Palermo, da Desplanches a Ranocchia: tutti i flop di una stagione fallimentare
Pubblicato il da Christian Battaglia - aggiornato il - News, Notizie, Serie B
Uno dei limiti del Palermo in questa stagione è stato il netto calo di rendimento di molti dei suoi giocatori. Da chi era chiamato a fare la differenza ci si aspettava leadership, continuità e prestazioni all’altezza delle ambizioni, ma le risposte in campo sono state spesso altalenanti, insufficienti o poco incisive. Questo ha minato la stabilità dell’intero gruppo, rendendo difficile dare continuità ai risultati e generando un evidente disallineamento tra potenziale tecnico e resa effettiva.
Le difficoltà si sono manifestate progressivamente, spogliando la squadra di certezze e mettendo in discussione anche le scelte tecniche e strategiche. Eppure, le premesse sembravano incoraggianti. L’arrivo in panchina di Dionisi, allenatore giovane con una proposta di gioco moderna, aveva acceso l’entusiasmo di tifosi e ambiente.
Quella che doveva essere la stagione della svolta si è invece rivelata un cammino complicato e a tratti disastroso, in cui il divario tra aspettative e risultati si è fatto sempre più evidente. Il Palermo non è riuscito a tradurre in campo il valore della sua rosa e questo ha reso irraggiungibili gli obiettivi iniziali. Analizziamo i maggiori flop della stagione, in relazione anche alle aspettative.
Desplanches, troppi errori decisivi
Con l’infortunio di Gomis, fuori per tutta la stagione, Desplanches ha avuto la grande occasione di prendersi il posto da titolare. Le prime uscite lasciavano ben sperare: interventi sicuri, buona personalità tra i pali, una sensazione generale di affidabilità, cosa che a Palermo era mancata nel ruolo, escludendo Gomis ovviamente.
Ma col passare delle settimane, è arrivato un crollo. Il giovane portiere, titolare con la nazionale Under 21, si è dimostrato ancora acerbo e non pronto a reggere la pressione di giocare a Palermo. Il margine d’errore si è ridotto e gli è un po’ crollata la terra sotto i piedi, anche a causa di una gestione discutibile sia nel primo anno in rosanero che nei mesi successivi.
Due errori gravi in costruzione, contro Sassuolo e Pisa, hanno messo a nudo una fragilità che ha segnato il resto della stagione del portiere. Prima contro i neroverdi un passaggio sbagliato in fase di costruzione che regala il gol a Laurienté, poi l’incredibile inciampo al “Barbera” che permette a Lind di segnare a porta vuota. Da considerare anche la deleteria staffetta con Sirigu, che non ha aiutato, e il club ha capito che per ripartire serviva un altro profilo, uno di esperienza: ovvero quello di Audero.
Visto l’investimento fatto dal Palermo per acquistarlo e le ottime ‘recensioni’, da Desplanches ci si attendeva molto di più. È ancora giovane e si rifarà, ma per il momento la sua avventura in rosanero sembra finita; sarebbe utile un prestito per poter crescere con più serenità.
Nikolaou, da guida a problema
Arrivato su precisa richiesta di Dionisi, che lo aveva allenato e valorizzato all’Empoli, Nikolaou era stato scelto per dare solidità ed esperienza al reparto difensivo dei rosa. Un profilo ideale, almeno sulla carta, per guidare la linea difensiva e aiutare i più giovani a crescere.
Ma la sua stagione è stata segnata da errori gravi e momenti di confusione. Come contro la Sampdoria, quando sbaglia un appoggio in area e regala il pallone a Tutino che insacca la palla dentro la porta, o contro lo Spezia, dove entrato nel finale del match sul risultato di 0 – 2 per il Palermo, si fa anticipare da Esposito sul gol che da il via alla clamorosa rimonta. Errori che non ti aspetti da un leader, tanto più se voluto fortemente dall’allenatore.
Da possibile leader della difesa, Nikolaou si è trasformato prima in un problema e poi è sceso nelle gerarchie, anche a causa di un infortunio. Il Palermo aveva investito tanto su di lui, ‘sacrificando’ nella trattativa Soleri e Aurelio, ceduti allo Spezia. Difficile la sua cessione in vista della prossima stagione, ci vorrà quindi un profondo processo di ricostruzione.
Ranocchia, tante attese ma poca continuità
Alla sua seconda stagione in maglia rosanero, Filippo Ranocchia era chiamato a prendersi finalmente in mano il centrocampo del Palermo. Le aspettative erano molto alte e anche il calciatore ne era consapevole: all’inizio dell’anno aveva cambiato numero di maglia, scegliendo il 10, sinonimo da sempre di fantasia e qualità.
I tifosi si aspettavano il salto di qualità, anche perché l’impatto di Ranocchia con la maglia rosanero era stato folgorante. Più personalità, più continuità, più peso nelle partite importanti. Invece, a parte un lampo (il gol bellissimo contro lo Spezia dopo appena 30 secondi) la sua annata è stata deludente.
Schierato spesso in un ruolo, centrocampista centrale, che probabilmente non esalta le sue caratteristiche, Ranocchia ha faticato a esprimersi al meglio. Dionisi non lo ha mai schierato come trequartista e in mezzo al campo è spesso apparso fuori posizione e poco incisivo.
Prestazioni altalenanti, poca leadership e troppi momenti in cui è sembrato estraneo al gioco. Una stagione completamente opaca, che lascia più dubbi che certezze sul suo reale valore all’interno del progetto del Palermo. Anche per lui servirà un allenatore capace di rilanciarlo.
Henry, il colpo d’attacco che non ha inciso
Con il suo arrivo, il Palermo sperava di avere un attaccante d’esperienza capace di guidare l’attacco nei momenti chiave. Reduce da stagioni in Serie A con le maglie di Verona e Venezia, Henry era stato accolto come un innesto importante, anche se c’era qualche dubbio sulle condizioni fisiche, visto il grave infortunio che aveva subito.
La sua stagione si è chiusa con appena 2 gol e un assist in 24 presenze. Troppo poco considerando che è stato il titolare del Palermo nei primi mesi della stagione. La sua gestione è collegata a quella di Brunori, che è stato escluso per il noto caso più volte approfondito. Una volta che il capitano è rientrato ed è stato acquistato Pohjanpalo, Henry è letteralmente sparito dai radar.
Il suo contributo è stato quasi nullo. Dopo le due reti (alla Juve Stabia e alla Reggiana), si è spento. L’ultima apparizione è stata contro il Pisa: 3 minuti in campo, poi l’infortunio, che lo ha tenuto ai box per quattro partite. Da lì in poi, solo panchina. Un finale amaro che anticipa l’addio. Il Palermo non lo riscatterà e non è scattato l’obbligo di riscatto, condizionato dalla promozione in Serie A. E pensare che, al suo arrivo, qualcuno aveva sognato in grande.