“Io c’ero, 33 anni fa. E lunedì tornerò allo stadio per gridare che…”
Pubblicato il da Vitogol - Amarcord, News
Un pomeriggio del settembre 1986. Dopo settimane di tira e molla tra assegni “cabriolet”, fideiussioni fasulle, fantomatiche cordate e ricerche affannose di pacchetti azionari di incerta proprietà, la Lega Calcio e la Figc di Matarrese e Carraro decretano: il Palermo è radiato. Il Palermo è morto.
Forse per solidarietà con il suo giovane padre, mia figlia Manuela piange nella culla. Mia moglie la prende in braccio mentre indosso la sciarpa rosanero salutandola come faccio a domeniche alterne: “Ciao. Vado allo stadio”. Lei mi guarda perplessa perché le mie lacrime le hanno già annunciato il lutto che ha colpito la nostra famiglia. Le spiego: “Ci riuniamo davanti allo stadio per farci sentire e stabilire cosa fare”.
Arrivo nel piazzale che sento come fosse la mia casa in lutto. Tante sciarpe, tante bandiere, tante lacrime, tantissima rabbia. Partono cori contro Pescara che è in festa per l’insperato ripescaggio. Nell’aria l’odore pungente del fumo dei cassonetti incendiati in una città sgomenta. Una città senza squadra e senza bandiera.
Molti chilometri più a nord, nel ritiro di Sarentino, i giocatori sciolgono le righe sistemandosi “a quel prezzo” nei nidi degli avvoltoi che si nutrono del cadavere del Palermo. Solo due Uomini veri restano fino alla fine. Uno è il povero Veneranda che pochi mesi prima aveva salvato il Palermo dalla retrocessione in C; l’altro è il portiere Franco “Paletta” Paleari. Si protesta, si fanno interrogazioni in parlamento, si ipotizza il trasferimento dalla terza squadra di Roma, di proprietà dell’impresa Lodigiani. Ma non succede niente: partono i campionati e il Palermo semplicemente non c’è.
PALERMO, UN’ALTRA GIORNATA DA FANTACALCIO
Un’azienda petrolifera lancia il referendum “La squadra del cuore” con schede di voto da ritirare nelle pompe di benzina. Palermo si mobilita. La Domenica Sportiva ripete ogni settimana il sorprendente annuncio che entro le prime otto squadre più amate d’Italia ce n’è una che non esiste.
Abituata al suo perenne status di “città senza”, Palermo sopravvive alla morte del Palermo. La maggiore squadra della città gioca in Interregionale, si chiama Palermolympia. Il Presidente Spatola trasforma i colori sociali in rosanero. E così, noi che proprio non ce la facciamo ad andare al campo dei Cantieri Navali che è troppo vicino al camposanto, la domenica sera assistiamo in TV alle epiche sfide della squadra rosanero contro il Lipari e il Carini, mentre il match decisivo per la promozione si gioca contro la “corazzata” Partinicaudace che poi vincerà il campionato.
A dicembre, la Roma di Viola organizza un’amichevole a Palermo contro una squadra russa. Mi scendono le lacrime quando vedo sbucare dal tunnel della Favorita una fila di calciatori in maglia rosanero. Il gesto è salutato dagli applausi dei pochi nostalgici come me che vanno allo stadio per dire qualcosa al calcio italiano. Se ne accorge ancora La Domenica Sportiva che continua a parlare dei tifosi della squadra che non esiste.
BELLINAZZO:” PALERMO, SITUAZIONE GRAVISSIMA”
Dopo le feste, il 7 gennaio 1987 nello studio del notaio Rocca si costituisce una nuova società calcistica: l’Unione Sportiva Città di Palermo i cui colori sociali sono il rosa e il nero. E così giungiamo all’Agosto 1987: oltre 40.000 tifosi in lacrime abbracciano allo stadio il nuovo Palermo nella storica amichevole contro l’Atletico Mineiro. Il colpo d’occhio è straordinario, la felicità al culmine. Il Palermo è risorto.
Appartengo alla schiera di coloro che da anni criticano “il più grande presidente della storia del Palermo”, ma sono il primo a dolersi di poter dire “avevo ragione”. Da tre anni, e Dio sa quanto m’è costato, diserto lo stadio per una silenziosa e civile protesta che m’accomuna a tanti “ingrati” come me. Ma, con la mente rivolta a quel “Settembre nero” del 1986, credo che sia giunto il momento di dimostrare che i tifosi del Palermo sono presenti; civili e sportivi come sempre, ma incazzati.
Gridiamolo in faccia a tutti: ai lestofanti che ci hanno sputato addosso con le loro menzogne e le loro manfrine. Agl’imbroglioni squattrinati in cerca solo di pubblicità. Ai mercenari e ai loro papponi che, come i loro predecessori di circa 30 anni fa, già pregustano lo svincolo e l’inevitabile esodo. Al calcio italiano che segue le orme di un Paese allo sfascio. A chi, in qualche parte del mondo, ha già fiutato l’affare e forse sta pensando di sbarcare a Palermo per la nuova rinascita. Togliamo dagli armadi le nostre sciarpe, issiamo le nostre bandiere, facciamo sentire a tutti chi sono i tifosi del Palermo. Lunedì sera riempiamo lo stadio.
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