Stadio “Barbera”, come funziona il Consiglio Comunale e chi ne fa parte
Il futuro dello stadio “Renzo Barbera” passa dal Consiglio Comunale di Palermo. Ma come funziona davvero questo organismo, chi lo compone e con quali regole si arriva a una delibera? Una prima cosa utile da sapere: da tempo il Consiglio Comunale non si riunisce nella sua sede storica, Palazzo delle Aquile, ma a Palazzo Comitini. Il motivo è semplice: il Municipio è interessato da anni da un cantiere di restauro tutt’altro che semplice. I lavori procedono a rilento tra intoppi tecnici e burocratici. Recentemente è stata concessa una terza proroga per completare la cosiddetta “fase zero” del cantiere (la prima delle cinque previste), con il termine slittato a settembre. Il traguardo finale dell’intero restauro è ormai rinviato al 2028.
Chi c’è in Consiglio Comunale
Il Consiglio è composto dal sindaco e da 40 consiglieri e consigliere comunali. È l’organo che indirizza e controlla l’attività politico-amministrativa della città: qui si discutono e si approvano, tra le altre cose, le delibere che riguardano opere pubbliche come lo stadio. A guidare i lavori d’aula è il presidente del Consiglio Comunale, attualmente Giulio Tantillo, affiancato dalla vicepresidente Teresa Piccione e dal vicepresidente vicario facente funzioni Giuseppe Mancuso. Sono loro a coordinare le sedute, dare la parola ai consiglieri e proclamare l’esito delle votazioni. I 40 consiglieri comunali rappresentano le diverse forze politiche presenti in città e restano in carica salvo dimissioni o surroghe (cioè sostituzioni), che capitano periodicamente nel corso della consiliatura.
Da chi è composto il Consiglio Comunale: Salvatore Alotta; Concetta Amella; Rosario Arcoleo; Giulia Argiroffi; Domenico Bonanno; Leonardo Canto; Germana Canzoneri; Dario Chinnici; Tiziana D’Alessandro; Mariangela Di Gangi; Salvatore Di Maggio (surroga di Anna Maria Caronia); Sabrina Figuccia; Salvatore Forello; Massimiliano Giaconia; Fabio Giambrone; Salvatore Imperiale; Giovanni Inzerillo; Teresa Leto (surroga di Fabrizio Ferrara); Alberto Mangano (surroga di Valentina Chinnici); Caterina Meli; Carmelo Miceli; Francesco Miceli (consigliere di diritto); Giuseppe Miceli; Giuseppe Milazzo; Leopoldo Piampiano; Natale Puma; Viviana Raja; Antonino Randazzo; Giovanna Rappa; Francesco Paolo Scarpinato; Fabio Teresi (surroga di Giuseppe Lupo); Pasquale Terrani; Ottavio Zacco; Antonino Abbate (consigliere dal 02/08/2022); Alessandro Anello (Assessore e Consigliere Comunale); Fabrizio Ferrandelli (Assessore e Consigliere Comunale); Antonio Rini (Assessore e Consigliere Comunale).
Come funziona una seduta: il numero legale
Perché il Consiglio possa deliberare, cioè votare validamente una proposta, serve il cosiddetto numero legale: deve essere presente in aula la maggioranza dei consiglieri in carica. La presenza viene verificata con l’appello nominale, cioè chiamando ogni consigliere per nome. Se manca il numero legale, la seduta viene sospesa per un’ora. Se al rientro i consiglieri presenti sono ancora insufficienti, si rinvia tutto al giorno successivo, con lo stesso ordine del giorno. In questa “seduta di prosecuzione”, però, basta la presenza di due quinti dei consiglieri per poter votare: una soglia più bassa, pensata per evitare che l’assenza sistematica di alcuni gruppi blocchi indefinitamente i lavori.
Come si discute una proposta
Quando si affronta un punto all’ordine del giorno – ad esempio la delibera sullo stadio – la discussione segue un percorso preciso:
- si parte con la relazione di chi ha presentato la proposta (un consigliere, il sindaco o l’assessore competente), che ha al massimo 30 minuti per illustrarla;
- intervengono poi i relatori delle commissioni consiliari che hanno esaminato il tema;
- ogni consigliere può parlare nella discussione generale, in genere per non più di 30 minuti (il tempo sale fino a un’ora per argomenti particolarmente rilevanti);
- si possono presentare emendamenti, cioè proposte di modifica al testo, e persino sub-emendamenti, ossia modifiche agli emendamenti stessi.
Chiusa la discussione, si vota prima sugli emendamenti e poi sul testo complessivo, eventualmente modificato.
Come si vota
Le votazioni possono avvenire a scrutinio palese (per alzata di mano o appello nominale, con la regola generale) oppure a scrutinio segreto, quest’ultimo riservato ai casi che riguardano persone o elezioni a cariche interne. Una delibera è approvata se ottiene il voto favorevole della maggioranza assoluta dei consiglieri presenti in aula al momento del voto (a meno che la legge non richieda una maggioranza più ampia, detta “qualificata”). In caso di parità, la proposta si considera non approvata.
Il pubblico in aula
Anche i cittadini possono assistere alle sedute, ma restando nello spazio riservato al pubblico, in silenzio e senza manifestare approvazione o dissenso. In caso di comportamenti scorretti, il presidente può disporre l’allontanamento dei presenti o, nei casi più gravi, lo sgombero dell’intera area.


