Lo “scantato del presepe” e lo sfincione del 7 dicembre. Le pagelle ironiche di Amenta e Ferrara
Pubblicato il da Carlo Amenta e Gery Ferrara - News, Serie B
È un Palermo più decimato della British Expeditionary Force sulla spiaggia di Dunkirk, quello che si presenta al Barbera contro il Venezia. Tra infortunati, indisposti, beneficiari di legge 104, esodati e partecipanti allo sciopero dei pensionati, i convocati sono solo 19 e Tedino riesce a schierarne undici senza ricorrere all’aiuto da casa solo perché pesca anche tra chi era disponibile solo per smaltire in anticipo lo sfincione della sera del 7 dicembre.
Il vento e la bufera infuriano e quindi allo stadio non ci sono manco i cosacchi dello zar ma giusto i polacchi del Palermo. Non vedevamo un catenaccio così dai tempi di Palermo – Nola. Inzaghi rispolvera linea a 5 con libero dietro e centrocampisti che si fermano prima della linea del centrocampo onde evitare di prendere la scossa. Il Palermo ci prova per tutti e 96 minuti, compreso il recupero ma la palla non entra.
GLI HIGHLIGHTS DI PALERMO – VENEZIA
Forse Tedino avrebbe potuto azzardare qualcosa in più visto che, in avanti, il Venezia non ci sarebbe arrivato neanche se minacciato con pistola puntata alla tempia e riscatto già pagato. Tibie, rimpalli, cross, angoli, tiri, svirgolate, palle avvelenate e rubamazzo non sono serviti a nulla e ci troviamo solo un punto in più ma tanta salute in meno per il freddo polare del Barbera. Forza Palermo.
PERCHE’ NON HA GIOCATO NESTOROVSKI
Posavec – 6,5. Vestito di giallo come Valentino vestito di nuovo rimane inattivo per tutta la partita ma nell’unica occasione, su un tiro deviato, si fa trovare pronto. Titti.
Szyminski – 6,5. Sempre attento sulle palle alte, quelle basse e pure quelle a mezza altezza. Non che gli attaccanti del Venezia si vedano molto dalle sue parti ma lui sarebbe stato pronto. Operativo.
Struna – 6,5. Anche lui è poco impegnato però mette paura agli avversari con il suo consueto piglio da membro di una gang del Bronx. Il buono, il brutto e il cattivo.
Dawidowicz – 7. A volte si propone anche in avanti con discese repentine. Dietro c’era troppo poco lavoro e da buon idraulico polacco non riesce a stare con le mani in mano. Stakanov.
Rispoli – 6. Nel primo tempo non pervenuto. Nel secondo spinge un po’ di più ma ci sembra gli manchi l’esplosività dei giorni migliori. Letargo.
Alesaami – 6. Anche dal suo lato manca la spinta. Eppure con questo freddo dovrebbe sentirsi a casa. Norvegese.
(dall’85’ Embalo – s.v.)
PALERMO A BARI SENZA CENTROCAMPO
Jajalo – 7. Gioca da leader, forse in memoria di Chochev. Zittisce per la seconda settimana di seguito i suoi detrattori, tra cui noi. Pentiti (noi).
Murawski – 7. È il classico uomo ovunque dei più beceri luoghi comuni calcistici. Ubiquo.
Gnahorè – 6. Gioca con lucidità ma non trova mai il passaggio vincente. Slot machine.
(dal 69′ La Gumina – s.v.)
Coronado – 6,5. È l’unico che dà l’impressione di poter sbloccare la partita saltando l’uomo, ma non ci riesce anche perché i veneti lo ingabbiano come un tonno nella camera della mattanza. Pigghialo.
Trajkovski – 6,5. Non gioca male però non è attaccante, non è mezza punta, non è centrocampista e nemmeno ala. Non é.
Tedino – 5. La partita non era facile anche per l’emergenza con cui si è presentato. Però una punta in più mettila, benedetto figliolo, quando vedi che il Venezia ha organizzato nella propria area un
presepe vivente con tutto l’organico. Lo scantato del presepe.











