Palermo, tre ‘nodi’ da sciogliere: la sconfitta deve far riflettere

Pubblicato il da Roberto Parisi - aggiornato il - News, Notizie, Serie B

Palermo, tre ‘nodi’ da sciogliere: la sconfitta deve far riflettere

La sconfitta, prima o poi, doveva arrivare. Quella di Catanzaro è stata pesante, non tanto per il risultato in sé quanto per la prima vera prestazione negativa della stagione. Un passo falso che non cancella quanto di buono costruito finora, ma che impone una riflessione: il Palermo ha ancora ampi margini di crescita e ora serve una correzione di rotta dopo la ‘virata’ iniziale che aveva dato entusiasmo e risultati.

Inzaghi resta fedele alle proprie idee e prosegue nel suo percorso. Quando il club ha deciso di affidargli la panchina, sapeva bene di puntare su un allenatore dal calcio “di battaglia”, concreto e intenso, perfettamente in linea con la natura della Serie B. Un approccio che lo ha portato a ottenere risultati importanti ovunque in cadetteria. Tuttavia, alcuni nodi stanno ancora frenando il processo di maturazione dei rosanero e dovranno essere sciolti per ritrovare continuità e identità.

Il calendario offre subito un’occasione per reagire. Al “Barbera” arriva il Monza, formazione che dopo un avvio complicato ha trovato equilibrio e risultati, sfruttando la qualità di un organico in gran parte da Serie A. È chiaro che in due giorni non si possono risolvere i problemi tecnico-tattici, ma Inzaghi – al di là del risultato – sarà chiamato a confrontarsi con tre questioni decisive nel medio/lungo periodo.

L’assenza di Bani si fa sentire

L’infortunio di Bani è stato un duro colpo per il Palermo. L’ex Genoa rappresentava il vero leader della retroguardia: trasmetteva sicurezza al reparto e personalità all’intera squadra. La sua presenza dava equilibrio e fiducia, permettendo a Pierozzi e Ceccaroni di sganciarsi in avanti con maggiore serenità, consapevoli di poter contare sulla sua affidabilità nei duelli individuali.

Peda è senza dubbio un difensore di valore, con prospettive importanti, ma la sua giovane età comporta inevitabilmente qualche errore e una certa discontinuità. In generale, il polacco ha sostituito Bani in modo più che dignitoso – anche se a Catanzaro ha mostrato qualche difficoltà – ma non può ancora offrire lo stesso contributo in termini di leadership ed esperienza. Dal punto di vista difensivo, tuttavia, ha ampi margini di crescita e la continuità in campo potrà aiutarlo a compiere un salto di qualità significativo.

L’assenza di Bani, oltre che sui calci piazzati a favore, si è fatta sentire soprattutto in fase d’impostazione. Il classe 1993 era, di fatto, il primo regista della squadra: sapeva trovare con naturalezza la verticalizzazione giusta, spesso senza dover ricorrere al supporto dei centrocampisti. È una caratteristica che Peda, al momento, non possiede e che limita la fluidità della manovra. Di conseguenza, il Palermo è chiamato a trovare nuove soluzioni per costruire dal basso, un aspetto che si lega al secondo nodo ancora da risolvere.

Ranocchia o Palumbo: chi costruisce?

L’assenza di Bani in fase di costruzione ha aumentato la necessità di avere il mediano sinistro che si abbassi per impostare l’azione. Prima dell’infortunio, Ranocchia aveva interpretato bene questo ruolo, garantendo equilibrio e pulizia. Al contrario, Gomes e Blin hanno mostrato maggiori difficoltà. Inzaghi ha quindi deciso di inserire stabilmente Palumbo tra i titolari, concedendogli grande libertà di movimento e affidandogli anche compiti d’impostazione, spesso partendo sulla linea dei difensori.

Nelle gare contro Modena e Catanzaro, però, la convivenza tra Palumbo e Ranocchia non ha funzionato a dovere. I due si sono spesso trovati nella stessa zona di campo, sovrapponendosi nei compiti di costruzione. Il lavoro che in precedenza era esclusiva di Ranocchia è stato in parte condiviso con l’ex Ternana, che abbassandosi troppo ha perso incisività tra le linee.

A Catanzaro, in particolare, Palumbo si è ritrovato spesso il più arretrato della squadra, lasciando vuoti in trequarti e rendendo sterile la manovra offensiva. Le cose sono migliorate nella ripresa, quando Inzaghi è tornato a un 3-4-2-1 più tradizionale, con Palumbo riportato nella sua posizione naturale, sulla trequarti di centrodestra.

Il ruolo di ‘tuttocampista’ aveva funzionato bene a La Spezia, proprio in assenza di Ranocchia, ma la presenza contemporanea dei due dal primo minuto ha generato un equivoco tattico. A pagarne le conseguenze è stato soprattutto Ranocchia, autore a Catanzaro della sua prova più opaca della stagione.

La dinamica di costruzione – pur nel rispetto del principio di verticalità, cardine della filosofia di Inzaghi – necessita ancora di alcuni aggiustamenti: al Palermo il possesso palla interessa relativamente, ma per valorizzare al meglio i propri interpreti serve maggiore chiarezza nei ruoli e negli equilibri.

L’eterna alternanza Brunori – Le Douaron

Finora Inzaghi ha seguito una logica precisa: Brunori titolare in casa, Le Douaron in trasferta. Una scelta dettata dal tipo di partita che il Palermo intende impostare, dal piano gara e dalle caratteristiche sia dei propri giocatori che degli avversari. Una gestione, sulla carta, coerente e razionale.

Tuttavia, questa alternanza sta finendo per penalizzare in modo eccessivo Brunori, secondo miglior marcatore della storia rosanero, che fatica a trovare continuità e condizione. La gestione del capitano, al di là del ruolo o della posizione in campo, lascia qualche perplessità: appare difficile per lui entrare nel ritmo giusto se non gioca con regolarità.

Le Douaron, dal canto suo, sta offrendo prove in linea con le proprie qualità – anche se a Catanzaro è stato tra i meno brillanti – ma Brunori resta un giocatore di un’altra dimensione, per incisività e peso offensivo. Quella che sembrava un’opportunità, ossia avere due attaccanti di livello da alternare in base alle esigenze, si sta trasformando in un’arma a doppio taglio. Nessuno dei due, infatti, sta riuscendo a esprimersi al meglio con continuità.

Alla fine, il Palermo solido, concreto e intenso immaginato da Inzaghi – quello che finora si è visto a larghissimi tratti – sta pagando proprio l’assenza dei gol degli attaccanti. E per una squadra con ambizioni di vertice, è un segnale che non può essere sottovalutato.

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