​​
f  X  ◎

Inzaghi ha cambiato la mentalità del Palermo: ora il ritorno a Pisa

C’è un aspetto sul quale Inzaghi lavora dal primo giorno: costruire una mentalità vincente. Nelle precedenti stagioni di Serie B il Palermo aveva bene o male vivacchiato, con l’obiettivo promozione solo sullo sfondo, almeno a parole. Con l’allenatore piacentino c’è stata un’accelerata, che ha portato alla costruzione della corazzata che finora domina il campionato. E chi meglio di lui per guidare questo sprint, con un palmarès di quattordici titoli vinti da calciatore e una credibilità infinita, riconosciuta dalla piazza ma soprattutto dai giocatori, che lo seguono alla lettera?

Non tutti gli ex grandi calciatori diventano allenatori di alto livello, anzi, e non sempre Inzaghi è riuscito a incidere in panchina, soprattutto in Serie A. Forse non era ancora pronto. Fatto sta che in cadetteria si è confermato uno specialista anche a Palermo, anche se il giudice supremo sarà il risultato finale. Le statistiche parlano chiaro: con una media di 1,84 punti a partita, considerando tutte le squadre allenate, è il terzo in Serie B, dietro soltanto a Pietro Serantoni e Francesco Guidolin. Sul dato pesa la media spaventosa di questo avvio con i rosanero: 2,75.

Tra i meriti di Inzaghi, il più evidente è il lavoro sulla mentalità, non solo del gruppo ma dell’ambiente intero. La vittoria con la Carrarese ne è l’emblema: in un “Barbera” pieno nonostante la pioggia, la squadra ha voluto vincere a tutti i costi, nonostante la stanchezza fisica e mentale e un gol del pareggio che, come dice spesso Inzaghi, “avrebbe ammazzato chiunque”. Una frase ripetuta più volte in questo inizio di campionato, che vede comunque il Palermo primo con sette vittorie e un pareggio. Difficoltà che avrebbero “ammazzato chiunque”, ma non i rosanero, finora più forti degli avversari per qualità e anche di testa.



Il cambio di marcia è avvenuto soprattutto al “Barbera”, che prima della gestione Inzaghi era diventato quasi un problema per il Palermo, schiacciato dalle presunte pressioni dannose dei tifosi. Nelle 26 partite casalinghe con l’allenatore piacentino sono arrivate 21 vittorie, quattro pareggi e una sola sconfitta, con il Monza. Da allora si sono giocate 18 gare in cui i rosanero hanno sempre segnato almeno un gol, con 17 vittorie e un pareggio. Numeri impressionanti, che dimostrano come Inzaghi abbia ribaltato quello che era diventato il tallone d’Achille.

Ora arriva una partita speciale per Inzaghi: lo scontro diretto a Pisa. Per capire cosa rappresenti questo ritorno bisogna ripartire dal 4 maggio 2025: la sconfitta di Bari diventata irrilevante grazie al successo della Reggiana sullo Spezia, la promozione dopo trentaquattro anni, una città che festeggiava. Inzaghi fu uno dei protagonisti di quella conquista, perché aveva dato alla squadra identità, convinzione e continuità. Le parole di allora erano di piena soddisfazione: “Ci hanno fatto lavorare al meglio e non ci hanno fatto mancare nulla”.

Per questo fu sorprendente quanto accadde nelle settimane successive. L’addio maturò attorno a una diversa idea di come affrontare la Serie A: il Pisa voleva proseguire puntando su sostenibilità e giovani, l’allenatore chiedeva più garanzie ed esperienza per la salvezza. La separazione fu ufficiale il 13 giugno, ma a molti pisani non è mai piaciuto il modo in cui Inzaghi andò via, tra parole e smentite che i fatti avrebbero poi contraddetto. Alla vigilia, Inzaghi ha parlato così della sfida: “Mercoledì avremo una partita importante da affrontare. Tornerò in uno stadio dove ho lasciato tanti amici, il cuore e una stagione fantastica. Sarà per me una partita davvero speciale, la prepareremo al meglio”. Pisa può rappresentare un nuovo trampolino di lancio per Inzaghi: un tassello in più nella costruzione di un Palermo vincente, prima nella testa e poi nelle gambe.

LEGGI ANCHE

PISA – PALERMO, L’ARBITRO DEL MATCH

COMMENTA / VAI AI COMMENTI

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *