Palermo, che fine hai fatto? Il perché di un flop lungo un mese
Pubblicato il da Roberto Parisi - aggiornato il - News, Serie B
Col Cittadella si è visto il Palermo più brutto dell’era Corini, senza dubbio. Una squadra sfiduciata, stanca e senza mordente, anche peggiore di quella che perse malamente a Terni nella scorsa stagione; una sconfitta che aprì la prima crisi dopo il ritorno in Serie B. I rosanero sono crollati dopo la sosta di ottobre, vanificando in parte (Brunori e compagni sono comunque terzi in classifica) il grandissimo inizio di campionato che forse aveva illuso anche gli stessi giocatori.
Top nelle prime 7 gare, flop dopo Modena
Dopo la nona giornata il Palermo era secondo in classifica con 19 punti, a -1 dal Parma capolista ma con una gara da recuperare. I rosanero avevano vinto a Modena, con qualche difficoltà ma comunque senza soffrire più di tanto. Era la terza vittoria consecutiva e gli uomini di Corini approcciavano la sosta con grande entusiasmo, tanto che alla ripresa, per la partita con lo Spezia, si presentano al “Barbera” 29.117 tifosi, record stagionale. Ed è proprio contro la squadra di Alvini che inizia il crollo del Palermo.
In cinque partite dopo la sosta arrivano tre sconfitte (in casa con Lecco e Cittadella, in trasferta con la Sampdoria), un pareggio agguantato al minuto 104 (al “Barbera” con lo Spezia) e una sola vittoria (in casa col Brescia). La grande occasione di giocare quattro gare su cinque tra le mura amiche è sprecata, il Palermo viene scavalcato al secondo posto dal Venezia e il Parma accumula sei punti di vantaggio.
Poche idee e confuse: è un Palermo ‘smarrito’
Spiegare un crollo così drastico è difficile anche per chi ‘vive’ la squadra giorno per giorno. Sullo scarso rendimento dell’ultimo mese hanno influito l’aspetto mentale (i rosa hanno via via perso certezze), quello fisico (clamoroso il calo atletico nel secondo tempo contro il Cittadella), i troppi infortuni (tutti o quasi dello stesso tipo, lesioni muscolari di primo grado).
E soprattutto il Palermo sembra aver smarrito quei principi di gioco su cui Corini ha puntato sin dal ritiro estivo e che avevano portato a collezionare sei vittorie nelle prime otto gare. La squadra ha fatto meno pressing offensivo e non è riuscita a trovare soluzioni allo ‘smarrimento’ degli esterni offensivi (Di Francesco e Insigne in particolare), che avrebbero dovuto dare imprevedibilità e qualità alla manovra. In più, sono arrivati anche tanti errori dal punto di vista tecnico, probabilmente causati dal calo fisico e il ‘blocco’ mentale. Poche idee e confuse, che hanno caratterizzato il periodo post-Modena.
Il tempo per sbagliare è finito
L’aspetto più preoccupante, però, è l’involuzione di diversi giocatori chiave che avrebbero dovuto trascinare il gruppo. Come può Insigne – l’anno scorso assoluto protagonista per la promozione del Frosinone con otto gol – non riuscire a essere mai incisivo se non in occasione del primo gol alla FeralpiSalò? Come si spiega il rendimento in evidente flessione di Henderson, un calciatore che vanta 68 presenze in Serie A e preso per fare la differenza? Perché Stulac, in teoria uno dei migliori centrocampisti della categoria, non è capace di prendersi la squadra sulle spalle e di smistare il gioco con la necessaria rapidità? Brunori, che ha segnato in sole due partite in campionato (la tripletta a Venezia e la rete con il Lecco, su rigore e pure ininfluente), che tipo di difficoltà ha? E l’elenco potrebbe continuare, ma alcuni calciatori sono stati condizionati da problemi fisici.
Tutte queste criticità rimangono sul ‘tavolo’ di Eugenio Corini. Il tecnico resta al suo posto nonostante i malumori della piazza e dovrà trovare delle soluzioni in primis per riprendere in mano la squadra, sfiduciata e mortificata dagli ultimi risultati e che fa passi indietro al posto di ‘avanzare lungo il percorso’ (per citare le parole del tecnico). L’allenatore rosanero ha le sue colpe, sia nella gestione delle partite che nello scarso rendimento di alcuni giocatori, ma la sosta arriva in suo soccorso e al momento giusto. Il Palermo deve ‘resettare’ e ripartire da quanto di buono fatto nelle prime otto giornate, Corini non si tira indietro ma ora il tempo per sbagliare è finito.
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