Stadio, le 48 ore più lunghe: parola al Consiglio Comunale tra tensioni, ultimatum e polemiche
Sono le 48 ore più delicate degli ultimi anni. Un vero rebus dall’esito incerto, nonostante l’obiettivo finale sia teoricamente condiviso da tutte le parti in gioco. In ballo c’è il futuro dello stadio “Renzo Barbera” ma non solo: c’è di mezzo la candidatura di Palermo per Euro 2032, che per la città avrebbe un ritorno turistico e mediatico enorme, e c’è di mezzo un investimento del City Group senza precedenti per rimettere a nuovo l’impianto e le aree circostanti. Insomma, la posta in gioco è alta e buttare all’aria tanti mesi di lavoro sarebbe un delitto.
Eppure oggi nessuno è in grado di prevedere come si concluderà la lunga vicenda. Dopo i colpi di scena a ripetizione di martedì, ieri è stata una giornata in cui tutti hanno tenuto profilo basso e le diplomazie si sono messe al lavoro per trovare una soluzione che possa soddisfare tutti. La seduta d’Aula – anticipata con procedura d’urgenza, saltando i consueti cinque giorni che di solito trascorrono dopo il deposito delle delibere da votare – comincerà in tarda mattinata, teoricamente verso mezzogiorno, probabilmente un po’ dopo perché nel frattempo dovranno riunirsi anche le commissioni di merito. Entro domani, 31 luglio, bisognerà mettere la parola fine.
L’incertezza è totale: il clima politico è teso, le questioni sul tavolo sono tante dopo che la delibera ha ricevuto il parere positivo degli alti funzionari del Comune, ma solo dopo una serie di modifiche al testo che il Palermo ha giudicato ‘irricevibili’, con tanto di lettera di fuoco a firma dell’a.d. Giovanni Gardini, che ha esposto le ragioni di chi sta coprendo la parte più consistente dell’investimento e che ha recentemente deciso di coprire anche i 30 milioni di euro che mancavano all’appello. I consiglieri comunali sono impegnati da due giorni nell’esame dell’imponente carteggio, verranno certamente proposti degli emendamenti al testo, si cercherà fino all’ultimo una delicata quadratura del cerchio che possa, alla fine, fare tirare un sospiro di sollievo a tutti. Soprattutto ai tifosi, che stanno alla finestra e che da 48 ore emettono ‘sentenze’ sui social, che ovviamente sono più emotive che tecniche, trattandosi di questioni estremamente delicate.
La sensazione che l’esito possa essere positivo – che ho più volte ribadito anche quando le cose non sembravano andare per il meglio – verte sul fatto che dopo infinite riunioni che hanno coinvolto uno stuolo di professionisti (con costi rilevanti anche in fase di elaborazione del progetto) sarebbe veramente incredibile crollare a un passo dal traguardo. Ma è una convinzione – lo ribadisco – più che altro di carattere emotivo, non supportata dagli ultimi fatti. Anzi. Ma chi scrive ha vissuto professionalmente anche la vicenda di Italia ’90 e del ‘manicomio’ di due anni che ha preceduto la manifestazione, che sembrava persa dopo il drammatico crollo nel 1989 della copertura della tribuna (ci furono cinque morti) e dopo una innumerevole sequenza di ricorsi e contestazioni. Le ultime 48 ore sono state burrascose e purtroppo il tempo a disposizione per mettere toppe è davvero ridotto.


