Il Palermo, la libertà di pensiero, il divieto agli insulti: si cambia registro
Pubblicato il da Guido Monastra - aggiornato il - Editoriali, Serie B
E’ triste doverlo dire ma la cosiddetta libertà di espressione che questo giornale ha sempre garantito ai suoi utenti è stata utilizzata talmente male da costringermi a un brusco passo indietro. Dico basta agli insulti rivolti da (pochi, fortunatamente) tifosi del Palermo che probabilmente ritengono di poter lenire in poche righe pubbliche le proprie frustrazioni personali. Da oggi il “filtro” sui commenti sarà molto più severo. Non è possibile confondere la libertà di pensiero con la libertà di insulto, fatevene una ragione. Questo giornale non intende essere complice di una deriva linguistica e deontologica, favorita involontariamente dagli strumenti social e alimentata dai cosiddetti “leoni da tastiera” (pochi, fortunatamente, ma rumorosi).
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Garantiremo come sempre la libertà di pensiero, argineremo in ogni modo qualunque tipo di offesa personale e professionale. Chi non gradisce è pregato di cambiare sito, io preferisco difendere le decine di migliaia di lettori educati, spesso anche donne e ragazzi, che ci concedono la loro fiducia e la loro attenzione e riescono a esprimere il proprio dissenso con la forza degli argomenti e senza l’inutile orpello di parolacce da taverna. Ho cercato in tutti i modi di moderare i commenti, chiedendo educazione e rispetto, ho scelto di pubblicare anche i numerosi commenti offensivi nei confronti del sottoscritto (oltre ovviamente a quelli su Zamparini e mezzo Palermo) per dimostrare l’assoluta serenità e libertà con cui lavoro alla realizzazione di questo giornale: qualcuno ancora fa finta di non capire e allora è meglio cambiare registro.
POLEMICHE: Ho letto sui social commenti indecenti e offensivi a proposito di una presunta polemica sulla scelta di parte della tifoseria di disertare lo stadio per protesta nei confronti di Zamparini. Questa polemica è stata innescata da un post di Mario Oddo, tifoso storico e portavoce del gruppo TiRR, che contesta al giornalista Salvatore Geraci alcune affermazioni rilasciate nella trasmissione “Petali di Rosa”, in onda lunedì sera su Teleone. Il post critico, legittimamente critico, che riportiamo più in basso, pur contenendo un linguaggio complessivamente “moderato” ha avuto un buon numero di condivisioni e ha ricevuto commenti che in un paese civile finirebbero serenamente nelle aule di un Tribunale.
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I FATTI: Per chi non avesse visto la trasmissione di lunedì sera (visibile sul sito a questo link ma anche sulla pagina Facebook “Petali di Rosa”) Salvatore Geraci – a proposito degli spalti vuoti – spiegando come il calcio ormai sia un mix di business e sentimenti ha detto testualmente: “Uno che guarda ai numeri (Zamparini, ndr) può dire “a me dei tifosi non frega niente” … bisogna trovare un punto di incontro… chi fa lo spettacolo cerchi di capire cosa desidera il tifoso, perché il calcio è un’emozione, ti devi adeguare anche a situazioni che non hanno una logica stringente con i numeri ma ce l’hanno dal punto di vista affettivo, emotivo e passionale. In questo momento Zamparini deve fare qualcosa, non ci sono dubbi, altrimenti non raggiungeremo mai l’equilibrio”. Già di per sé la frase è talmente chiara che non è necessario tornarci sopra. Poi Geraci ha lanciato una domanda provocatoria: “Se Zamparini dicesse che da domenica in poi lo stadio è aperto a tutti, gli stessi che non vanno allo stadio oggi, ci andrebbero o no?”. Domanda legittima e risposta a mio avviso scontata: molti tifosi andrebbero allo stadio, magari non quelli dei TiRR.
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EQUIVOCO: Mario Oddo, evidentemente sbagliando, ha ritenuto che la “provocazione” fosse rivolta proprio agli esponenti del suo gruppo (circa 350 iscritti e magari altrettanti simpatizzanti), cosa assolutamente e palesemente non vera. E ha tirato in ballo discorsi di coerenza e dignità che nessuno ha mai né discusso né contestato. Anzi, a dire il vero questo giornale – che collabora alla realizzazione di Petali di Rosa – aveva dedicato ampio spazio al gruppo dei TiRR in occasione di una festa avvenuta nei giorni scorsi, ascoltando e riportando fedelmente le ragioni di una scelta. Una cosa che Mario Oddo, portavoce del gruppo, non avrebbe dovuto sottovalutare e che in ogni caso si sarebbe potuta chiudere come il classico equivoco davanti a un caffè.
INSULTI: Quei commenti no. Quegli insulti – che non so nemmeno se vengano da iscritti a gruppi Fb, – sono uno schiaffo al buon senso e alla libera circolazione della libertà di pensiero. E a tal proposito ringrazio il collega Roberto Puglisi di LiveSicilia per essere intervenuto nella discussione a difendere la libertà di opinione e a condannare fermamente le offese. Proprio per evitare ulteriori equivoci lo scrivo con chiarezza: io sto con Geraci, con la sua libertà di pensiero che non è mai vagamente sconfinata nella prevaricazione e nell’offesa del pensiero altrui.
IL POST DI MARIO ODDO: “Sei l’ultimo giornalista con cui sarei portato a polemizzare ma oggi lo faccio, peraltro non perdendo di vista quella forma pacata che ha sempre distinto i miei interventi, perchè trascinato in particolare da una tua “uscita” ascoltata ieri sera nel corso della trasmissione “Petali di rosa” condotta da Guido Monastra; espressione che mi è apparsa alquanto infelice oltre che irriverente non solo nei confronti di noi Ti.R.R. ma anche dei numerosissimi tifosi rosanero che seguono, piaccia o meno, la linea di disertare il Barbera. Quella frase “se Zamparini decidesse per un ingresso gratuito allo stadio vedresti quanti di quei tifosi che lo disertano entrerebbero subito di nuovo” mi è suonata come un insulto ad una parte della tifoseria della quale hai messo in dubbio, cosa che potevi e dovevi benissimo risparmiarti, coerenza e sopratutto dignità, da te imprudentemente descritta come capace di prostituirsi subito per un ingresso a sbafo. Tranquillo Salvatore, qui non si vende nessuno, anzi, e lo verificherai col passare de tempo. Non sarà mai un biglietto gratuito a farci cambiare idea come maliziosamente hai insinuato tu in televisione ma solo ed unicamente un netto segnale di discontinuità societaria che pazientemente ci auguriamo arrivi al più presto da Viale del Fante. Ti riconosco il sacrosanto diritto alla critica non all’offesa”.
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LA RISPOSTA DI SALVATORE GERACI: Caro Mario, ti senti toccato da una mia “uscita” e lo dici apertamente. Fermo restando che la differenza di opinioni è legittima e spesso rappresenta un arricchimento della conoscenza, mi permetto di segnalarti che hai commesso un errore, quello di estrapolare una sola frase da un ragionamento più complesso e di farne un messaggio per tutte le stagioni. E’ evidente – e puoi riascoltare la registrazione – che non mi riferivo in alcun modo al tuo gruppo, anzi a nessun gruppo in particolare. E sai bene che è stato detto con ampio risalto, anche in Tv, che la vostra scelta, e di quelli che la condividono, di non andare allo stadio è sempre stata rispettata come sintesi di un travaglio interiore. E nemmeno puoi dimenticare che il gruppo editoriale ha dato ampio spazio, attraverso Stadionews, al vostro “compleanno” e alle vostre ragioni, senza mai “filtrare” commenti. Nella logica di andare per paradossi, a quanto pare, non sono riuscito a spiegare correttamente la mia idea. Partivo da una premessa, che il calcio è insieme business e sentimento. Il business è un fiume in piena che tutto travolge. Tanto che il presidente di una società calcistica può dire che l’introito derivante dalle presenze allo stadio incide in minima parte sul fatturato. In quest’ottica, se il Palermo decidesse di aprire le porte riempirebbe lo stadio: ne sono convinto, anche se i tuoi iscritti confermassero la decisione di non entrare. Altro discorso è quello del sentimento, del valore sociale e culturale del calcio sul quale potremmo aprire lunghissimi dibattiti. Ma non è questa la sede. Resta chiaro che ognuno, non solo il tifoso, può e deve avere una propria opinione: tu in “forma pacata”, come sempre, hai espresso la tua. Poco importa che io condivida o meno. Ho sempre rispettato tutti, anche chi mi dà modo, attraverso una critica decente, senza offese o opinioni preconcette, di migliorarmi e di completare il bagaglio di conoscenze. Però, non è un diritto, tanto meno un dovere, commentare il mio pensiero con frasi inutilmente e gravemente offensive, anche nei confronti della famiglia, dalle quali non prendi le distanze: questo, più di ogni cosa, mi addolora e mi sorprende perché tu – più di tanti altri tifosi più giovani di te e di me – mi conosci perfettamente, con le mie convinzioni e i miei valori, con i miei pregi e difetti. Ma soprattutto come uomo libero. Libero di pensare e dire quello che ho dentro.