Palermo, troppe fragilità in casa. E Corini ha le sue colpe

Pubblicato il da Roberto Parisi - aggiornato il - News, Serie B

Palermo, troppe fragilità in casa. E Corini ha le sue colpe

Il campanello d’allarme si era già avvertito nelle scorse partite ma la sconfitta contro il Lecco ha certificato che il “Renzo Barbera” è diventato un ‘problema’ per il Palermo. Troppe fragilità, sia in fase offensiva che difensiva, risultati che non arrivano e un patrimonio di entusiasmo dilapidato fanno sorgere diversi interrogativi: i rosanero sono quelli che faticano tra le mura amiche o quelli che dominano in trasferta?

Il rendimento in casa è da metà classifica

Prendendo in considerazione solo le partite casalinghe, il Palermo sarebbe nono in classifica. I rosanero hanno vinto nettamente al “Barbera” contro la FeralpiSalò e di misura (in rimonta) col Südtirol, poi è arrivato il rocambolesco pareggio con lo Spezia e sono state due le sconfitte, con Cosenza e Lecco. Sono stati sette i punti conquistati in casa, con otto gol segnati e sei subiti: un bottino troppo magro, soprattutto se si fa il raffronto con il Parma, che ha il doppio dei punti tra le mura amiche ed è imbattuto.

Il “Barbera” non è più un ‘fortino’, nonostante la grande risposta dei tifosi. La media spettatori casalinga è di 25.598, con il picco massimo raggiunto per Palermo – Spezia, quando allo stadio c’erano 29.117 persone. Numeri importanti e non solo in Serie B: la squadra di Corini è tra le più seguite in Italia. E uno dei problemi potrebbe essere collegato proprio a un effetto boomerang di questo entusiasmo; i rosanero sembrano soffrire la pressione di dover vincere a tutti i costi, non giocano con la testa sgombra ma con la paura di sbagliare. Un ‘difetto’ che si era palesato nella scorsa stagione, che sembrava superato grazie all’arrivo di giocatori di personalità e invece ancora ‘tormenta’ il Palermo.

In trasferta è tutta un’altra musica

La differenza di rendimento del Palermo tra casa e trasferta è palese. Lontano dal “Barbera” sono arrivate quattro vittorie consecutive (Reggiana, Ascoli, Venezia e Modena) e un pareggio col Bari che ancora non è stato digerito per come si era messa la gara. Sono 13 i punti conquistati sui 20 totali, con nove gol segnati e due subiti. I rosanero, considerando solo le partite in trasferta, sarebbero primi in classifica.

Spiegare una differenza di rendimento così netta è francamente difficile ma, oltre all’aspetto mentale, ci potrebbe essere quello tattico. Il Palermo non ama ‘fare la partita’ ma è più efficace quando può ‘appoggiarsi’ al gioco degli avversari. Un dato come quello del possesso palla – che se decontestualizzato è inutile – può aiutare a inquadrare meglio la situazione: i rosanero hanno un possesso palla medio in trasferta del 49,2% mentre in casa del 58,4%. Tranne nella gara col Bari – giocata per gran parte in superiorità numerica – nelle altre partite lontano dal “Barbera”, Brunori e compagni hanno avuto una percentuale inferiore (o pari) di possesso palla rispetto agli avversari.

Il Palermo è più pericoloso quando ‘lascia giocare’ gli avversari e poi punisce con azioni di ripartenza e in verticale. Emblematiche sono le vittorie a Venezia e Modena e anche nella prossima partita con la Sampdoria – che è una delle squadre in Serie B con il possesso palla medio più alto – si prospetta una gara di questo genere. I rosanero, invece, faticano a concretizzare il dominio territoriale casalingo: contro il Lecco il possesso palla è arrivato a quota 64% mentre nella vittoria più netta al “Barbera”, contro la FeralpiSalò, il dato si è attestato ‘appena’ al 52%.

Eugenio Corini ha le sue colpe

Sul banco degli imputati è finito giocoforza anche Eugenio Corini, che ha la sua quota di responsabilità soprattutto nelle due ultime partite casalinghe. Contro lo Spezia, il tecnico non è riuscito a trovare delle contromisure adeguate al pressing ultra-offensivo della squadra di Alvini, lasciando il ‘solo’ Gomes (marcato a uomo da Zurkowski) con l’incombenza di costruire l’azione. Nella gara con il Lecco, invece, è parsa troppo azzardata la mossa di schierare Mancuso e Soleri molto vicini, con Vasic a dare ampiezza sulla destra e Di Francesco a sinistra, e la sequenza delle sostituzioni non ha convinto.

Il trait d’union delle due partite – e in realtà dell’inizio di stagione – è l’inconsistenza degli esterni offensivi, che stanno faticando a trovare gol e assist, e una difesa che non è adeguatamente protetta dal centrocampo. C’è tanto lavoro da fare, Corini ne è consapevole, ma il tempo è poco anche perché le principali concorrenti – Parma e Venezia – hanno più certezze e sembrano più avanti nel ‘percorso’.

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