Palermo, a Cesena un pareggio senza squilli

iachini in conferenza stampa palermo calcio

Solo un brodino per il Palermo nella gara disputata all’ora di pranzo. Nel “lunch-time” della settima giornata del girone di ritorno, i rosanero non vanno oltre lo 0-0 al “Manuzzi” sul campo del Cesena penultimo in classifica. Un risultato che è la logica conseguenza di una partita senza acuti ed emozioni nella quale ha prevalso l’organizzazione delle due difese ma, soprattutto, la paura di perdere da parte delle due squadre. Aspetto mentale giustificabile per un Cesena relegato in zona retrocessione ma teoricamente “incompatibile” con le prospettive di una squadra come il Palermo che, dopo avere ipotecato la salvezza, ha ormai acquisito i titoli per scendere in campo con la mente libera e senza fare calcoli o tabelle. E invece i rosanero, osservati in tribuna dal presidente del Senato, Pietro Grasso (grande tifoso del Palermo), hanno tradito le attese della vigilia giocando nettamente al di sotto del loro standard. Sono stati gli uomini di Iachini a fare la partita ma è altrettanto vero che i rosa hanno tirato in porta con il contagocce e, con uno sterile possesso palla, hanno faticato ad innescare dalle retrovie i giocatori di maggiore talento sul fronte offensivo. Era lecito, insomma, aspettarsi qualcosa di più dalla formazione di Iachini sia perché avrebbe dovuto dare risposte di un certo tipo in trasferta sia perché in questa stagione ha abituato quasi sempre ad altre performance offrendo spesso il profilo migliore di sé anche in occasione di qualche gara esterna culminata con una sconfitta. Nonostante questa chiave di lettura, tuttavia, il pareggio a reti bianche di oggi resta comunque un risultato leggibile anche in maniera positiva. I rosanero, infatti, interrompono la serie di sconfitte fuori casa e per la seconda volta consecutiva riescono a mantenere la porta inviolata. Il punto, inoltre, consente alla squadra di muovere la classifica e uscire indenne dalla sfida contro un avversario particolarmente temibile tra le mura amiche come dimostrano gli ultimi risultati di prestigio contro Lazio, Juventus e Udinese. Non mancano, dunque, i motivi per cui sorridere ma, sullo sfondo di questa gara, resta comunque un alone di insoddisfazione amplificato dalla consapevolezza che, in una partita ampiamente alla portata contro un Cesena compatto ma qualitativamente inferiore, la squadra ha fatto troppo poco per portare a casa l’intera posta in palio. E non sia un alibi il campo in sintetico. Il Palermo non è abituato a giocare su questa superficie ma i rosanero oggi erano contratti e poco ispirati a prescindere dalla natura del manto erboso. Un Palermo con un andamento lento e con un serbatoio privo delle risorse necessarie per evitare uno 0-0 che, per spettacolo e contenuti, stride notevolmente con quello maturato domenica scorsa al “Barbera” contro l’Empoli.
Costretto a fare i conti con diverse defezioni nel reparto arretrato, Iachini ha proposto la linea a quattro difensiva nell’ambito del modulo ad albero di Natale (4-3-2-1), formula applicata per la prima volta lontano dalle mura amiche in questo campionato. Sulla corsia di destra, “orfana” dello squalificato Rispoli e dell’infortunato Morganella (ai box fino al termine della stagione), spazio a Vitiello, inquadrato come esterno basso nella difesa a quattro. Non cambia la struttura del centrocampo: in cabina di regia confermato Jajalo al posto di Maresca, entrato poi nella ripresa. Il croato è stato il perno centrale, supportato da Rigoni e Barreto, regolarmente in campo con i gradi di capitano nonostante la “spinta” contraria di molti tifosi che, sui social, hanno chiesto in coro un altro “titolare” della fascia alla luce degli ultimi sviluppi legati al mancato rinnovo del contratto. Sul fronte offensivo, nuova chance per Quaison che agisce sulla trequarti con Vazquez a supporto di Dybala. E come da copione sono i due argentini la principale fonte di pericolo per gli avversari: per lunghi tratti del primo tempo le incursioni tra le linee del “Mudo” (al quale i marcatori avversari hanno riservato a volte un trattamento piuttosto ruvido) e gli spunti in velocità della “Joya” (oggi meno ispirato del solito) hanno messo in apprensione la retroguardia bianconera consapevole di non potersi concedere alcuna distrazione per allontanare ogni tipo di minaccia. Antenne dritte, in ogni caso, anche per la difesa rosanero che, nel primo quarto d’ora, è stata salvata in due circostanze da Vitiello (uno dei tanti ex di turno) con due provvidenziali interventi in chiusura. Sul “muro” alzato dal jolly campano ha sbattuto all’8’ Defrel, attaccante monitorato con attenzione dal club di viale del Fante e individuato come uno dei potenziali sostituti di Dybala in ottica futura. E il funambolo bianconero ha confermato le sue qualità innalzando assieme a Brienza la cifra tecnica di una squadra che fa della compattezza del collettivo il principale punto di forza. Le verticalizzazioni di Defrel e la sua capacità di attaccare gli spazi hanno dato del filo da torcere agli ospiti variando, a tratti, la trama di un match in cui sono stati gli uomini di Iachini, nonostante i numerosi errori di impostazione, a mantenere prevalentemente il pallino del gioco in mano.
Per dare un impulso alla manovra e tentare di impensierire seriamente l’avversario è necessario, tuttavia, alzare il ritmo. Un concetto valido per entrambe le squadre che, pure nella ripresa, non hanno trovato la “chiave” giusta per aprire le difese e scardinare il lucchetto di una partita bloccata. E anche le intuizioni degli allenatori non hanno sortito effetto. Iachini ha tentato la carta Belotti al posto di Quaison al 23′ del secondo tempo ridisegnando lo scacchiere con il 4-3-1-2 e Di Carlo ha provato a dare maggiore fisicità all’attacco con l’inserimento di Rodriguez al posto di Defrel. Le mosse dei due tecnici, tuttavia, non hanno cambiato l’inerzia di una partita incanalata verso lo 0-0.


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