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Iñaki e Nico Williams, i “fratelli diversi”: uno gioca col Ghana, l’altro con la Spagna

In questo momento ai Mondiali due fratelli stanno giocando con due nazionali diverse. Non sono gli unici ma loro hanno una storia meravigliosa di multicultura. Sono Iñaki e Nico Williams. Nico Williams nella nazionale spagnola, 23 anni, sarebbe un ragazzino per tutte le altre nazionali, ma nella sua è un anziano visto che ci gioca quel “teppistello” magnifico di Lamine Yamal. Nico è basco naturalizzato. Esattamente, fin qui nulla di strano, se non fosse che gioca per l’Athletic Bilbao. Ovvero una squadra che accetta solo giocatori baschi e che un tempo pretendeva che lo fossero di origine. E qui viene il bello. Nico ha un fratello, Iñaki. La loro mamma è fuggita dal Ghana che era incinta di Iñaki in tempi di sommosse e difficoltà col papà attraversando il deserto a piedi.

Arrivati a Bilbao, i due sono stati ospitati da un prete che di nome faceva Inaki. Per gratitudine, appena nato, il bambino portò lo stesso nome. E siccome faceva sfracelli ed era nato in terra basca, l’Athletic pensò bene di non considerare più alberi genealogici secolari ma di aprire anche ai baschi di nuova generazione. Iñaki è diventato capitano dell’Athletic e vanta 251 partite consecutive giocate. Normale che Nico, nato a Pamplona, seguisse il fratello come un idolo. E Iñaki gli ha fatto praticamente da padre. Quando cominciò a giocare, Nico non voleva che il fratello venisse alle sue partite: “Lui è forte, è bravo, mi emoziono troppo”. Anche lì L’Athletic in poco tempo lo ha promosso in prima squadra.ñ

Al momento di scegliere per le nazionali, Inaki ha preso il Ghana, dove di fatto era stato concepito, Nico ha scelto la Spagna, per gratitudine alla terra che li ha salvati. Ora giocano insieme all’Athletic e fanno sfracelli. Non litigano mai. O meglio, quasi mai. Il 16 marzo scorso, durante una partita di campionato, Nico fa un po’ come gli pare e il fratello lo rimprovera. Iniziano a litigare in campo e non la smettono più. Come è finita? Lo ha rivelato Nico. “Mia madre era in Ghana in quel momento. Ci ha visto in tv e ci ha chiamati dicendoci di non permetterci mai più di litigare così. Ho cercato di dirle che abbiamo fatto pace ma ci ha rimproverato lo stesso. Glielo abbiamo promesso. I nostri genitori si sono spaccati la schiena per noi, il minimo che possiamo fare è farli felici anche adesso che siamo adulti e professionisti”.



Già. E c’è chi dice “i calciatori sanno solo tatuarsi e non hanno valori”. Andatelo a dire a Nico e Iñaki. Baschi e fieri fino al midollo. Alla faccia degli alberi genealogici puzzolenti di muffa. E di chi afferma che le radici non possano portare lontano e fare sentire qualcuno parte di un altro paese. È la vita.

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