Palermo, Johnsen fatica a ingranare: ma sa bene come si vincono i playoff
Zero gol e un solo assist. Bastano questi numeri per comprendere come il bilancio di Johnsen con la maglia del Palermo sia, fin qui, al di sotto delle aspettative, soprattutto alla luce dell’investimento fatto (circa 3 milioni di euro). Arrivato nel mercato di gennaio – al termine della lunga “telenovela” Tramoni – il norvegese è stato ingaggiato per aggiungere imprevedibilità e capacità di saltare l’uomo, qualità che finora si sono viste solo a tratti.
Un rendimento frenato anche da un’elongazione alla gamba destra, che lo ha costretto a saltare tre partite proprio nel momento in cui stava trovando continuità: arrivava infatti dai 78 minuti giocati contro il Padova e dai 90 nella gara precedente contro la Juve Stabia. Eppure, al netto delle attenuanti fisiche, da lui ci si aspetta molto di più.
Obiettivo: riprendere il ritmo
Il rientro di Johnsen arriva in una fase delicata della stagione rosanero. Il Palermo è ormai destinato a passare dai playoff per inseguire la Serie A e, in questo contesto, servono qualità, esperienza e personalità. Caratteristiche che il norvegese possiede, ma che ha faticato a mettere in evidenza fin qui.
Il suo contributo dovrà crescere nelle ultime due gare della stagione regolare, contro Catanzaro e Venezia. Partite fondamentali per testare chi ha giocato meno, riprendere il ritmo-gara per alcuni i giocatori e arrivare agli spareggi nella miglior condizione possibile. Il Palermo ha bisogno di giocatori freschi, capaci di accendere la partita con una giocata, e in tal senso Johnsen può ancora essere uno degli uomini chiave.
Talento sì, ma serve più concretezza
Dribbling, uno contro uno e qualità tecnica: il repertorio del numero 7 è chiaro e riconoscibile. Tuttavia, tutto questo non si è ancora visto con continuità, è mancata l’ultima giocata, quella capace di trasformare una buona iniziativa in una vera occasione da gol.
Sotto la guida di Inzaghi è stato impiegato soprattutto in due ruoli: da trequartista alle spalle di Pohjanpalo, alternandosi con Le Douaron, e da esterno nel 4-2-3-1 visto a Padova, seppur solo per mezz’ora a causa dell’espulsione di Rui Modesto che ha modificato i piani gara. Posizioni già ricoperte in carriera tra Venezia e Cremonese e che, sulla carta, gli permettono di esprimere al meglio le sue qualità.
Il nodo resta però una certa fumosità negli ultimi metri: serve più concretezza. Anche contro la Reggiana il suo ingresso ha prodotto molto poco, tra dribbling forzati, palloni persi e scelte poco efficaci. Una sensazione già emersa in altre apparizioni, dove alla buona iniziativa non è seguita la giocata decisiva.
Il peso dell’esperienza nei playoff
Se il presente racconta di un rendimento sotto tono, il passato suggerisce tutt’altro. Johnsen conosce bene i playoff e sa come si vincono. Con il Venezia è stato protagonista di una promozione conquistata proprio attraverso gli spareggi – accanto a Pohjanpalo -, contribuendo con un gol e un assist. E ha lasciato il segno anche con la Cremonese, con due reti decisive nel percorso verso la Serie A.
Un curriculum che certifica la capacità di incidere nei momenti più delicati, quando il margine di errore si riduce al minimo e serve sangue freddo. Esperienze che potrebbero rivelarsi preziose anche per il Palermo, chiamato a giocarsi tutto nelle prossime settimane e alla ricerca di uomini capaci di fare la differenza quando conta davvero.


Mah!
Tutto da vedere.
Boh… Aspettando Godot, ovvero che Johsen, secondo me da spendere solo con il 4-2-3-1, si ricordi come si gioca a calcio, si supporta Pohjampalo e si vincono i playoff, io continuo a preferire i TITOLARISSIMI alle RISERVISSIME. Forza Palermo. Sempre.
Che fosse un mezzo pacco si era capito prima che arrivasse a Palermo semplicemente guardando i numeri del giocatore. Una seconda punta che non segna è praticamente inutile.
Viene impiegato da Inzaghi troppo vicino alla linea laterale dovrebbe giocare più centrale
Johnsen ha sinora giocato troppo poco nel Palermo per poter emettere un giudizio definitivo sul suo apporto al gioco di squadra. Speriamo di vederlo titolare nelle due ultime gare ormai inutili per la classifica della regular season e poi starà al mister valutarne l’impiego in funzione dei play-off.
Se mettiamo in discussione Johnsen allora Le Douaron dove lo dovremmo mettere, dentro un cassonetto insieme al grande De Sanctis?
Ad oggi Le Douaron vale tre volte Johnsen.
Vero, Valerio. Abbiamo spesso difficoltà a valutare il valore assoluto di un giocatore. Nel caso di Johnsen si passa dal classico pacco al fuoriclasse. Johnsen personalmente l’ho visto vincere quasi da solo i playoff con la Cremonese l’anno scorso. Gol e assist e una forma strepitosa. Lo ricordo poi nel Venezia in coppia con Pohjianpalo, una coppia devastante e sempre presente in zona gol. Ne ricordo anche la discontinuità e una tendenza a volte a strafare. Qui secondo me non abbiamo ad oggi elementi per giudicarlo. Facciamolo giocare e poi ne sapremo di più. A che serve dare sentenze dopo il nulla ? Hai ragione, con Le Duaron ci siamo imposti di attendere e sopportare anche tutte le sue minchionate. Oggi lo possiamo anche giudicare con pregi e difetti .