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Il Palermo ha bisogno anche della panchina, Inzaghi cambia… le gerarchie

Cosa c’è dopo il Palermo dei “titolarissimi” che hanno tirato la carretta negli ultimi quattro-cinque mesi? A parte gli acquisti di gennaio Rui Modesto e Johnsen, che tra infortuni e scelte tattiche hanno finora giocato a intermittenza, il Palermo spesso si è trovato a corto di alternative in grado di “girare” la partita.

Inzaghi, come si sa, opera quasi sempre i cinque cambi consentiti dal regolamento ma non sempre ha ottenuto le risposte sperate. È stato forse questo uno dei limiti maggiori della squadra. E non è solo una questione di valore del giocatore perché si sa che quando entri per pochi minuti la cosa più importante è l’atteggiamento con cui approcci la partita. In un campionato fatto di dettagli la sensazione è che anche la panchina può (e deve) essere decisiva.

Il difficile mestiere del “panchinaro”

Mestiere difficile, quello del “subentrante”. C’è chi entra senza entusiasmo perché magari avrebbe sperato di essere in campo dall’inizio, chi ha bisogno di un rodaggio più lungo e c’è anche chi riesce a dare il giusto contributo anche solo per pochi minuti. Ricordate Soleri? Riuscì a conquistare la tifoseria con i suoi 12 gol segnati… dalla panchina. Ma non è facile. Meno giochi e meno condizione psicofisica ti ritrovi.



Negli ultimi tempi sembra proprio che siano cambiate le “gerarchie” della panchina: si sono rivisti più spesso volti che sembravano finiti nel dimenticatoio, altri hanno fatto la strada inversa e fanno fatica a rivedere il campo. L’allenatore rosanero, in linea con il suo credo calcistico, premia chi garantisce più corsa e intensità.

Vasic e Giovane di nuovo in campo

Ecco riaffacciarsi alla ribalta Giovane e Vasic. I due erano rimasti a lungo fuori per scelta tecnica ma adesso Inzaghi li ha ributtati nella mischia, evidentemente li vede carichi e ben sintonizzati sui loro compiti. Niente di straordinario in termini di gol e assist ma non si può chiedere molto a chi gioca pochi minuti ed è magari avulso da certi meccanismi. Ma l’impegno e lo spirito di gruppo si sono visti.

Samuel Giovane è rimasto a guardare per ben 9 partite fra la 20esima e la 28esima di campionato, nelle ultime tre gare ha messo insieme 51 minuti, complessivamente positivi per gioco e atteggiamento, premiati anche dal risultato: con lui in campo il Palermo ha vinto a Padova (era entrato sullo 0 a 0), ha vinto con l’Avellino (è entrato sull’1 a 0, la gara è finita 2 a 0) e ha fatto il tris a Frosinone entrando a 6 minuti dalla fine sull’1 a 0 ed uscendo con un punto in tasca. Definirlo portafortuna è riduttivo.

Vasic, eterna incompiuta con la maglia rosanero, non ha visto campo per cinque partite e poi ha ritrovato spazio a partire dall’inutile finale della trasferta di Monza, collezionando “ben” 68 minuti nelle ultime cinque gare. Niente di decisivo nemmeno per lui ma una buona risposta in termini di impegno e contributo.

Lo stesso Gyasi, che all’inizio era titolare inamovibile e che ha ricoperto più ruoli, non è mai riuscito a riprendersi dall’infortunio che lo ha tenuto fuori per nove partite e adesso gioca a intermittenza: per lui l’intero secondo tempo con l’Avellino e 28′ a Frosinone per sostituire Pierozzi infortunato.

I francesi in panchina

A perdere terreno e fiducia sono stati Gomes e Blin: i due centrocampisti nella parte centrale della stagione hanno rappresentato quasi sempre due alternative “fisse” per il secondo tempo e in alcuni casi anche dall’inizio, adesso sono diventati dei comprimari anche per colpa di prestazioni tutt’altri che convincenti sotto tutti i punti di vista.

Gomes ha giocato appena 6 minuti nelle ultime 5 partite: è subentrato nel finale del confuso match contro la Juve Stabia e ha fatto panchina da Padova in poi. Sono lontani i tempi in cui il francese, con pregi e difetti, guidava il centrocampo dettando il ritmo di gara e giocando tanti palloni. Blin ha giocato 54 minuti con la Juve Stabia e poi, proprio come il connazionale, non ha più giocato. Per lui pesano ancora l’ingenua espulsione in casa contro il Padova e prima ancora il rigore provocato a La Spezia. Ragazzo serio e professionale che però non è riuscito a ritagliarsi un ruolo: appena due stagioni fa era capitano del Lecce in Serie A, ora si ritrova quarta scelta.

Discorso un po’ diverso per Magnani, alle prese con una stagione tribolata per i noti problemi familiari, che non ha ritrovato lo smalto della scorsa stagione rosanero ma che gode della piena fiducia di tecnico e compagni. E difatti, con rarissime eccezioni, quello di Magnani è un cambio che il tecnico si gioca in tutte le partite.

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