Palermo, Corini e i tifosi sempre più lontani: e le parole non aiutano

Pubblicato il da Roberto Parisi - aggiornato il - News, Serie B

Palermo, Corini e i tifosi sempre più lontani: e le parole non aiutano

Eugenio Corini e il popolo rosanero non sono mai stati così lontani. La frattura tra il tecnico e la tifoseria appare ormai insanabile, sembra passata un’era da quando lo scorso agosto si teneva la presentazione della squadra all’ippodromo. Tanto entusiasmo e appoggio incondizionato all’allenatore, tutto dilapidato nel giro di qualche mese. Oggi, invece, è aperta contestazione ed è proprio Corini il principale bersaglio delle critiche più aspre. Il clima è ‘tossico’ e non si vede la via d’uscita, se non con un cambio di guida tecnica: è questo, in sintesi, il pensiero di gran parte dei supporter rosa.

Corini ‘resiste’, come De Zerbi a suo tempo

Corini sta ‘resistendo’ alla contestazione a modo suo. Va avanti, nonostante le critiche, non pensa alle dimissioni ma solo al lavoro e alla partita successiva. Il suo caso ricorda quello di Roberto De Zerbi sulla panchina del Palermo, anche se si confrontano periodi storici e ambientali completamente diversi.

L’attuale allenatore del Brighton arriva in rosa nel settembre 2016, dopo aver dato spettacolo col Foggia in Serie C e pronto alla prima esperienza in A. Prova subito a imporre il ‘suo’ calcio – che negli anni successivi l’avrebbe reso uno dei migliori – ma la squadra non è all’altezza e i risultati sono pessimi.

Nelle prime cinque gare sotto la guida di De Zerbi, il Palermo vince una sola volta, perde due gare, pareggiandone altrettante. Poi è un tracollo verticale: in campionato arrivano sette sconfitte consecutive, i tifosi contestano ma Maurizio Zamparini ‘stranamente’ (per il suo modus operandi) non lo esonera.

Il provvedimento drastico arriva dopo la sconfitta casalinga in Coppa Italia contro lo Spezia. De Zerbi viene esonerato e Zamparini sceglie al suo posto proprio Eugenio Corini. Il patron rosanero, negli anni successivi, spiegherà di averci visto lungo con De Zerbi e di non averlo voluto esonerare prima in quella stagione per la grande considerazione che ne aveva. A posteriori, un’altra intuizione geniale del patron ma a quel tempo la squadra deragliava, serviva una scossa anche se a fine stagione sarebbe retrocessa comunque.

Casi simili, quelli di Corini e De Zerbi, che però hanno una grande differenza. Il principale bersaglio della contestazione nel 2016 era Maurizio Zamparini, già da qualche anno (i primi malumori dopo la finale di Coppa Italia persa). I tifosi fischiavano allo stadio, vero, ma non si sentivano mai cori diretti contro l’allenatore, come invece è capitato con Corini. Zamparini, nel bene e nel male, faceva da scudo, era l’unico riferimento di tutte le critiche e in qualche modo proteggeva squadra e staff tecnico.

Corini e la comunicazione che non aiuta

Corini, per precisa scelta di City Group, è invece l’unico interlocutore settimanale con la stampa (quindi con i tifosi). Il tecnico, con coraggio e onestà intellettuale, non si è mai tirato indietro e soprattutto in questa stagione ha espresso le sue idee con verve. Ha protetto la squadra nei momenti difficili – sciorinando i dati, che a suo dire premiavano lo sforzo dei rosa a discapito di un risultato non positivo – , non ha puntato il dito contro i singoli (nonostante la palese involuzione di diversi giocatori) e ultimamente ha cercato di vedere qualcosa di positivo anche dietro i passi falsi: emblematiche le frasi “dobbiamo dare continuità al pareggio di Terni” e dopo il k.o. col Catanzaro “abbiamo fatto una gara gagliarda e intensa“. Inevitabile, quindi, che Corini sia diventato il principale bersaglio delle critiche: il front-man è lui e la comunicazione non ha aiutato.

Il modus operandi del City Group è ormai chiaro anche a Palermo. La proprietà non ‘parla’, se non in sporadiche occasioni, l’interlocutore con la stampa è l’allenatore. Il modello è chiaramente d’ispirazione inglese e si rifà al concetto “actions speak louder than words”, che in italiano si può rendere con una frase del tipo “i fatti sono più importanti delle parole”. CFG lavora in silenzio, è questo il concetto che dovrebbe passare.

La (non) comunicazione di City Group

Nel modello inglese il tecnico è una figura centrale del progetto, fa da manager, è difficile vedere in Inghilterra una conferenza stampa dei direttori sportivi o un intervento del presidente. Basta guardare in casa Manchester City: Pep Guardiola è l’unico responsabile della comunicazione, anche quando il club attraversa un momento difficile a causa di una possibile maxi penalizzazione. City Group vuole imporre questo metodo anche nelle altre società della galassia ma in Italia si tratta di un cambio culturale al quale i tifosi, principali fruitori del prodotto calcio, stanno facendo fatica ad abituarsi.

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