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Il Palermo dei sogni prende forma: e ci sono ancora margini di crescita

A Empoli si è visto per la prima volta, con continuità, il Palermo che Inzaghi sognava dal primo giorno di ritiro in Val Gardena. Un’idea di calcio nuova rispetto alla scorsa stagione, emersa solo a sprazzi nelle prime giornate. I risultati sono arrivati lo stesso, grazie a un organico di primissimo livello, ma serviva tempo per affinare movimenti e automatismi completamente diversi. La sosta ha fatto il resto: lavoro intenso e condizione fisica in evidente crescita. Per intensità, qualità e mentalità, quello di sabato è stato il miglior Palermo degli ultimi anni.

I numeri raccontano solo in parte la supremazia rosanero. Possesso palla dominante, con un picco del 64% a fine primo tempo e il 59% al triplice fischio. Trentacinque tiri totali, un dato difficile da ripetere, dodici in porta. Quarantotto tocchi in area avversaria contro i dieci dell’Empoli, sette nitide palle gol, due pali e una traversa. Ma la compagine di Inzaghi non è sbocciata all’improvviso: la prestazione di sabato è il punto d’arrivo di un percorso iniziato a luglio e ci sono ancora margini, considerato che deve ancora rientrare in gruppo Strefezza che è stato il colpo più grosso del mercato.

Contro l’Empoli Inzaghi ha scelto un 4-2-3-1 più statico nelle posizioni rispetto alle ultime gare, ma più flessibile nelle relazioni tra i giocatori. Prima si era vista una squadra più vicina al 4-3-3, con il trequartista che scendeva a fare la mezzala di palleggio. Sabato i rosanero hanno invece mantenuto la struttura su cui lavorano dall’estate. A dominare è stata la coralità: movimenti continui dentro un sistema che è sembrato codificato e armonioso, con tratti in comune con i 4-2-3-1 dei livelli più alti.



Ranocchia si abbassava a impostare in mezzo ai centrali. Segre e Palumbo sostenevano i tre costruttori (Ranocchia, Bani e Ceccaroni). Augello rientrava dentro il campo e lasciava l’ampiezza a Johnsen, mentre a destra si vedeva il movimento opposto, con Vavassori al centro e Cassandro sulla linea laterale. Pohjanpalo dava una mano alla manovra quando veniva meno il riferimento centrale. Novità e continuità: dettagli che hanno fatto la differenza, rendendo il Palermo difficile da leggere e imprevedibile per l’Empoli.

Questa è la squadra che Inzaghi ha in testa dal primo giorno. Serviva tempo, perché è un cambio di paradigma rispetto alla scorsa stagione, e la sosta sembra essere stata decisiva. Restano aspetti da sistemare: una partita così non può restare in bilico fino all’88′. Ma i margini sono ampi. Hernani e Mazzitelli non sono al 100%, mancava Perin, sostituito alla grande da Fortin, e mancava Strefezza, che esalterebbe ancora di più questo modo di giocare.

Ora arriva la prova della continuità. Non tutte le partite si possono dominare così, ma la strada imboccata a Empoli sembra la più sicura per costruire vittorie. Prima della sosta si avvertiva un Palermo forte ma ‘strozzato’, con il freno a mano parzialmente tirato, che andava avanti grazie alla qualità dell’organico. Sabato, Bani e compagni hanno messo il primo mattone di un nuovo percorso, che può portare all’obiettivo tanto agognato. A Mantova si attende la conferma, in una gara completamente diversa per caratura e caratteristiche dell’avversario.

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1 thought on “Il Palermo dei sogni prende forma: e ci sono ancora margini di crescita”

  1. una riflessione. sabato ci siamo lustrati gli occhi anche perchè la squadra ha sfruttato la sosta per rimettere benzina. ricordiamoci sempre che siamo una squadra che vive di intensità, quando viene a mancare diventiamo normali. sabato abbiamo corso 95 minuti senza dare all’empoli la possibilità di respirare, non potremo giocare così tutte le partite. esaltiamoci si ma ricordando che ci toccherà soffrire

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