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Palermo, e se fosse meglio affrontare il Monza? Intanto scaldiamo ugole e cuori…

Diciamoci la verità: chi di noi non aveva accarezzato a lungo l’idea della finalissima per la Serie A contro il Frosinone nella data, fatidica per ogni cuore rosanero, del 29 maggio? A quanti di noi, in queste ultime settimane, non sono tornati in mente il volto dell’ineffabile La Penna mentre si rimangia un rigore già concesso e senza neppure “l’ausilio” del VAR, gli occhi spiritati di Moreno Longo, il sedere di Maiello che si alza dalla panchina per “produrre” il lancio di un pallone in campo che puzza molto più di altre, e ben più fisiologiche, deiezioni?

Ripensando alle due gare della stagione regolare, pareggiate dal Frosinone grazie ancora al sedere sotto forma di tre pali complessivi colpiti dal nostro guerriero vichingo, pensavamo che fosse finalmente giunto il momento atteso per otto lunghi anni di assaporare non il piatto freddo della vendetta, ma il dolce nettare della rivalsa sul campo, vera essenza e paradigma stesso dello sport nel suo significato più alto e nobile.

Ma lo sport, ed il calcio in particolare, qualche volta si diverte a sfuggire alla logica e a mandare a gambe levate le previsioni e, ancor di più, gli auspici. E allora capita che il Monza, che sembrava avere tutte le carte in regola per seguire il Venezia in Serie A, perda inopinatamente la gara di Mantova spianando la strada alla Stirpe dei ciociari verso un insperato secondo posto.



Ed ecco che nelle nostre menti si materializza la prospettiva, densa di funesti presagi nel ricordo della mezza dozzina di gol incassati, di una sfida esacerbata dalla cordiale reciproca antipatia tra i due allenatori. D’altra parte, cos’altro aspettarsi dall’interazione tra un ex grande centravanti campione del Mondo e un modesto stopper aduso al fallo sistematico e per di più ex sia del Catania che del Frosinone?

Da ieri pomeriggio i miei incubi sono popolati da Azzi, che un giorno preferì il Cagliari al Palermo, che affonda con le sue cavalcate da quattrocentista nel molle fianco destro della difesa rosanero. Ripenso al sorriso beffardo di Keita che provoca con gesti volgari noi della gradinata e al portiere lungagnone che incrociammo l’anno scorso a Castellammare e che, con quella faccia un po’ così, non mi comunicherebbe alcuna sicurezza se vestisse la nostra maglia.

Ringrazio il cielo per averci risparmiato il volto truce e i tatuaggi di Izzo, ceduto all’Avellino, e oggi alla ribalta più per le imprese “intime” che per quelle sul campo di gioco. Mio fratello Ciccio dice che in fondo sarebbe meglio così: l’atmosfera del Brianteo di Monza, con almeno la metà degli spettatori dalla nostra parte, sarebbe molto diversa rispetto a quella della bolgia di Frosinone e, in fondo, il 3-0 rimediato nella gara di ritorno è stato forse il più bugiardo tra i risultati del campionato del Palermo. Chissà, forse ha ragione lui; se non fosse che il calcio, come ho detto prima, non finisce mai di sorprenderci.

Prepariamoci alle battaglie che ci attendono evitando di cadere negli errori del passato, a partire dalla gestione dei contropiede avversari o, come dicono quelli che ne capiscono, delle fasi di transizione passiva. Preserviamo nell’ultima inutile partita di Venezia il fiato e i muscoli dei nostri veterani più affaticati concedendo ai meno utilizzati una passerella conclusiva che per alcuni corrisponderebbe a un commiato.

A noi tifosi il compito di scaldare le ugole e i cuori ricordando che, se dovesse andar male questa volta, ci sarà tempo per rimediare l’anno prossimo. Ve lo dice uno che ha vissuto un’attesa della Serie A lunga più di trent’anni, due fallimenti e due rinascite dalla quarta serie e che in fondo preferisce una Serie B da protagonisti che una Serie A da comprimari. O, peggio, da perdenti.

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