalo. Un dato significativo, soprattutto per un centrocampista che non nasce con il gol come principale missione.
Il faro del Palermo
Ranocchia è diventato, a tutti gli effetti, il faro del Palermo. Sin dai primi giorni di ritiro, Inzaghi ha scelto di costruire attorno a lui l’identità tecnica della squadra, senza esitazioni. Una scelta chiara, netta, che ha allontanato ogni dubbio tattico: niente regista “classico” alla Liverani o Corini, ma un interprete moderno, capace di unire qualità, dinamismo e visione.
Il gioco passa costantemente dai suoi piedi, e i dati lo confermano: 68,2 tocchi medi a partita rappresentano un’enormità e raccontano quanto ogni azione offensiva nasca o si sviluppi attraverso di lui. Ma sarebbe riduttivo pensarlo come un semplice organizzatore di gioco. Ranocchia è anche presenza offensiva, inserimento, pericolosità.
Numeri da protagonista
Con una media di 2,2 tiri a partita (di cui 0,7 nello specchio), dimostra una partecipazione continua alla fase conclusiva. I due gol consecutivi contro Avellino e Frosinone sono la naturale conseguenza di questo atteggiamento: sei tiri complessivi nelle due gare, tre a partita, segnale di una fiducia crescente e di una mentalità sempre più orientata a incidere direttamente sul risultato.
In totale, ha raggiunto quota 11 gol con la maglia rosanero. Basta guardare indietro per cogliere la portata del cambiamento: quattro gol fino a febbraio 2024, quando agiva più vicino alla porta sotto la gestione Corini; poi una stagione complicata, chiusa con una sola rete ma ben otto assist; infine l’annata attuale, in cui ha trovato un nuovo equilibrio tra costruzione e finalizzazione. Curiosamente, gli assist sono diminuiti (appena uno), nonostante sia il principale incaricato dei calci piazzati.
L’equilibrio ritrovato
L’importanza di Ranocchia emerge anche quando… è assente. Contro la Juve Stabia, senza di lui, il Palermo ha faticato a trovare ritmo e qualità. Inzaghi è stato costretto ad affidare le chiavi del centrocampo a Blin senza ottenere lo stesso impatto e le “vespe”, soprattutto nel primo tempo, hanno imposto il proprio gioco.
La sua crescita coincide con quella del Palermo. E lui non sembra avere alcuna intenzione di fermarsi. Dopo la gara di Frosinone lo ha detto chiaramente: la strada è ancora lunga, ma la direzione è quella giusta. E per il Palermo, oggi più che mai, molto passa – e continuerà a passare – dai suoi piedi.
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